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mercoledì 16 dicembre 2015

Giovanni Virginio Schiaparelli



Premettiamo che, nello stesso diminio ch ospita questo blog, ne è presente già un altro interamente dedicato a Giovanni Virginio Schiaparelli (http://centenarioschiaparelli.blogspot.it/), compilato nel 2011, che è stato un'indubbia fonte di ispirazione e dati.

All'osservatorio astronomico di Brera in Milano, nella seconda metà dell'800, visse ed operò Giovanni Virginio Schiaparelli, studioso di varie branche della scienza naturale, ma soprattutto astronomo.
Il telescopio a rifrazione Merz
in restauro all'osservatorio di Brera

Egli, servendosi di un rifrattore Merz acquistato grazie ad un finanziamento, osservò a lungo la superficie di Marte, individuandovi delle linee, che non esitò a chiamare canali e a classificare come presunto frutto di intelligenza e laboriosità di esseri viventi.

In reazione alle sue ipotesi, il mondo si divise tra scettici ed entusiasti. In questo secondo gruppo troviamo anche Callegari, oltre ad uno dei suoi maestri riconosciuti, Camille Flammarion, e a Percival Lowell, altro pioniere dell'astronomia e scopritore tra l'altro del pianeta Plutone (chiamato con questo nome in quanto cominciava con le iniziali di Lowell).
Le posizioni sin troppo nette di scienziati come Lowell causeranno una sorta di mania frenetica sulla vita extraterrestre, che avrà il suo culmine nella famosa psicosi scatentata dalla trasmissione radiofonica di Orson Welles.
In realtò, delle affermazioni di Schiaparelli molte si rivelarono col tempo errate. Le "nuvole di vapore acqueo sulle superficie di Marte" furono riconosciute da W. Campbell come appartenenti all'atmosfera terrestre, e W. Stoney dimostrò che l'tmosfera marziana non era in gradi di trattenere un gas così leggero. E, basandosi sulle osservazioni di E. Maunder (macchie solari), Antoniadi e Cerulli osservarono il pianeta rosso con più precisione - servendosi di strumenti più evoluti, non dimenticando anche che la vista di Schiaparelli era già difettosa e in continuo peggioramento - concludendo che le linee classificate come canali erano in realtà successioni di punti.
Questo però avvenne quando Callegari aveva quasi abbandonato gli studi astronomici. Egli vi era arrivato partendo dall'opera di Flammarion di cui abbiamo già parlato in un post del 2013. 
Saputo del lavoro di Schiaparelli, Callegari scrisse della ricerca critica sulle osservazioni astronomiche contenute nelle Sacre Scritture ebraiche, istituendo confronti con i monumenti babilonesi: "Mazzaroth non dev’esser già la Grande Orsa, ma Venere stessa, ch’ebbe nome plurale un tempo, prima che si conoscessero le due sue apparizioni"; l’approccio comparativo resta il cuore dell’indagine[…]"[1]. 
Schiaparelli si era espresso così su Flammarion: “la dottrina della pluralità dei mondi abitati da esseri viventi e intelligenti ha trovato ardente apostolo in Camillo Flammarion, dotto e immaginoso scrittore, nel quale la scienza copiosa ed ordinata dei fatti d’osservazione non impedisce l’esercizio di una fantasia potente... egli si è proposto di sottrarre questo tema alla fantasia dei poeti... di dargli così tutto quel grado di logica consistenza e di probabilità empirica di cui è capace l’apparato scientifico” [2]
L'ipotesi di Schiaparelli sui canali marziani costruiti fu salutata da Callegari scomodando famosi ingegneri: “[…]da far impallidire i Sesostri, i Ramesse, i Lasseps sulla Terra!” [3]
Poi, come già detto, lo studioso veronese prese un altra direzione nel suo sforzo di conoscenza.
Schiaparelli si ritirò nel 1898 dalla sua attività di osservatore, a causa delle sue condizioni di salute e dell'inquinamento luminoso che a Milano cominciava già allora ad essere un problema per gli astronomi! Ma rimase fedele alle sue teorie. Negli ultimissimi anni, le esplorazioni su Marte sembrerebbero adirittura ridargli un briciolo di ragione…

BIBLIOGRAFIA

[1] CALLEGARI G. V., RINONAPOLI L. V., La discesa di Isthar all’Inferno, Cagliari 1903, Bullettino Bibliografico della Rivista di Storia Antica, nuova s., a. VII, fasc. 2/3, 1904; id., Peregrinazioni mitologiche contributo alla mitologia comparata di G. V. Callegari, Castaldi, Feltre 1909, pp. 10-12; 
[2] SCHIAPARELLI G., L’astronomia nell’Antico Testamento, Hoepli Milano 1903
[3] CALLEGARI G. V:, Flammarion, Firenze 1910/ Napoli (CATALOGAZIONE GIA’ ESISTENTE: Biblioteca Civica Verona - 179.1 2669/13; Biblioteca Civica Rovereto - W 51.18 (3.))
Inoltre. G De FLORENTIS, I Pianeti e le Stelle, De Vecchi Editore 1977

