lunedì 28 marzo 2016

Callegari ci ripensa

Questo post è un proseguimento del precedente. Appena erminato di scrivere quest'ultimo, infatti, abbiamo accertato che la vicenda di Callegari e del C.I.S.A.  proseguiva con altri sviluppi.
Da una raccolta di informazioni, e soprattutto dal sito dedicato a Raffaele Pettazzoni che contiene una sua biografia, di Mario Gandini,  pubblicata a suo tempo in "Strada Maestra" - una serie di quaderni storici realizzati su iniziativa della Biblioteca Comunale di San Giovanni in Persiceto, paese natale di Pettazzoni - abbiamo così evinto che la collaborazione tra Callegari e il C.I.S.A. alla fine si è concretizzata ed è proseguita per almeno un lustro.



Alberto Asquini (da eBay)
Dopo la trasformazione del C.I.S.A. in "ente morale", il suo presidente Pietro Gorgolini, nonostante i finanziamenti, comincia a dare segni di insofferenza verso il nuovo corso deciso dal nuovo ministro degli esteri, Galeazzo Ciano. Seguono due anni circa di polemiche, che alla fine culminano con la clamorosa decisione di estromettere del tutto lo studioso calabrese da qualsiasi incarico nel Centro. La cosa avviene probabilmente sul finire dell'anno 1937, ma non è del tutto certo.[1]
Gorgolini si sfogherà poi (non senza ipocrisia) nel 1945, una volta certo che Mussolini e le sue squadracce non fossero più un pericolo, in un libello chiamato "La criminosa conquista del Centro italiano di studi americani (C.I.S.A.)".[2]

Ciano, così, pone alla presidenza uno dei più noti "dissidenti moderati" del regime: Alberto Asquini.
Costui era un giurista, considerato l'erede in pectore di Alfredo Rocco, "padre" dell'omonimo Codice Penale. Dopo che Mussolini lo ha nominato, in seguito all'epurazione di Giuseppe Bottai, sottosegretario responsabile per i servizi economici dell'industria e del commercio, Asquini inizia a mettere in dubbio la politica economica del regime basata sull'autarchia: per questo viene alla fine sollevato a sua volta dall'incarico, nell'ambito del rimpasto governativo del Gennaio 1935. Rimane comunque un aderente del partito fascista, e viene ricompensato con diversi incarichi - l'ultimo dei quali sarà commissario dell'IRI, fino all 1945 - tanto che alla caduta del regime pagherà con una sentenza di epurazione dagli incarichi di insegnante, annullata poi dal Consiglio di Stato nel 1948. [3]

Asquini non era uno storico, se non del diritto; la sua elezione, evidentemente, è da considerarsi una "compensazione" del regime per il suo allontanamento. E all'inizio del 1938, inizia la sua ristrutturazione del Centro.
Il giorno 8 gennaio 1938 il Consiglio di amministrazione del C.I.S.A, su proposta di Asquini, di pubblicare un Annuario e di istituire comitati scientifici; uno è quello di etnologia americana, presieduto da Raffaele Pettazzoni, e ne fannoi parte Roberto Almagià, Sergio Sergi, Renato Boccassino, Riccardo Riccardi, Antonio Mordini, Giuseppe Mazzini e, per l'appunto, Guido Callegari. Almagià sarà poi espulso a cusa delle infami leggi razziali, nel 1939; nel frattempo, entrano anche Renato Biasutti e Paolo Revelli Beaumont.
Raffaele Pettazzoni (da Wikipedia)
Callegari questa volta accetta e nella seconda riunione, in Febbraio, viene incaricato da Pettazzoni di redigere un elenco delle opere presenti nella biblioteca del Centro; sottopone un elenco di pubblicazioni scientifiche da acquistare al segretario generale, Ruggero Mazzi, nonché a quello dei comitati, che è Manfredi Azzarita, futuro personaggio della resistenza e vittima del massacro delle Fosse Ardeatine. [4]

Successivamente, nel 1939, Callegari e Pettazzoni hanno uno scambio di vedute sull'opportunità di pubblicare a mone del C.I.S.A. uno studio nel nostro studioso, "Civiltà Cibca". Nella bibliografia di Callegari non risulta nessuno studio con questo nome: probabilmente si tratta degli articoli comparsi a suo tempo su "Cultura moderna" e "Rivista di studi americani". Questo almeno sembra suggerire la risposta di Pettazzoni, che obietta che sarebbe meglio iniziare con materiale inedito, e non accetta la pubbicazione. Altre proposte di Callegari vengono rifiutate, quasi sempre per mancanza di fondi: la partecipazione in rappresentanza al 27° Congresso degli americanisti a Città del Messico, e la traduzione dallo spagnolo di "Culturologia" di Imbelloni. Nemmeno la sua offerta di cedere gratuitamente alcuni Atti dei passati Congressi degli americanisti viene presa in considerazione.

