lunedì 19 gennaio 2015

Annuncio: chuso per malattia!

Per chi, fortunato, non lo sapesse, l'epidema di influenza di quest'anno è una catastrofe. Il virus si moltiplica con rapidità e gli effetti sono deleteri: febbre, tosse insistente, vomito e dolori dappertutto, anche per due settimane.
Attualmente, circa metà delle persone che lavorano a questo blog sono state colpite e sono letteralmente a terra.
Motivo per cui, gli aggiornamenti sono temporaneamente sospesi, e riprenderanno solo quando saremo in grado di lavorare.
Abbiate pazienza, e a presto.

giovedì 25 dicembre 2014

Callegari e Victor Hugo


Le suggestioni filosofico-metafisico-letterarie delle quali abbiamo già parlato, Callegari le collega alla passione letteraria per l’opera del grande romanziere francese Victor Hugo, morto in quegli anni. 
Per “La Provincia di Padova” scrive alcune scarne monografie divulgative, e nel 1909 pubblica la traduzione italiana del “Post Scriptum”, le pagine postume di riflessione filosofica. Il “monumento” del Romanticismo francese è assai meno lontano di ciò che si potrebbe pensare dall’astronomo “irrazionalista” Flammarion, oggi sappiamo che si sono frequentati a livello epistolare. Nel 1862 Hugo scrive a Flammarion dopo aver letto “La Pluralité des mondes habités” e loda senza riserve il lavoro dell’astronomo. Nel “Promontorium Somnii” racconta di una visione telescopica della Luna dall’osservatorio astronomico di Parigi: al deludente tuffo nell’oscurità apparentemente indistinta, man mano che la pupilla s’abitua succede il repentino folgorare della luce nel buio tracciato timidamente di segmenti rettilinei... Fili impercettibili e dilatati disegnano regioni, zone, la perdita di profondità e di senso della realtà trascina l’uomo nell’ignoto in cui potra
nno celarsi umanità mastodontiche, leviataniche, idre, un serpente di fuoco si disegna nell’oscurità e appare un cratere, colonne di fiamme sorreggono gli orli della voragine...  un ”Hamlet visible”. 
Victor Hugo
Hugo d’altronde ha condiviso con Flammarion anche la fervida curiosità verso la pratica dello spiritismo. Nel soggiorno d’esilio a Jersey il grande scrittore aveva coinvolto la famiglia intera nelle sedute dei tavolini ‘giranti’ e delle “scritture automatiche”, sotto l’influenza della malinconia per la scomparsa repentina della figlia e della convinzione di dar luogo nella sua mente ad intuizioni misteriose e premonitrici. Crede dunque alle trasmigrazioni dell’anima spirituale e alla sua immortalità, alla necessaria congiunzione della materia spaziale con lo spirito assoluto, alle possibilità che l’invisibile possa comunicare mescolando soprannaturale e natura, voci invisibili di esseri immateriali occupano la mente... La frequentazione quotidiana dell’occulto viene poi rielaborata in versi poetici, in particolare ne “Le Contemplazioni” [1]. 
Questo tessuto comune di riflessioni tra i due intellettuali francesi appare chiaramente evidenziato negli scritti di Callegari. Di Hugo afferma: “quale poeta ha elevato maggiormente l’anima alla contemplazione spirituale del cielo? Nel sentimento della vita al di là, trova il fenomeno psichico della presistenza atavica, la morte è una concezione ideale, che risente indubbiamente delle teorie spiritualistiche, una ricerca più esatta, più severa e più grande dell’Inconoscibile”. E ancora, traducendo le pagine postume dello scrittore francese: “in comunicazione con la parte invisibile della natura tempo e spazio sono fantasmi di vita: la legge dei globi è la morte, la legge dello spazio è l’eternità, tra i due mondi la trasformazione di ogni essere in vivente dello spazio, l’uomo è frontiera, nascere è entrare nel mondo visibile, morire entrare in quello invisibile... sopra ogni globo vi è un essere che trabocca, il punto d’unione con le altre sfere, alla morte l’uomo diventa siderale, le anime passano da una sfera all’altra accostandosi incessantemente a Dio, fiumi di pianeti, abitanti di mondi diversi... a tre sfere  apparteniamo: Umanità è Natura dentro il nostro organismo, Soprannaturalismo è Natura che sfugge ai nostri organi, Supernaturalismo è Natura troppo lontana; a intervalli scoppia una scoperta che da colpo di mina alle profondità della scienza... scienza e religione esprimono inconsapevolmente l’infinito, il bene e il male sono aperture all’infinito, la legge morale è il filo del labirinto” [2].
Proviamo dunque ad approfondire quali gusti letterari incuriosiscono il nostro giovane “positivista pentito” e scopriremo che attraverso la lettura delle recensioni di opere di narrativa il suo interesse per la scienza, almeno dal punto di vista divulgativo, non è poi così lontano dai suoi “modelli” letterari  e le suggestioni eccentriche si rincorrono. Per completare il quadro su Victor Hugo Callegari lo venera come “sublime” forgiatore di “figure splendide e tenebrose nei recessi dell’animo umano”, “grande idealista senza però essere mistico” e dunque teso a considerare spiritualisticamente la morte al “suono dell’arpa del dolore” come una rinascita verso un Dio che coincide con l’infinito; soprattutto egli ha cantato “le pallide nebulose, le misteriose comete, gli abitanti de’ mondi formanti tutti una sola famiglia”, e fu “scientifico benché immaginario”. Passione e interesse Callegari dimostra anche per l’opera in versi di Edgar Allan Poe, di cui sottolinea “l’inesauribile vis, le concezioni straordinarie piene d’ombre paurose e di luci sfolgoranti, di tristezze profonde, di gioie inenarrabili, di pianti d’angoscia”, in una ricerca spasmodica di “infelice” e “sublime”. E c’è spazio anche per autori locali come Maria Nono-Ignis: è la recensione di un racconto che parla dell’amore contrastato e languoroso, impossibile, tra una giovane pulzella e un professore; esso si svolge nell’incanto della montagna, un idillio soavissimo e spirituale segnato dal fato d’una malattia incurabile, “idee spirituali a bella posta scordate da’ molti de’ nostri maggiori scrittori, dimentichi che anche in questo secolo di positivismo la tradizione spiritualista continuerà ad essere la gloria dello spirito umano”, uno scritto “pieno di languore indefinito, rivolto estatico verso la pallida Luna, nella leggenda divinizzata da Schumann”, stimato da Antonio Fogazzaro, “uno de’ più cari e geniali letterati” [3].