sabato 22 novembre 2014

Scienza astronomica e metempsicosi


È interessante il rapporto tra scienza e letteratura nella temperie culturale dell’Italia di fine Ottocento. Recenti studi hanno indagato sulla narrativa di sfondo scientifico, a cominciare dal suo intento divulgativo rispetto alle novità tecnologiche prima che esse avessero una consistente ricaduta nella vita quotidiana, nel contesto dell’ottimismo della Belle Époque [1] ; si è anche cercato così di utilizzare un approccio meno settor
iale per poter individuare una strada italiana alla “science fiction”, guardando ai feuilleton d’avventura come ai romanzi popolari, all’attività miscellanea dei periodici di divulgazione, alle suggestioni diffuse dalla letteratura di Verne o di Poe, intreccio di dati scientifici e visioni profetiche, di parascienza e di spericolate congetture spirituali (come la metampsichica o l’occultismo spiritistico) [2]. 
In questo contesto di ricerca incuriosisce il percorso giovanile di studi e pubblicazioni di Guido Valeriano Callegari, un intellettuale di provincia, che non fu scrittore ma provò a comporre e pubblicare brevi racconti, che dimostrò soprattutto viva passione per il mondo parascientifico fino ai limiti dell’esoterismo e continuò nel contempo ad aver fiducia nell’indagine positiva della scienza (assecondando nel suo provinciale ma non datato orizzonte lo spirito dei tempi post-positivistici, confusa ma continua tensione “oltre” la razionalità).
Una versione colorizzata de
"L'incisione su legno di Flamarrion",
un lavoro di un anonimo intagliatore
olandese che Camille Flammarion ha
recuperato e inserito in un suo libro
(tratta da Wikipedia ed. Francese)
Guido Valeriano Callegari collabora come pubblicista e recensionista sul foglio culturale d’area veneta “La Provincia di Padova” dal 1900, mentre elabora la propria tesi di laurea in geografia antica sul viaggio di Pitea di Massilia; da studente nel Dipartimento di Lettere antiche presso l’ateneo patavino ha pubblicato nel 1897 un testo di riflessione filosofica sulla morte, analizzando e confutando comparativamente le posizioni nella filosofia greca antica [3] .
Egli si inserisce propriamente nella riflessione erudita che mischia suggestioni scientifiche e letterarie, proprio nel primo articolo redatto per la rivista, recensendo un testo scientifico divulgativo apparso nella collana della “Piccola Biblioteca di Scienze Moderne”, edita dalla casa editrice torinese che ha ospitato gli scritti più importanti dello scienziato positivista e materialista Cesare Lombroso [4]. Callegari si sofferma in particolare sulla questione della metempsicosi “celeste”, teoria già degli antichi Egiziani e dei Pitagorici, espressa come “trasmigrazione astrale dell’anima terrestre verso i pianeti principali del nostro sistema solare: teoria antica rediviva, fatta gigante da accese fantasie, che ammessa la pluralità dei mondi, in questi vorrebbe collocare le anime, quando esse hanno abbandonato il loro terreno sviluppo”.
Callegari guarda con distacco “positivista”, sostanzialmente con scetticismo a queste affermazioni, ma si intuisce nelle sue parole almeno l’intrigo della curiosità: “chi può discutere seriamente una concezione sì ardita? Ammessa pure la vita, in qualche pianeta affine alla nostra, perché l’anima terrestre dovrebbe aver d’uopo di perfezionarsi materializzandosi in un altr’astro? L’idea è poetica, grandiosa, affascinante quanto mai (l’illustre Flammarion l’ha fatta sua in due splendidi romanzi siderali “Urania” e “Stella”) giacché è meraviglioso immaginare tanti milioni di anime vaganti per l’infiniti spazi interplanetari in cerca del futuro loro soggiorno!... La splendida Venere è la stella, secondo l’autore, che si presterebbe per le supposte sue condizioni d’abitabilità, al nostro primo futuro soggiorno, e l’esistenza di Marte, di Venere e di Mercurio, secondo lui sarebbe spiegata per essere i futuri soggiorni dell’anime terrestre destinate in essi a perfezionarsi: l’esistenza degli astri sarebbe subordinata all’esistenza delle anime, mi si permetta, come in un luogo di cura” [5].