In una lettera del 1939 a Pettazzoni, Callegari si lamenta di tutto ciò; ma ci fornisce due notizie importantissime. Come prima cosa, sta pensando di chiedere il pensionamento (ha 64 anni, ormai) dall'incarico che copre in quel momento (alla Scuola di Commercio); inoltre si è procurato una serie di testi per iniziare il suo capolavoro: la traduzione del libro sacro dei Maya, il Popol Vuh. Callegari rivela che passerà l'estate a Coredo, in Trentino. [5]

Sembra di intuire le nuove motivazioni di Callegari che lo hanno convinto ad aderire al C.I.S.A.: vuole dedicare gli ultimi anni della sua carriera alla sua grande vera passione. Del resto, nelle lettere del periodo si lamenta della sua salute, e si sa che di lì a nemmeno dieci anni sarà pressoché cieco. I suoi progetti saranno ridotti in fumo - dalla guerra, dalla crisi e dal fatto che, comunque, dopo la caduta di Mussolini dovrà fare i conti con la sua collaborazione con le organizzazioni fasciste - e la sua traduzione del Popol Vuh, dopo tre rifiuti, alla fine non verrà mai pubblicata.

[1] Dizionario Biografico Trecccani - http://www.treccani.it/enciclopedia/pietro-gorgolini_(Dizionario_Biografico)/
[2] Sito Università di Stanford - https://searchworks.stanford.edu/view/3127987
[3] Dizionario Biografico Trecccani - http://www.treccani.it/enciclopedia/alberto-asquini_(Dizionario-Biografico)/
[4] Strada Maestra n. 54, pp. 53-232 - http://www.raffaelepettazzoni.it/ARTICOLI/Strada%20Maestra%2054.pdf
[5] Strada Maestra n. 55, pp. 121-251 - http://www.raffaelepettazzoni.it/ARTICOLI/Strada%20Maestra%2055.pdf; America precolombiana. G.V. Callegari, I Chibcha, “Cultura moderna” XLII, fasc. X, 1933, pp. 9 figg. 21 * (Op. Forti 380/22); G.V. Callegari, Idolatria e idrometria presso i Chibcha, “Rivista di studi americani” I/III Roma 1936; G.V. Callegari, Aurei e terrecotte dei Chibcha nei Musei Etnografici italiani, “Cultura moderna” Novembre 1937, pp. 4 figg. 7

domenica 31 gennaio 2016

Il gran rifiuto di Callegari

Spilla ufficiale del Congresso di Roma del 1926,
venduta su eBay nel Novembre 2015


Durante il ventennio, era richiesta la tessera del partito fascista anche per insegnare in una scuola guida (abbiamo avuto più testimonianze dirette); per cui, chiunque desiderasse un rapporto di collaborazione con le istituzioni dello stato fascista, doveva sottostare alle regole di obbedienza, e venire di conseguenza “inquadrato” dagli osservatori del regime.
Vi furono molti entusiasti della prima ora, ma anche molti scettici: la maggior parte dei primi resistette alle continue ingerenze del regime fino al suo crollo, mentre la maggioranza dei secondi, piano piano, si ritirò da ogni impiego per lo stato, anche se questo significava l'esilio, o una specie di “oblio”, dalle istituzioni accademiche italiane.
Callegari fu indubbiamente tra questi ultimi. La scarsità di pubblicazioni a suio nome a partire dall'anno 1937, oltre che dalle sue condizioni di salute, fu causata dal suo distacco dalle alte sfere del regime.

Tra gli entusiasti c'era Pietro Gorgolini: Nel Dizionario Biografico degli Italiani [1] Angelo D'Orsi scrive che costui, dopo essere caduto in disgrazia con il quadrunviro “nazionalista” e in particolare con Giorgio De Vecchi di val Cismon, responsabile del fascio torinese, venne riammesso nel partito dallo stesso Mussolini, che lo apprezzava, e diventò direttore delle edizioni di regime S.A.C.E.N. e dellla pubblicazione “Il Nazionale”.
Anche Ugo Antonielli, direttore del Museo Pigorini di Roma, era un propagandista fedele; nel 1924 in un istituto di Bologna, commentando le gesta di Oberdan, glorificò il regime in un modo così sfrontato, da provocare le reazione degli antifascisti presenti, tra i quali un giovane Giorgio Amendola, e la conseguente rissa [2].