[1] FLAMMARION N. C., Clair de Lune, Paris 1865, p. 291; HUGO V., Promontorium Somnii, Proses philosophiques de 1860-1865, Paris 1868; ID., Les Contemplations, Paris 1856; C. DUFRESNE, Victor Hugo, homme d’esprits, “Historia mensuel - Dossier: Les grands hommes et l’irrationnel”, n. 668, 2002;
[2] CALLEGARI G. V., V. Hugo: post scriptum della mia vita, “Bollettino di Filologia Moderna” a. X n. 1  Palermo 1909, pp. 19-22; ID., V. Hugo: Post scriptum della mia vita. Pagine postume, tradotto da G. V. Callegari, Roma 1909;
[3] CALLEGARI G. V., Victor Hugo (26/11/1802-22/5/1885), “La Provincia di Padova” 26/11/1902; ID., Note bibliografiche. E. A. Poe, Il libro de’ poemi, Roux Torino 1903, ivi 19-20/3/1903; ID., Maria Nono-Ignis, ivi 5-6/7/1904; 

lunedì 24 novembre 2014

Annuncio: arrivano i libri


Cari amici, quando abbiamo iniziato questo progetto, il nostro scopo era quello di far conoscere l'ormai quasi dimenticato Callegari, attraverso una serie di piccoli interventi "piluccati" qui e là.
Ma a forza di cercare notizie e di scorrere testi, abbiamo collezionato una quantità notevole di materiale,  e ci siamo accorti che questo rende necessaria una raccolta più completa ed organica di questa mole di dati.
Per cui, abbiamo deciso di raccogliere organicamente tutto in una serie di libri.
Grazie a Lulu, una delle più stimate case editrici online, abbiamo già pubblicato il primo volume dedicato al nostro personaggio, una sua bibliografia completa corredata di cenni blibiografici. La potete trovare qui:


Speriamo che il prezzo non sua troppo elevato. Se avremo successo, continueremo nel lavoro fino a completare una collezione di saggi.
Questo non significa la scomparsa di questo blog, o il suo "congelamento"; continueremo a pubblicare anche qui, naturalmente tempo permettendo (perché la nostra è un'attività realizzata comunque nei ritagli di tempo).
Un saluto a tutti, e a presto.

sabato 22 novembre 2014

Scienza astronomica e metempsicosi


È interessante il rapporto tra scienza e letteratura nella temperie culturale dell’Italia di fine Ottocento. Recenti studi hanno indagato sulla narrativa di sfondo scientifico, a cominciare dal suo intento divulgativo rispetto alle novità tecnologiche prima che esse avessero una consistente ricaduta nella vita quotidiana, nel contesto dell’ottimismo della Belle Époque [1] ; si è anche cercato così di utilizzare un approccio meno settor
iale per poter individuare una strada italiana alla “science fiction”, guardando ai feuilleton d’avventura come ai romanzi popolari, all’attività miscellanea dei periodici di divulgazione, alle suggestioni diffuse dalla letteratura di Verne o di Poe, intreccio di dati scientifici e visioni profetiche, di parascienza e di spericolate congetture spirituali (come la metampsichica o l’occultismo spiritistico) [2]. 
In questo contesto di ricerca incuriosisce il percorso giovanile di studi e pubblicazioni di Guido Valeriano Callegari, un intellettuale di provincia, che non fu scrittore ma provò a comporre e pubblicare brevi racconti, che dimostrò soprattutto viva passione per il mondo parascientifico fino ai limiti dell’esoterismo e continuò nel contempo ad aver fiducia nell’indagine positiva della scienza (assecondando nel suo provinciale ma non datato orizzonte lo spirito dei tempi post-positivistici, confusa ma continua tensione “oltre” la razionalità).
Una versione colorizzata de
"L'incisione su legno di Flamarrion",
un lavoro di un anonimo intagliatore
olandese che Camille Flammarion ha
recuperato e inserito in un suo libro
(tratta da Wikipedia ed. Francese)
Guido Valeriano Callegari collabora come pubblicista e recensionista sul foglio culturale d’area veneta “La Provincia di Padova” dal 1900, mentre elabora la propria tesi di laurea in geografia antica sul viaggio di Pitea di Massilia; da studente nel Dipartimento di Lettere antiche presso l’ateneo patavino ha pubblicato nel 1897 un testo di riflessione filosofica sulla morte, analizzando e confutando comparativamente le posizioni nella filosofia greca antica [3] .
Egli si inserisce propriamente nella riflessione erudita che mischia suggestioni scientifiche e letterarie, proprio nel primo articolo redatto per la rivista, recensendo un testo scientifico divulgativo apparso nella collana della “Piccola Biblioteca di Scienze Moderne”, edita dalla casa editrice torinese che ha ospitato gli scritti più importanti dello scienziato positivista e materialista Cesare Lombroso [4]. Callegari si sofferma in particolare sulla questione della metempsicosi “celeste”, teoria già degli antichi Egiziani e dei Pitagorici, espressa come “trasmigrazione astrale dell’anima terrestre verso i pianeti principali del nostro sistema solare: teoria antica rediviva, fatta gigante da accese fantasie, che ammessa la pluralità dei mondi, in questi vorrebbe collocare le anime, quando esse hanno abbandonato il loro terreno sviluppo”.
Callegari guarda con distacco “positivista”, sostanzialmente con scetticismo a queste affermazioni, ma si intuisce nelle sue parole almeno l’intrigo della curiosità: “chi può discutere seriamente una concezione sì ardita? Ammessa pure la vita, in qualche pianeta affine alla nostra, perché l’anima terrestre dovrebbe aver d’uopo di perfezionarsi materializzandosi in un altr’astro? L’idea è poetica, grandiosa, affascinante quanto mai (l’illustre Flammarion l’ha fatta sua in due splendidi romanzi siderali “Urania” e “Stella”) giacché è meraviglioso immaginare tanti milioni di anime vaganti per l’infiniti spazi interplanetari in cerca del futuro loro soggiorno!... La splendida Venere è la stella, secondo l’autore, che si presterebbe per le supposte sue condizioni d’abitabilità, al nostro primo futuro soggiorno, e l’esistenza di Marte, di Venere e di Mercurio, secondo lui sarebbe spiegata per essere i futuri soggiorni dell’anime terrestre destinate in essi a perfezionarsi: l’esistenza degli astri sarebbe subordinata all’esistenza delle anime, mi si permetta, come in un luogo di cura” [5].