[1] MOSKOWITZ S., Il futuro era già cominciato, Mondadori Milano 1990)
[2] VERSINS P., Encyclopédie de l’utopie, des voyages extraordinaires et de la science fiction, Paris 1972
A cura di G. DE TURRIS con la collaborazione di C. GALLO, Le aeronavi dei Savoia, Ed. Nord Milano 2001, pp. I - XXIII)
[3] (3. Biblioteca Civica di Verona (BCVr), Fondo Callegari (FC), B 1* manoscritti, “Pitea di Massilia. Contributo alla Storia dell’Astronomia e della Geografia”, rilegato e sottotitolato “Tesi di laurea alla Societè de Geographie de Marseille di Guido Valeriano Callegari, laureando in Lettere alla Regia Università di Padova, anno 1902”;“Della morte presso i Greci antichi”, sottotitolato “Note e appunti storico-filosofici per Guido Valeriano studente di filologia nella Regia Università di Padova”, Agosto 1897)
[4] STRAFFORELLO G., Dopo la morte, “Piccola Biblioteca di Scienze Moderne”, n. 19, Fll. Bocca, Torino, 1900)
[5] CALLEGARI G. V., Dopo la morte, “La Provincia di Padova - parte scientifica” , 27/11/1900)

lunedì 4 novembre 2013

I canali marziani, la comunicazione metapsichica, la vita 'oltre' all'origine della cosmogonia





Callegari conosce un testo di Flammarion del 1894 intitolato La Fin du Monde, che giudica "narrazione in gran parte fantastica, ma con substrato scientifico per quanto paradossale": di fronte allo scontro devastante del nostro pianeta con una gigantesca cometa. allertati sulla prospettiva, i più grandi scienziati si arrovellano in un’aspra discussione accademica presso l’Institut de Science di Parigi sulla possibilità che lo scontro possa determinare la scomparsa della Terra o porti "des îles nouvelles extraterrestres, les germes d’existences inconnues". Sono scenari catastrofici che si delineano al contatto: le acque invaderanno i continenti e livelleranno profondamente l’orogenesi per erosione; l’azione del vento e delle infiltrazioni, delle variazioni di temperatura provocheranno una spaventosa erosione continentale ed enormi altopiani, piattaforme livellate, segneranno inevitabilmente il paesaggio. Successivamente, la prolungata siccità. Non assomiglia forse all’evoluzione di Marte secondo le convinzioni del tempo? Grandi oceani scomparsi, i mari ridotti a baie mediterranee poco profonde, continenti spianati, evaporazione facilmente producentesi, vapor acqueo ancora presente nell’atmosfera, piogge rare, nevicate abbondanti per condensazione sulla regione polare (soggetta a sciogliersi ciclicamente): un mondo ancora abitabile per degli esseri analoghi a quelli che popolano la Terra. E' come indicare che guardare Marte alla fine del XIX secolo dà il senso del confronto diretto con la sorte "futuribile" del nostro globo: Flammarion si spinge a dire che il pianeta rosso sia un astro "plus avancée"  nel suo sviluppo che la Terra, non possiede più alcun oceano ma solo limitate e non profonde distese umide, governate da canali, il vapor acqueo disponibile è estremamente limitato, l’atmosfera è invariabilmente "secca", condensazioni ed evaporazione si realizzano limitatamente e in brevissimo tempo; esiste ancora acqua laggiù: "en observant les neiges de la planéte Mars et ses mers, on pouvait en conclure que sans doute l’eau existe là comme ici".

Non si può parlare tout court di "aria" o "acqua" nel pianeta rosso, ma di liquidi e gas planetari "soient d’une composition chimique analogue". E’ più significativo per la nostra analisi ricordare come la fisiologia ha mostrato all’inizio del Novecento che la vita esiste sulla Terra nelle condizioni più diverse, per caldo, freddo, pressione atmosferica. Se i microscopi della "batteriologia" trionfante d'inizio XX secolo evidenziano una vita "invisibile" straripante sulla Terra a testimonianza dell’infinita energia di fecondità della natura nelle più disparate manifestazioni, i telescopi ci mostrano ora quella "straripata" nell’universo senza che alcunché possa ostacolare la manifestazione della potenza della natura nella realizzazione di esseri viventi in ogni astro e in ogni epoca. Le condizioni di abitabilità del pianeta sono il complemento necessario all’esistenza delle molteplici umanità e delle manifestazioni di vita su ogni mondo, suprema finalità d’ogni astro; Callegari nella sua monografia richiama la pubblicazione di La Planéte Mars et ses conditions d’habitabilité nel 1892 come dell’opera "più completa che abbiamo intorno al suddetto pianeta".

Appunti di Giovanni Schiaparelli
(dal fondo omonimo dell'archivio di Brera, Milano)