Il primo incarico di Callegari per lo stato italiano fu svolto prevalentemante proprio con Antonielli, nonché con il prof. Ricciardi: il Congresso degli Americanisti a Roma 1926. C'erano altri personaggi più moderati ma altrettanto prestigiosi, come Orlando Grosso (direttore Ufficio Belle Arti e Musei civici di Genova), Pericle Ducati (studioso di Bologna correlato con Raffaele Petazzoni, commissario ministeriale Accademico) e Paolo Revelli, autore di “Terre d'America  e Archivi d'ltalia” edito a Milano nel 1926, un testo fondamentale. Scrisse Callegari: “Facemmo, per quanto novizi, una discreta figura, come ben si può vedere dagli atti pubblicati nel 1928”[3]; ma nel suo testo “Unicuique Suum”[4], sempre del 1926, già non lesinò critiche all'impostazione generale, che saranno ben chiarite anche da questa frase trovata in una lettera del 1934 a Pietro Gorgolini: "I finanziamenti stanziati nell’occasione da Mussolini per costituire la Società degli Americanisti italiani finirono nella stampa privata dell’opera “Gli americani” dell’etnologo-antropologo dell’Università di Roma Giuseppe Sergi"

Callegari, tornato dal suo viaggio in America, era stato convinto da Antonielli e alri come Giuseppe Mazzini, peruanista, ad aderire al progetto del Centro Italiano Studi Americanistici C.I.S.A. diretto da Gorgolini.
Il progetto prevedeva la liquidazione della della S.A.C.E.N., editrice de “Il Nazionale”, e l'uso dei fondi così trovati nella creazione, per l'appunto, del C.I.S.A.; progetto frenato per lungo tempo dall'odio tra Gorgolini e De Vecchi, nel frattempo diventato ministro.
Lo studioso veronese fece subito presente che non avrebbe tollerato gli “errori” compiuti nel 1926: in altre parole, che avrebbe vigilato perché il tutto diventasse effettivamente un'associazione a scopo culturale, e non di propaganda (almeno così sembra di capire).
Non ottenendo molta attenzione, nel 1935 Callegari si ritirò di fatto - poco dopo Revelli - con una lettera polemica in cui rivolgeva accuse all'intero apparato statale. Ma quando De Vecchi fece sopprimere il corso di Americanistica presso l'Università Cattolica di Milano, l'appoggio di Gorgolini contro questa decisione fece riavvicinare i due.
Dopo lotte con De Vecchi ed accordi con il conte Volpi di Misurata, presidente dell'Associazione Italo-Americana, il progetto semprò ripartire [5]
Ma in mancanza di certezze Callegari rifiutò un suo impegno a tempo pieno. In seguito, l'alleanza con il nuovo ministro degli Esteri Galeazzo Ciano, spostò gli scopi del centro da storici a social-politici
Il 24 Luglio Callegari rispose alle continue sollecitazioni di Gorgolini con freddezza e distacco: si lamentò che come sempre, non vi era  “il più piccolo principio d’effettuazione dei miei modestissimi desideri”, chiese di non esser incluso come Direttore generale del Consiglio direttivo e partì per il Trentino in vacanza.

La sua collaborazione si ridusse a qualche articolo pubblicato su “Rivista di studi americani”, edita dalla S.A.C.E.N. di Gorgolini.

Bibliografia

[1] Dizionario Biografico degli Italiani Treccani - Volume 58 (2002) (voce su Gorgolini di Angelo D'Orsi);
[2] Cerchia G.: "Giorgio Amendola. Un comunista nazionale - Dall'infanzia alla guerra partigiana (1907-1945)" Rubbettino 2004;
[3] Venturi F.:  Guido Valeriano Callegari, libero docente di antichità americane, “Civiltà veronese” a. II, n. IV, sett. 1989;
[4] Callegari G.V., Unicuique Suum, Verona 1926 (Catalogazione ufficiale gia’ esistente: Biblioteca Civica Verona - Op. Forti 356/7) - Polemiche Americanistiche, Congresso Romano 1926, Organizzazione e gestione;
[5] Amante, A., La verità sul centro italiano di studi americani (C.I.S.A. 1932-1937). Origini, sviluppi, affermazioni, Società anonima casa editrice nazionale (S.A.C.E.N.), Torino 1937, pag. VI.

mercoledì 16 dicembre 2015

Giovanni Virginio Schiaparelli



Premettiamo che, nello stesso diminio ch ospita questo blog, ne è presente già un altro interamente dedicato a Giovanni Virginio Schiaparelli (http://centenarioschiaparelli.blogspot.it/), compilato nel 2011, che è stato un'indubbia fonte di ispirazione e dati.