[1] MOSKOWITZ S., Il futuro era già cominciato, Mondadori Milano 1990)
[2] VERSINS P., Encyclopédie de l’utopie, des voyages extraordinaires et de la science fiction, Paris 1972
A cura di G. DE TURRIS con la collaborazione di C. GALLO, Le aeronavi dei Savoia, Ed. Nord Milano 2001, pp. I - XXIII)
[3] (3. Biblioteca Civica di Verona (BCVr), Fondo Callegari (FC), B 1* manoscritti, “Pitea di Massilia. Contributo alla Storia dell’Astronomia e della Geografia”, rilegato e sottotitolato “Tesi di laurea alla Societè de Geographie de Marseille di Guido Valeriano Callegari, laureando in Lettere alla Regia Università di Padova, anno 1902”;“Della morte presso i Greci antichi”, sottotitolato “Note e appunti storico-filosofici per Guido Valeriano studente di filologia nella Regia Università di Padova”, Agosto 1897)
[4] STRAFFORELLO G., Dopo la morte, “Piccola Biblioteca di Scienze Moderne”, n. 19, Fll. Bocca, Torino, 1900)
[5] CALLEGARI G. V., Dopo la morte, “La Provincia di Padova - parte scientifica” , 27/11/1900)

martedì 28 ottobre 2014

La scoperta della tomba di Donaji


Nel 1927 il “professore” veronese compiva un ulteriore viaggio in Messico, incaricato da privati stranieri per raccogliere materiale archeologico e poter inlfine relazionare alla Società italiana per il progresso delle scienze sullo sviluppo più aggiornato dell’archeologia precolombiana, interessata da una sempre più stretta connessione interdisciplinare tra le tematiche etnologiche, antropologiche ed archeologiche; in tale occasione scoprì il sepolcro della principessa mixteca Donaji presso i templi di Cuilapan, nell’area archeologica di Oaxaca.

“La provincia di Padova” del 25/12/1927, intitola l'articolo principale; “La scoperta di un archeologo padovano al Messico”. Si tratta dell’informazione sulla scoperta della tomba della principessa Donaji fatta da Callegari - considerato ormai padovano d'adozione - nei pressi di Cuilapan-Oaxaca; il testo afferma “pubblichiamo per primi in Italia questa notizia”.

Donaji era una principessa Zapoteca convertitasi al Cristianesimo, ed era figlia del re Cosihuesa.
Questo re degli Zapotechi  era figlio di Zaachila III, e il suo nome significa "Creatore del Fulmine" . Cosihuesa difese l'Istmo di Tehuantepec contro gli Aztechi, alleando le sue truppe con quelle del Mixtechi. La battaglia che ha avuto luogo presso Guiengola si concluse in una tregua, e gli Aztechi diedero in moglie a Cosihuesa la principessa azteca Pelaxilla (chiamata Coyolicatzin a Nahuatl).La principessa avrebbe dovuto tradire gli Zapotechi e aprire le porte della città agli Aztechi; invece prese le parti del marito e della sua nuova gente.
Il figlio primogenito di questo matrimonio reale fu Cocijopii, che divenne il sovrano di Tehuantepec. Cosihuesa aveva quattro figli legittimi: due figli Zapotechi puri, Bitoopa e Natippa, la figlia Penopias, che fu stata fatta patrona di Tehuantepec dopo la sua morte per la sua pietà, e Donaji, che sposò un principe mixteco e divenne cristiana.