In quegli anni un serrato dibattito sulla possibilità che le indagini sperimentali sul pianeta rosso ci possano confermare nell’ipotesi della presenza di "vita" interessa anche i contesti più autorevoli del mondo accademico scientifico internazionale. L’astronomia influenza e si fa influenzare da un’opinione affascinante e ricca di implicazioni etico-filosofiche e scientifico-filosofiche: Giovanni Schiaparelli dal 1878 traduce le osservazioni sperimentali delle linee scure che solcano le regioni desertiche nella mappatura di "canali", grandi canyons ove potrebbe scorrere l’acqua secondo modelli analogici con la geologia terrestre; egli ipotizza anche che la loro rigida struttura geometrica implichi l’intervento attivo di un’"intelligenza" realizzativa; scettico dal punto di vista accademico, accarezza più volte la teoria negli scritti divulgativi. Callegari ricorda il giudizio di Schiaparelli su Flammarion espresso nel Pianeta Marte pubblicato nel 1893, "inviatomi da Lui stesso pochi dì prima della Sua fine": "la dottrina della pluralità dei mondi abitati da esseri viventi e intelligenti ha trovato ardente apostolo in Camillo Flammarion, dotto e immaginoso scrittore, nel quale la scienza copiosa ed ordinata dei fatti d’osservazione non impedisce l’esercizio di una fantasia potente... egli si è proposto di sottrarre questo tema alla fantasia dei poeti... di dargli così tutto quel grado di logica consistenza e di probabilità empirica di cui è capace l’apparato scientifico". Nel 1894 il miliardario Percival Lowell raccoglie una lunga serie di osservazioni sperimentali nel deserto dell’Arizona in occasione del movimento di opposizione del pianeta: tra le carte del Fondo Schiaparelli nell’Archivio di Brera, una busta raccoglie articoli di giornale e fotografie, trasmessi da Lowell all’attenzione dell’illustre astronomo italiano, a testimonianza di anni frenetici di contatti e sorprendenti supposizioni. Lowell procede con la supervisione di William Pickering, che già dal 1892 indaga sulle canalizzazioni e sulle "zone oscure" del pianeta rosso: l'idea che esista una "civiltà" marziana in lotta per la sopravvivenza nell’arido pianeta prende piede soprattutto in questo ambiente. Il sistema di canalizzazione, allora, "presenta una indescrivibile semplicità e simmetria che possono essere interpretati come il lavoro sulla base di una scelta intelligente" ipotizzerà Schiaparelli prima di morire nel 1898. 
Nelle recensioni apparse su "La Provincia di Padova" nei primi anni del XX secolo Callegari partecipa di questo "sentore" che mischia questioni astronomiche e suggestioni irrazionalistiche, filosofico-esoteriche; riprende a sommi capi le osservazioni di Schiaparelli: la carta topografica del pianeta rosso, l’ipotesi per cui la presenza di macchie scure è indice di esistenza dell’acqua (che assorbe luce), concentrata in acquitrini e discioltasi dalle regioni polari. 

Accenniamo ora ad un'ultima suggestione culturale di Callegari derivata dalla sua attenta ed esaustiva lettura di Flammarion. Sul romanzo La fin du Monde: "la teoria della trasmigrazione astrale delle anime è sviluppata in Uranie ed è in gran onore nel romanzo siderale "Stella"; a proposito dei grandi problemi della psiche umana, il cui dibattito è in questi tempi più accanito e ardente, gli infiniti misteri degli spazi interplanetari ed interstellari hanno sedotto (Flammarion, nda) a studiare quelli non meno infiniti ed ammirabili dello spirito umano; dalla sublime contemplazione delle sfere gravitanti nello spazio, è passato allo studio delle vibrazioni del nostro cervello: ciascuna sensazione, ciascuna idea corrisponde a vibrazioni, ci prova l’esistenza di un mondo psichico reale, tanto come il mondo conosciuto dai sensi". Il segnale metapsichico sembra fornire "dati osservativi" pseudoscientifici alle oscure e catastrofiche profezie sulla morte e "rigenerazione" dell’uomo, in presenza di una gerarchia evolutiva interastrale di anime e di mondi. Se i pianeti sono abitati, per la rilevazione sovrastimata delle loro analogie con la Terra, allora è possibile sostenere che la Terra, dal punto di vista delle sue caratteristiche "psichiche", derivate dal suo stato fisico, è un pianeta mediocre, senza alcunché d’eccezionale: stagionalità e ciclo di rivoluzione astronomica sembrano assicurare altrove condizioni più favorevoli al prolungamento dell’esistenza. Qui decisamente in modo sorprendente e curioso le tematiche del ragionamento scientifico e dell'abito positivistico vagano decisamente nella temperie etico-filosofica dello spiritualismo, delle ricerche ai confini della scienza sullo spiritismo e sui medium: la 'metapischica'. Se esiste influenza 'psichica', la possibilità delle onde cerebrali a distanza, una comunicazione oltre i confini degli astri tra umanità 'diverse', forse può essere all'origine  delle costruzioni mitologiche e fantastiche, delle oscure definizioni cosmogoniche delle civiltà antiche: "la materia non esiste come la percepiscono i nostri sensi che ci danno soltanto le impressioni incomplete d’una realtà ignota; sarebbe costituita come la luce, il calore, l’elettricità da una specie di movimento per cui l’universo è un dinamismo, la sostanza unica è immateriale ed inconoscibile nella sua essenza, noi ne vediamo le condensazioni d’ordine psichico... nel nostro mondo le forze psichiche hanno una parte assai insufficientemente osservata; l’uomo è dotato di facoltà, che le osservazioni fatte sui medium, sui dinamogeni mettono in evidenza, come il magnetismo, l’ipnotismo, la telepatia, la visione a distanza, la premonizione".