All'osservatorio astronomico di Brera in Milano, nella seconda metà dell'800, visse ed operò Giovanni Virginio Schiaparelli, studioso di varie branche della scienza naturale, ma soprattutto astronomo.
Il telescopio a rifrazione Merz
in restauro all'osservatorio di Brera

Egli, servendosi di un rifrattore Merz acquistato grazie ad un finanziamento, osservò a lungo la superficie di Marte, individuandovi delle linee, che non esitò a chiamare canali e a classificare come presunto frutto di intelligenza e laboriosità di esseri viventi.

In reazione alle sue ipotesi, il mondo si divise tra scettici ed entusiasti. In questo secondo gruppo troviamo anche Callegari, oltre ad uno dei suoi maestri riconosciuti, Camille Flammarion, e a Percival Lowell, altro pioniere dell'astronomia e scopritore tra l'altro del pianeta Plutone (chiamato con questo nome in quanto cominciava con le iniziali di Lowell).
Le posizioni sin troppo nette di scienziati come Lowell causeranno una sorta di mania frenetica sulla vita extraterrestre, che avrà il suo culmine nella famosa psicosi scatentata dalla trasmissione radiofonica di Orson Welles.
In realtò, delle affermazioni di Schiaparelli molte si rivelarono col tempo errate. Le "nuvole di vapore acqueo sulle superficie di Marte" furono riconosciute da W. Campbell come appartenenti all'atmosfera terrestre, e W. Stoney dimostrò che l'tmosfera marziana non era in gradi di trattenere un gas così leggero. E, basandosi sulle osservazioni di E. Maunder (macchie solari), Antoniadi e Cerulli osservarono il pianeta rosso con più precisione - servendosi di strumenti più evoluti, non dimenticando anche che la vista di Schiaparelli era già difettosa e in continuo peggioramento - concludendo che le linee classificate come canali erano in realtà successioni di punti.
Questo però avvenne quando Callegari aveva quasi abbandonato gli studi astronomici. Egli vi era arrivato partendo dall'opera di Flammarion di cui abbiamo già parlato in un post del 2013. 
Saputo del lavoro di Schiaparelli, Callegari scrisse della ricerca critica sulle osservazioni astronomiche contenute nelle Sacre Scritture ebraiche, istituendo confronti con i monumenti babilonesi: "Mazzaroth non dev’esser già la Grande Orsa, ma Venere stessa, ch’ebbe nome plurale un tempo, prima che si conoscessero le due sue apparizioni"; l’approccio comparativo resta il cuore dell’indagine[…]"[1]. 
Schiaparelli si era espresso così su Flammarion: “la dottrina della pluralità dei mondi abitati da esseri viventi e intelligenti ha trovato ardente apostolo in Camillo Flammarion, dotto e immaginoso scrittore, nel quale la scienza copiosa ed ordinata dei fatti d’osservazione non impedisce l’esercizio di una fantasia potente... egli si è proposto di sottrarre questo tema alla fantasia dei poeti... di dargli così tutto quel grado di logica consistenza e di probabilità empirica di cui è capace l’apparato scientifico” [2]
L'ipotesi di Schiaparelli sui canali marziani costruiti fu salutata da Callegari scomodando famosi ingegneri: “[…]da far impallidire i Sesostri, i Ramesse, i Lasseps sulla Terra!” [3]
Poi, come già detto, lo studioso veronese prese un altra direzione nel suo sforzo di conoscenza.
Schiaparelli si ritirò nel 1898 dalla sua attività di osservatore, a causa delle sue condizioni di salute e dell'inquinamento luminoso che a Milano cominciava già allora ad essere un problema per gli astronomi! Ma rimase fedele alle sue teorie. Negli ultimissimi anni, le esplorazioni su Marte sembrerebbero adirittura ridargli un briciolo di ragione…