Fernardo Ramirez de Aguilar scrive un articolo su "El gran Diario de Mexico" nel 1927, con cinque illustrazioni che mostrano soggettive e dettagli delle rovine dei templi di Cuilapan e un ritratto di Callegari come mostrano le didascalie, l’articolo è posizionato al centro della prima pagina del giornale. 
Il professore veronese sta per lasciare il Messico dopo lungo soggiorno a Oaxaca, si dirige sul Puente de rio Atoyac e racconta in un’intervista, oltre alla visita favolosa a Monte Alban, la scoperta fortuita della tomba leggendaria della principessa legata alla difesa della fortezza di Monte Alban da parte del principe mixteco; quando Donaji rifiutò di salvarsi dall’assedio ormai vincente degli Zapotechi anche dopo la promessa di una via di fuga da parte dei suoi guerrieri, e così si rassegnò alla decapitazione e venne sepolta nel sepolcro dove fu battezzata. 
Ne da prova l’aquila scolpita sopra la pietra, scoperta da Callegari: una tomba posta ove scorre acqua.

Bibliografia 

“La scoperta di un archeologo padovano al Messico”, “La provincia di Padova” 25/12/1927, 
 “La Tumba de la princesa Donaji y del principe Tilontongo fue fotografiada per primiera vez por un Arqueologo Italiano”, “Universal. El gran diario de Mexico” 1/12/1927



Il tempio di Cuilapan; all'estrema sinistra la tomba di Donaji
Foto tratta da questo sito

Il sepolcro della principessa Donaji.
Foto tratta da questo sito

Fotografia dal Fondo Callegari

sabato 20 settembre 2014

Il Ferrocarril Mexicano e le ingegnose opere di Maltrata


Callegari, dopo essere sbarcato a Veracruz, si serve della ferrovia per raggiungere le prime tappe del suo lungo viaggio messicano. Nella cartella C5 del Fondo della Biblioteca Civica di Verona, nella relazione all'Accademia dell'agricoltura sul viaggio messicano, troviamo questa frase:

"Il Ferrocarril Mexicano in una quindicina di ore, mi portò, per i tre gradoni enormi oroclimatici […] alla Capitale […] 423 Km., inaugurata nel 1873, è una vera meraviglia e i panorami […] dalle alture […] di Maltrata […]  d’una grandiosità e imponenza […] dovuto all’ingegneria messicana […] una delle maggiori opere del genio umano."

L'idea del Ferrocarril Mexicano, la grande ferrovia del Sud del Messico che collega Veracruz con la capitale, risale addirittura al 1774. Nel tragitto, sono comprese molte aree commercialmente interessanti: miniere, terreni agricoli, anche siti industriali di piccole dimensioni. I privati si fanno avanti con finanziamenti, come il ricco proprietario di miniere José De La Borda che finiazia il ponte di Orizaba sul Rio Blanco; comunque, la maggior parte del denaro è pubblico, e arriva in parte rilevante dal Consulado de México.

Il primo tratto, Veracruz-Paso del Macho, è completato solo nel 1865, Sei anni più tardi si gunge a Fortin, e qui inizia l'opera più imponente, che servirà per varcare i Cumbres de Maltata, alti picchi vicini alla cità di Orizaba.

La fotografia che Callegari allega è impressionante: una ferrovia che sale lungo la fiancata di un monte, con una pendenza apparentemente impossibile da superare. Siamo presumibilmente in località Paso del Diablo.

Questa ed altre opere imponenti fanno aumentare a dismisura i costi, sia di costruzione sia di mantenimento. In tutto vi sono 10 viadotti, 55 ponti di ferro, 93 ponti di legno e ben 358 sottopassi di vario genere, per una linea ferroviaria che comprende il tratto principale Veracruz-Mexico, le due diramazioni per Puebla e Pachuca, e altri piccoli tratti secondari per miniere. Il risultato è che si risparmia su infrastrutture, carrozze e materiale rotabile, e iniziano gli incidenti, mentre i soldi, dopo la rivoluzione, scarseggiano.

Il governo messicano ingaggia valenti ingegneri, come Leocadio Camacho; sotto la sua spinta le locomotive diventano elettriche, e i pericolosi carri in legno vengono sostituiti con quelli di acciaio. Ciò però non impedisce il verificarsi di incidenti impressionanti, specialmente a Maltrata.