lunedì 14 ottobre 2013

Camille Flammarion



Come già affermato, Callegari, giovane studioso di antiche questioni geografiche ed astronomiche, mostra un particolare interesse per l'attività intellettuale dell'"illustre" astronomo francese Nicolas Camille Flammarion, nelle sue dimensioni eclettiche che conciliano il trattato scientifico, divulgativo, l'interesse esoterico e la produzione letteraria (i romanzi "siderali").
In "La Pluralité des mondes habités" (1862) e "Les mondes imaginaires et les mondes réels" (1865) Flammarion ha indagato sui libri religiosi e filosofici di età antica e moderna che hanno discettato delle presenze "spirituali" negli astri planetari: la "pluralità dei mondi", a lungo e diversamente supposta, ha prodotto "umanità" singolari e inusitate; tra Athanase Kircher e l'eterodosso Illuminismo di Swedenborg o soprattutto di De Fontanelle (di cui afferma "sous les ornaments de la fiction dont sa thèse est graciensement parée, fit ouvrir bien des yeux du coté de la verité"(1). Sull'opera dell'astronomo francese Callegari sarà autore della traduzione critica in italiano.
Emmanuel Swedenborg
L'astronomo francese confuterà poi in termini critici e scettici nella sua opera scientifica la dottrina della trasmigrazione delle anime sulle stelle focalizzando nella speculazione la mancanza di controllo razionale, ma rimarrà pur sempre vicino, perlomeno "affettivamente", a questo prodotto illuminista e libertino: "l'univers, fantasmagorie faite d'ombres et d'apparences... les âmes, dans leurs transmigrations d'un systéme à un autre, en progressant toujours, vers le savoir et la puissance, conservent au moins ce caractére invariable, et leur vie intellectuelle est en connexion permanente avec l'œuvre de la lumiére".
Nella sua opera visionaria e narrativa in particolare, Flammarion correla strettamente la metempsicosi celeste alla possibilità della pluralità di pianeti abitati ("jusque par delà les régions inconnues où se développe l'éternelle splendeur... sont les Humanités nos soeurs qui passent"), una dottrina cui concede assoluta liceità d'ipotesi scientifica (ricordando come la scienza astronomica coeva l'ammetta anche se "a denti stretti"), quando essa, concilando religione, scienza e filosofia si collochi nell'orizzonte etico-filosofico spiritualistico e antimaterialista per descrivere le facoltà meravigliose di spazi celesti diversi ma fratelli e per disegnare una vita spirituale eterna che conformi alla pluralità dei mondi la pluralità dell'esistenza delle anime, in un grado progressivo di elevazione alla Bellezza, alla Verità e al Bene, di cui la Terra risulta ai gradi inferiori: "la solidaritè universelle... non restreint à la Terre les exitences successives de l'âme; des mondes supérieurs, séjours magnifiques des hautes intelligences, constellent l'étendu inexplorée des lontains espaces... au sein d'une température constanment en harmonie avec les fonctions de l'organisme; un printemps éternal peut-être plus diversifié par des charmes toujours nouveaux que nos saisons les plus disparates, décore ces mondes fortunés, où l'homme est affranchi de toute occupation purement matérielle, et except de ces besoins grossiers inhérents à notre organisation terrestre, de sens plus délicats... notre humanité tout entìere serait déstruite ce soin par un souffle mortel, qu'on ne s'en apercevrait pas sur les autres mondes, et qu'il n'y paraîtrat rien dans le marche journalière de l'univers; notre paradis c'est l'infini des mondes, le loi d'unité et de solidarité, tant matérielle que spirituelle, une parenté universelle nous reunit... proclamaient hautment notre immortalité sans nous découvrir le champ où elle devait s'étendre... plusieurs vies se continuant... un terre promise dans laquelle vous êtres entrés par activité incessante de l'esprit" ; così del "curieux probléme de l'existance de la vie à la surface des autres mondes", "la solution ne se présentait d'abord que comme la conséquence philosophique de l'existance même de ces mondes" a partire dalla "incontestable et rigourensement prouve que chaque planète de notre systéme solaire est environnée d'une atmosphére" ; ecco allora che l'amore della conoscenza e la volontà di unirsi a Dio costituiscono le "condition du progrés de l'âme en ses transmigrations dans la vie éternelle" (2)
Camille Flammarion
La possibilità di costruire apparati cosmografici visti con gli "occhi" degli abitanti di altri mondi, di discettare su "umanità" altre potrà definire i migliori repertori visionari, le icone pseudotecnologiche della letteratura parascientifica a cavallo tra XIX e XX secolo: occorre definire la cosmologia (inclinazione dell'asse di rotazione dell'astro, obliquità dell'eccentrica...), la costante di gravità, la durata specifica del giorno, le temperature estreme del pianeta in oggetto, definire un quadro fisiologico ambientale in relazione alla distanza dal Sole, alle condizioni di temperatura ed umidità, alla possibilità di un'"atmosfera", disegnare un milieu con esattezza, circostanziato (il calore, la luce, il magnetismo, "l'attraction physique des mondes constitue leur unité"), concepire la perenne aggregazione e disaggregazione della materia nell'universo in costituzioni organiche per cui ogni corpo dissoluto prelude a rinnovamento nell'eterna sussistenza del quantitativo energetico, e collocare in modo quasi deterministico in esso una "razza" esistente; infine s'introduce, timidamente, qualche originale esemplare di fauna, una inusitata "specie di legumi", e il gioco è fatto. Se l'Universo è per definizione infinito ("il ne peut y avoir ni fin, ni commencement"), infiniti sono gli esseri in esso presenti, tanto da sfuggire ad una comprensione esaustiva del quadro evolutivo "esistenziale" possibile in un'eternità perennemente popolata, ma non all'applicazione di un retropensiero deterministico ed evoluzionista nella classificazione delle "razze" spaziali (per progressivo grado di sviluppo costituzionale fisico e di elevazione etico-spirituale): "les forces diverses qui furent en action à l'origine des choses domnérent naissance sur les mondes à une soit dans les régnes organiques; les êtres animés furent dis le commencement constitués suivant des formes et suivant un organisme en correlation avec l'état physiologique de chacune des sphéres habitées, les planétes qui sont des êtres supérieurs à l'homme; chaque création astrale se resumé dans un type d'umanité"; "les sciences physiologiques nous enseignent que les mondes susceptibles de l'état plus avancé de civilisation, habités par un type d'êtes supérieurs, physiquement et moralement, sont ceux qui réunissent les conditions d'existence les plus favorables à l'entretien luxuriant de la vie, les plus elevés intellectuallment". "Existe dans le champe de l'immensité millions de soleils différents du nôtre, d'autres combinations chimiques, d'autres conditions physiques... ont produit des êtres absolument différents, d'autres sens incomparablements plus élognés". Ecco allora che si parte dal fatto per cui "dans chaque partie du systéme planétaire, il existe un caractére spécial à toutes les natures intellectuelles; la forme organique ressemblait assurément â la nôtre, les facultes intellectuelles étaient toutes différentes" così che è possibile ipotizzare il progresso continuo di umanità, di progressive civilizzazioni attraverso il raggiungimento di ulteriori vertici intellettivi, di conoscenza. Ne "La fin du monde" (1894), un trattato scientifico divulgativo in forma di romanzo, Flammarion non dubita allora che "a travers les métamorphoses séculaires de la planéte, l'humanité avait continué de grandir dans le progrés", il vero motore evolutivo dell'intero universo, ciò vale anche per l'umanità terrestre che "où le conditions d'habitabilité du globe commencèrent à décroitre, tout les êtres vivants s'ètaient développés en beauté, en richesse d'organes" (3),  l'umanità terrestre, perfezionatasi spiritualmente e fisicamente fino all'ultima possibilità, sarà accolta dopo che il nostro mondo avrà completato la sua opera).
A Callegari evidentemente non sfugge la traduzione italiana dell'opera di Flammarion; in particolare qualche anno dopo, scrivendo una succinta biografia dell'astronomo francese su "la Provincia di Padova", egli ritiene che "per merito suo la discussione intorno alla pluralità de' mondi entrò in un campo assolutamente nuovo ed assunse un aspetto eminentemente filosofico", ovvero di risposta polemica al materialismo positivistico imperante all'epoca nella comunità accademica nella ripresa di una "filosofia astronomica, iniziata da' Cinesi, dagli Egiziani, dagli Indiani, da' Druidi, e da parecchi filosofi Greci, discussa, respinta od accettata da tanti filosofi nell'evo medio e moderno", che ha concepito l'Uomo come "cittadino del cielo, non già materia"; nell'alveo della tradizione spiritualistica di pensiero "la personalità dell'anima affermerà un giorno il suo carattere e la sua indipendenza", il compito dello studio scientifico è di "giungere ad intuire la misteriosa grandezza dell'Essere Supremo", per usare le parole di Flammarion"une refutation non theologique du materialisme contemporain" (4).
C'è dell'altro però, non è estraneo a questo contesto spiritualistico, irrazionalista l'interesse multiforme e complesso, che potremmo definire "maniacale" verso il pianeta rosso, Marte, ed in particolare negli ultimi anni del secolo XIX.