BIBLIOGRAFIA

[1] CALLEGARI G. V., RINONAPOLI L. V., La discesa di Isthar all’Inferno, Cagliari 1903, Bullettino Bibliografico della Rivista di Storia Antica, nuova s., a. VII, fasc. 2/3, 1904; id., Peregrinazioni mitologiche contributo alla mitologia comparata di G. V. Callegari, Castaldi, Feltre 1909, pp. 10-12; 
[2] SCHIAPARELLI G., L’astronomia nell’Antico Testamento, Hoepli Milano 1903
[3] CALLEGARI G. V:, Flammarion, Firenze 1910/ Napoli (CATALOGAZIONE GIA’ ESISTENTE: Biblioteca Civica Verona - 179.1 2669/13; Biblioteca Civica Rovereto - W 51.18 (3.))
Inoltre. G De FLORENTIS, I Pianeti e le Stelle, De Vecchi Editore 1977

mercoledì 4 novembre 2015

Annuncio: il secondo volume su Callegari è disponibile, ecco un estratto

Dopo due mesi di duro lavoro, soprattutto scolastico, siamo in grado finalmente di comunicarvi che il secondo volume del progetto editoriale su Callegari è disponibile! Fate click sulla solita area sopra l'elenco del link, qui a destra, per ordinazione e dettagli. 
Eccovi un piccolo estratto, e una foto scattata personalmente da noi al Museo Archeologico di Genova durante un esposizione della Collezione Lunardi. 
Contiamo ora di riprendere presto la pubblicazione di post con una certa frequenza, impegni permettendo.

Nel 1933 Callegari giungeva d’altronde a concludere questo suo ostinato tentativo di valorizzazione delle collezioni precolombiane italiane. Veniva organizzata infatti in Maggio a Roma presso il Palazzo della R. Calcografia la “Mostra dell’Arte antica dell’America Latina” per iniziativa della Direzione generale delle Antichità e Belle Arti: vi convergevano le collezioni torinesi, genovesi, del Museo Pigorini, come del Museo di Antropologia ed Etnologia di Firenze. Lo studioso veronese collaborò alla pubblicazione del libretto illustrativo della mostra, composto di trentasette pagine e di nove tavole raffigurative: in particolare firmò la presentazione e l’elenco con brevi cenni descrittivi dei reperti. […]

Proseguivano però le “difficoltà” editoriali. Seguiamo ancora le tracce bibliografiche di Franco Venturi: “(Callegari) nel maggio del 1935 riesce a realizzare, con la Biblioteca d’Arte di Roma, un progetto per la pubblicazione di un’opera assai importante: Arte antica d’America nei musei d’Italia, con 64 tavole, prefazione e testo esplicativo. Purtroppo l’improvvisa scomparsa del  direttore di questa casa editrice, Mario Recchi, impedisce l’effettuazione di tale opera[…]”. Nel fondo inedito della Civica ho ritrovato alcuni documenti che si riferiscono anche a questa “scommessa” editoriale mancata (“magnifico progetto che probabilmente nessun altro - credo - penserà di condurre a termine”, chiosava Callegari nelle sue memorie del 1941) e che dimostrano come essa già dal 1933 era decisamente in fase avanzata di sviluppo.

[…] il Segretario del Centro Italiano di Studi Americani di Roma Ruggero Mazzi scrive l’11 Marzo 1942 una lettera al professore veronese per “gradito incarico dell’Ecc. Pettazzoni” al fine di chiedere di “inviare al Centro l’articolo sulle Suppellettili Maya […] che sarà esaminato… per una eventuale pubblicazione nei nostri Quaderni”; il nostro risponde il 15 Marzo inviando il dattiloscritto di “Suppellettili antiche dei Maya nei musei di Torino, Firenze e Roma”, corredato da diciotto fotografie originali dei reperti e concludendo “gradirò un gentile cenno… lieto se favorevole” (la richiesta non ebbe seguito dai documenti che ho consultato).
Pendente Maya ritrovato in Costa Rica
(dalla Collezione Lunardi)

lunedì 31 agosto 2015

Callegari all'Accademia degli Agiati a Rovereto


L'Accademia degli Agiati di Rovereto (Trento) è un'associazione culturale, che ancora oggi, dopo due secoli e mezzo di vita, può vantare una fama ed un seguito indiscussi.
Callegari ne è stato apprezzato socio, e ha avuto in quella sede incontri importanti come quello con il poeta e letterato Lionello Fiumi.
Possiamo trovare documenti sullo studioso conservati nel curato archivio roveretano.