Si decide di prendere soldi dalla nazionalizzazone delle attività petrolifere. L'incaricato principale è Ismael Reyes Retana, un ricco esponente della borghesia post-asburgica, passato dalla parte dei rivoluzionari, e in particolare di Francisco Maduro. Reyes è un ingegnere, in prima persona si è occupato delle necessarie ricerche per conto degli investitori esteri negli anni '10, e dopo aver abbandonato il Messico a seguito dell'assasinio del presidente Venustiano Carranza (1920), vi rientra, richiamato con il ruolo di direttore del Dipartimento del Petrolio, un ente federale. Il fatto che la maggior parte dei profitti vadano allo stato, però, alimenta nei suoi confronti una campagna di disinformazione, finanziata dai poteri forti statunitensi. Quando il governo messicano cede e privatizza, nel 1928, Reyes viene messo all'angolo, e nel 1930 si dimette. Questo segna la fine del flusso di denaro, e di conseguenza anche dello sviluppo del Ferrocarril Mexicano.

Inizia una fase di decadenza sempre più marcata, che si conclude con la sospensione del servizio, fino a quando, nel 1984, viene privatizzato l'intero settore ferroviario. Negli anni '90, un programma di investimenti modifica completamente il tracciato, rendendolo molto meno spettacolare (una delle prime tratte a "sparire" è appunto quella che sale sul Pico de Orizaba), ma enormemente più sicuro e adeguato ai nuovi treni. Attualmente (fonte Wikipedia) la linea è gestita dalla società provata Ferrosur.

Bibliografia


"México en el Tiempo" #26 sep/oct 1998
http://www.banderilla.gob.mx
http://www.mexicodesconocido.com.mx/
Fondo Inedito Callegari, Biblioteca Civica di Verona
Callegari G. V., La mia escursione archeologica al Messico, in "Atti e Memorie dell’Accademia di agricoltura, scienze e lettere", s. IV, vol. XXV, 1923 - pagg. 269-270

Il tracciato originale del Ferrocarril Mexicano (immagine tratta da Wikipedia)
Pagina dell'opuscolo illustrativo della società delle ferrovie
(dal sito www.mexicomaxico.org)

El Paso del Diablo, dintorni di Maltrata

Dal Fondo Callegari, ingresso dei viaggiatori alla stazione di Maltrata




giovedì 14 agosto 2014

Mitla, la necropoli

Dopo Oaxaca, e prima della visita a Tula, città dei Toltechi, Callegari intraprende un avventuroso viaggio verso Mitla, città-cimitero degli Zapotechi, posta in un luogo decisamente poco agevole da raggiungere. Lo studioso scrive:

"Il 22 Aprile con l’Ing. Concha e un suo amico, mi recai a S. Pablo de Mitla in una Ford; la notte aveva piovuto assai e il viaggio fu pieno d’incidenti, anche umoristici […] affondata l’automobile nell’acqua e nel fango […] la dovemmo tirar fuori con l’aiuto di un paio di buoi […] imbizzarriti dal rumore del motore, spezzavano le corde […] dovemmo far scendere quattro o cinque zapoteki, che non parlavano spagnolo, nell’acqua, spingere le ruote […] noi attaccarci ai resti della corda e raccomandarci a Cacatzontli, il dio nahoa dei viaggiatori."

"Passammo per Santa Maria de Tula […] per Guelavia, Tlacolula giungemmo a Mitla […] oltre 40° all’ombra. Di Mictlàn si parla nel commento del Codex Telleriano-Remensis ma non vi è raffigurato, mentre lo è nel Codex Mendoza […] un tempio nella vallata, a 16 Km. da Oaxaca[…] Teotitlàn detto, un altro sulla vetta che prima bacia il sole, ai piedi […] una cittadina e una necropoli chiamate Tetipàc=sulla pietra e Queui-quije-çaa=palazzo sotto la pietra.
Le rovine […] in cattive condizioni, parzialmente restaurate, impongono per la grandiosità e lo squisito sentimento d’arte e rappresentano […] il monumento più importante del Nuovo Mondo. L’imponenza severa, solenne […] s’addensa il mistero […] nell’intelligente studioso un senso di tristezza non privo d’ammirazione. La desolazione ardente del paesaggio nudo, roccioso, bruciato penetra l’animo […] ricorrere con la mente ai tempi lontani […] fra quegli edifici s’agitava la folla dei copa-bitoo=guardiani d’idoli, dei ueza-éche=sacrificatori, dei pixana=dediti agli dei […] la suprema autorità del Uija-tào=gran veggente, specie di pontefice vicario di dio […] solo poteva entrare nella cella ov’erano gli idoli, portar loro offerte, incenso e sangue e cuore dei sacrificati e, in preda a convulsioni, entrare in comunicazione con gli dei e riportare ai fedeli i loro comandamenti […] padre de Burgoa afferma c’essi furono costruiti per il pontefice della nazione zapoteka come sua residenza[…] morto, gli dovette servire come tomba […] è giustificato dal nome Mictlàn=luogo dei morti o Lyo Baà=luogo di beatitudine".