(1) FLAMMARION C., Scienza e vita, Antologia di scritti e pensieri a cura di G. V. Callegari, Voghera Roma 1909; FLAMMARION C., La pluralité des mondes habités: etùde ou l'on expose les conditions d'habilité des terres célestes, discutée au point de vue de l'astronomie et de la physiologie, Mallet-Bachelier Paris 1862, liv. I° Etude historique, pp. 14-32, 37-39, 41, liv. V L'Humanité dans l'Univers, pp. 233-237 e Appendice, pp. 412-417; KIRCHNER A.,  Itinerarium exstalicum, quo Mundi opificium, id est coelestis expansi, siderumque tam errantium quam fixorum natura, vires, proprietates, singulorumque composito et structura, ab infimo Telluris globo, usque ad ultima Mundi confinia, nova hypotesi exponitur ad Veritatem, Roma 1656; HUYGENS F., The Celestial Worlds Discover'd: or Conjectures concerning the Inhabitans, Plants and Productions of the Worlds in the Planets, London 1698 (orig. Cosmothéros, sive de Terris coelestibus, earumque ornatu. Conjecturae, Hogae-Comitum); SWEDENBORG E., Des Terres dans notre monde solaire qui sont appélees Planétes; de leurs habitants et de leur esprits; HERSCHEL W., Astronomical Observations on the Rotation of the Planets, "Philosophical Transactions of the Royal Society"  p. I, LXXXI, p. 115 (1781); DE FONTENELLE BERNARD LE BOVIER, "Entreitens sur la pluralité des mondes", Paris1686, trasc. Conversations on the Plurality of Worlds, trans. H. A. Hargreaves, Berkeley University of California Press, 1989; ARAGO F., Astronomie populaire, vol. IV, Paris 1854/1857, p. 136)

(2) FLAMMARION C., La pluralité... cit., liv. III° Physiologie des êtres, pp. 154-155, 182, liv. IV° Les Cieux, p. 231, liv. V° L'Humanité dans l'Univers, pp. 257-306 e cap. II Infériorité de l'habitant de la Terre, pp. 314-319, 324, 326, 328, Appendice Travaux d'astronomique physique (1869), pp. 441, 447, 454-455; tra i tanti i romanzi "siderali", id., Revés etoilés, Marpon et Flammarion Paris 1888; Uranie, Paris 1891, pp. 368).

(3) FLAMMARION C., La pluralità dei mondi abitati, (traduz. Pizzigoni), Simonetti Milano 1875, pp. 474; id. La pluralité... cit., liv. V° L'Humanité dans l'Univers, pp. 221, 233, 253 e  cap. II Infériorité de l'habitant de la Terre, pp. 316, 324, Appendice La Pluralité des mondes devant le dogme chrétien, II Cosmogonie des livres saints, pp. 386-387, Appendice SWEDENBORG E., De la Terre de Mars, p. 428 e Travaux d'astronomique physique (1869), p. 453; id., La fin du monde, E. Flammarion Paris 1894, liv. II°, cap. III° L'apogée, pp. 276, 283-284, cap. IV° Vanitas vanitatum, p. 305, cap. VI° Eva, p. 340, Épilogue - Après la Fin du Monde terrestre, pp. 369, 381, 385 su Giove "incomparablement supérieur à la Terre"

(4) CALLEGARI G. V., Camillo Flammarion, "La Provincia di Padova" 25-26/2/1902). 

giovedì 3 ottobre 2013

Callegari e la passione letteraria: Lucretia Maria Davidson

Nel 1906, Callegari pubblica in lingua le poesie mai edite in Italia di un’adolescente poetessa americana, Maria Lucrezia Davidson, morta all’inizio del XIX secolo all’età di 17 anni, e annota nella prefazione: “la giovinetta, tratta da poetico estro, richiama forse senza conoscerla, quasi istintivamente, la dottrina della trasmigrazione astrale delle anime in altri mondi, sorta tra i popoli dell’antichità più immaginosi, i Greci ed i Celti, ed accolta pure oggidì da molti che ammettono la teoria della pluralità dei mondi. E ben ella, era degna, per la sua innocenza, di lasciare questo triste nostro pianeta e spiccare il volo attraverso gli spazi interplanetari ad un nuovo mondo, il mondo cioè degli eletti”.
Lucretia Maria Davidson
(immagine di pubblico dominio, da Wikipedia)
Di lei, traendo spunto dalla biografia del Southey nella rivista letteraria londinese ‘The Quarterly Review’, vol. XLI, 1829, Callegari ha a citare e commentare: “moral and intellectual excellence... not designed to bring forth fruits on earth... developed here only for transplanation to a world where there shall be nothing to corrupt or hurt them, nothing to impede their growth in goodness, and their progress toward perfection... "; e conclude con "queste nobilissime parole del Poeta inglese riescono di consolazione a chi crede che non tutto sia terminato dopo la morte e che le anime dei trapassati aleggino in orizzonti più sereni e più lieti”.
Si richiama poi all’amato maestro Flammarion che la fece conoscere in Francia con una citazione diretta, “La jeune fille poète qui chanta cette ravissante pensée s’envola de sa prison terrestre vers son étoile bien aimée... Comme la blanche étoile du matin et du soir... peut-être entend-elle la prière de ceux qui permettent à leurs espérances de s’envoler parfois aux régions du ciel”.
E non manca nella riproposizione in lingua delle poesie della Davidson un accenno che diventerà, come vedremo, materia diretta di rielaborazione nelle prove narrative di Callegari: in ‘On an aeolian Harp’ (Di un’arpa eolica, lo strumento che la ragazza suonava con passione come Callegari ci ha detto nella prefazione, “poneva la sua arpa eolia sul davanzale della finestra, in modo che la brezza ne facesse vibrare le corde: quel gemito dolce e appena impercettibile aveva il dono d’ispirarla... preferiva a tutte le note gravi e melanconiche di una cetra eolia, vibrante senza ritmo, al sospiro del vento. Istrumento primitivo che forse ad ella tornava più gradito, perché s’avvicinava maggiormente alle voci della natura. La poesia di Moore: Farewel to Harp, cantata dalla voce soave e pura della sorella la immergeva in una voluttà che rasentava il delirio... cogli occhi rivolti al mite raggio della sua stella, e fra le melodie dell’arpa eolia, si addormentò sulla croce del genio il 28 Agosto 1825, nel bacio del Signore: e forse con la lusinga di risvegliarsi nel grembo a quella sfera alla quale aveva rivolto i canti verginali della sua Musa”)
What heavenly music strikes my ravished ear/ So soft, so melancholy, and so clear?... Or does some angel strike the sounding strings,/ catching from echo the wild note he sings?... another strain, how sweet, how wild!/... so sweet, so clear,//... as though some spirit, banished from the skies...
che potremo tradurre come una musica paradisiaca per un orecchio estasiato, dolce, malinconica, limpida, qualcosa di angelico il cui eco lascia all’udito però anche qualcosa di aspro, di inespresso tra dolcezza e urlo selvaggio, di “spirituale” in ultima analisi come proveniente direttamente dal cielo (1).