"Gli edifici sotterranei […] avrebbero avuto la destinazione di tempietto, di sepolcro del gran sacerdote, di seplocro dei re zapoteki […] ultimo a sepoltura dei sacrificati e dei morti in guerre lontane. I palazzi avrebbero servito di dimora ai sacerdoti, ai re e al loro seguito. L’opinione di Burgoa non è priva di critiche […] il mistero che avvolge l’epoca […] non è ancora totalmente svelato […] certo non sono della stessa epoca".

"Le rovine si riducono effettivamente a quattro palazzi e a due piramidi; il primo di quelli si compone di 3 terrapieni oblunghi di pietre mescolate a terra; sopra essi vi sono edifici che formano un patio di 30 m. X 35; gli edifici laterali non sono meno grandi; ogni ala ha tre porte che danno sul patio cui si saliva per scalinate […] I tetti già in legno sono scomparsi […] sostenuti da colonne monolitiche di granito o di porfido, tuttora esistenti, alte 3.5 m. con 80 cm. di diametro. Uno dei palazzi porta all’interno pitture murali mitologiche che furono illustrate dal Seler. I mosaici di Mitla sono l’ornamento più notevole, formati di piccole pietre tagliate e pulite, incastrate con tale perizia che non vi fu d’uopo di calce e cemento per tenerle unite. Le cripte o sotterranei sono per lo più a croce latina […] le muraglie sono adorne di greche e pitture […] si spiega pensando che le cerimonie avranno avuto luogo al vacillante chiarore delle fiaccole".

"Non lontano da Mitla a circa 3 Km […] un’antica fortezza costruita dagli indiani di oltre 2 Km. con salienti e rientranti e muraglie doppie e porte costruite con tutti i dettami della castramentazione".

Callegari sposa qui le convinzioni del Dr. Leòn, che ritiene la fortezza non inferiore a quelle costruite in Europa nella stessa epoca.

Il nome Mitla è derivato dalla parola "Mictlan" del Nahuatl, che significa "il posto dei morti". Nella lingua dello Zapotecans, è chiamato "Lyobaa", che significa "il posto di sepoltura" o "di riposo". Il nome nella lingua dei costruttori originali (Zapotechi) è probabilmente da preferire, poiché le tombe dei re antichi sono realmente una parte integrante delle strutture all'interno della città.
La prova Archaeologica indica che il luogo è stato continuativamente abitato fin dal 900; ma ci sono prove di uno sviluppo avvenuto tra il 200 e il 900, conseguentemente con la vicina Monte Alban (500-800). Mitla ha avuto il più grande sviluppo più grande fra 750 e 1521, quando il dominio della zona è passato dagli Zapotechi ai Mixtechi.

Secondo padre De Burgoa, il gran sacerdote degli Zapatechi residente in Mitla poteva addirittura far piegare il re alle sue volontà; e l'intera struttura di Mitla ricalce quella di Monte Alban (decritta dall'esploratore Canseco), tesa ad affermare il dominio. Ma c'è anche una ricerca di lumminosità e di colore, con l'uso di pietra rosso brillante e la ricerca di spazi ampi ed illuminati.

Bibliografia




Panoramica del tempio di Mitla


Callegari - a destra - con un lavorante


Fotografia di Concha


Alcuna delle rovine esterne al tempio