(1) 10. CALLEGARI G. V., Maria Lucrezia Davidson. Con un saggio delle sue poesie, Drucker Flli Padova 1906, pp. 16-17, 22, 24, 27, 64, 107; FLAMMARION N. C., Les merveilles célestes, Paris 1897, p. 162;

venerdì 6 settembre 2013

Gli esordi

Guido Valeriano Callegari collabora come pubblicista e recensionista sul foglio culturale d’area veneta “La Provincia di Padova” dal 1900, mentre elabora la propria tesi di laurea in geografia antica sul viaggio di Pitea di Marsiglia; da studente nel Dipartimento di Lettere antiche presso l’ateneo patavino ha pubblicato nel 1897 un testo di riflessione filosofica sulla morte, analizzando e confutando comparativamente le posizioni nella filosofia greca antica [1].

Riprende questa tematica proprio nel primo articolo redatto per la rivista, recensendo un testo scientifico divulgativo apparso nella collana della “Piccola Biblioteca di Scienze Moderne”, edita dalla casa editrice torinese che ha ospitato gli scritti più importanti dello scienziato positivista e materialista Cesare Lombroso [2].

Illustrazione da "La fin du monde" di C. Flammarion
Callegari si sofferma in particolare sulla questione della metempsicosi “celeste”, teoria già degli antichi Egiziani e dei Pitagorici, espressa come “trasmigrazione astrale dell’anima terrestre verso i pianeti principali del nostro sistema solare: teoria antica rediviva, fatta gigante da accese fantasie, che ammessa la pluralità dei mondi, in questi vorrebbe collocare le anime, quando esse hanno abbandonato il loro terreno sviluppo”. Callegari guarda con distacco “positivista”, sostanzialmente con scetticismo a queste affermazioni, ma si intuisce nelle sue parole almeno l’intrigo della curiosità.

“Chi può discutere seriamente una concezione sì ardita? Ammessa pure la vita, in qualche pianeta affine alla nostra, perché l’anima terrestre dovrebbe aver d’uopo di perfezionarsi materializzandosi in un altr’astro? L’idea è poetica, grandiosa, affascinante quanto mai (l’illustre Flammarion l’ha fatta sua in due splendidi romanzi siderali “Urania e Stella”) giacché è meraviglioso immaginare tanti milioni di anime vaganti per l’infiniti spazi interplanetari in cerca del futuro loro soggiorno!... La splendida Venere è la stella, secondo l’autore, che si presterebbe per le supposte sue condizioni d’abitabilità, al nostro primo futuro soggiorno, e l’esistenza di Marte, di Venere e di Mercurio, secondo lui sarebbe spiegata per essere i futuri soggiorni dell’anime terrestre destinate in essi a perfezionarsi: l’esistenza degli astri sarebbe subordinata all’esistenza delle anime, mi si permetta, come in un luogo di cura”. [3]

[1] Biblioteca Civica di Verona (BCVr), Fondo Callegari (FC), B 1* manoscritti, “Pitea di Massilia. Contributo alla Storia dell’Astronomia e della Geografia”, rilegato e sottotitolato “Tesi di laurea alla Societè de Geographie de Marseille di Guido Valeriano Callegari, laureando in Lettere alla Regia Università di Padova, anno 1902”;“Della morte presso i Greci antichi”, sottotitolato “Note e appunti storico-filosofici per Guido Valeriano studente di filologia nella Regia Università di Padova”, Agosto 1897. 


[2] STRAFFORELLO G., Dopo la morte, “Piccola Biblioteca di Scienze Moderne”, n. 19, Fll. Bocca, Torino, 1900.

[3] CALLEGARI G. V., Dopo la morte, “La Provincia di Padova - parte scientifica” (d’ora in poi PRPD-S), 27/11/1900).