Accademia degli Agiati di Rovereto, Fondo Registro dei soci, scatola 115, n. 702.1 Dati biobibliografici, schede personali, materiale relativo all’attività scientifica

“Giornale di Genova” 24/10/28, Lionello Fiumi
Confidenze di un americanista d’Italia. Guido Valeriano Callegari l’eterno reduce - Gli italiani al Congresso Internazionale di New York - Scienziati di venti paesi - La ricca messe di comunicazioni - Alla casa degli italiani
“il più dotto messicologo d’Italia, asso in fatto di studi precolombiani[…] nel medesimo alberguccio affumicato di Roue du Foubourg Saint-Honoré dove lo intervistai lo scorso inverno quando tornava dal Messico, glorioso di una scoperta archeologica di prim’ordine”, quella della tomba mixteca della principessa Donaij[…] sono giunto dal XXIII Congresso Internazionale degli Americanisti di New York[…] graditi compagni il dott. Cipriani docente di Antropologia dell’Università di Firenze e il prof. Tagliavini docente in Lingue Romanze dell’Università di Nimega[…] fu interessante la relazione di Antropologia del Cipriani[…] di Tagliavini, che invitò a raccogliere i manoscritti di linguistica presenti nelle Biblioteche italiane in vista di una catalogazione generale”, “delle nostre istituzioni furono presenti solo la Società Italiana di Antropologia[…] “le relazioni hanno avuto una ripercussione notevole nel mondo degli studiosi[…] la relazione Kroeber sulle relazioni culturali tra le due Americhe, quella di Uhle sull’origine dell’uomo americano e sulla civilizzazione del continente, di P. Gusinde sui miti del Sud America, del Reichard sulle forme dell’arte antica americana, di P. Koppers sulla mitologia delle civiltà remota comparata tra Australia e Sud America, un tema da romanzo affascinante”, ma particolare riguardo alle relazioni “di Morley su Chic’en Itzà, sui nuovi scavi, di Termer sui Quichè, di Penck sull’origine dell’uomo americano, di Blom sulle ultime esplorazioni delle regioni Maya[…] mi interessarono in modo particolare, date le mie predilezioni

“Cronache letterarie” 30/4/1911, copia di G. V. Callegari, “Arte antica Occidentale 1. La pittura nell’Antico Messico”,

Una schedina manoscritta in cui è annotato “Callegari G. V., Saggio di mitologia comparata, Rovereto 1914”

Copia di un depliant illustrato della casa editrice del Beato Angelico di Milano per promuovere vendita per sottoscrizione di “L’Enigma Maya” di G. V. Callegari

Due schedine dell’Archivio dell’Accademia Roveretana degli Agiati di Scienze, Lettere e Arti di Rovereto, che riportano annotazioni anagrafiche:
Titoli accademici (I) - ib. doc. ant. amer. Un. Cattolica del Sacro Cuore 1928-1935;
Notizie personali (I)  - docente in Antichità Americane presso l’Università Cattolica di Milano;
Pubblicazioni e rapporti particolari con l’Accademia - ibliografia americana, Verona pp. 19 1906/1950, Curriculum vitae e pubblicazioni americane, Don Bosco Verona 1906-1954[…] Il Cavalier Lorenzo Boturini-Benaduci, in Atti s. II, vol. XII (1916?), La tradizione del diluvio, Atti s. III, vol. XII, fasc. I 1906[…] Saggio di mitologia comparata, Atti s. IV, vol. I[…] Sul Druidismo nell’antica Gallia 1904[…] L’Antico Messico 1907, Peregrinazioni mitologiche 1909[…]  La mia escursione archeologica in Messico 1923[…] Maya Ars 1932[…] La civiltà degli antichi Chibcha 1942, L’agricoltura nelle antiche civiltà precolombiane 1941/1942 Atti dell’Accademia di agricoltura, scienze e lettere di Verona, 1944 Popol Vuh prima traduzione italiana in corso di stampa;
Ulteriori notizie (II) invitato dal Governo messicano nel 1923 e nel 1927, delegato dal Governo Italiano ai Congressi Americanistici Internazionali del 1908, 1924, 1926, 1928, 1930, 1932, 1935, 250 regolari lezioni universitarie, molte conferenze con proiezioni, membro permanente di parecchie accademie scientifiche.

Accademia degli Agiati di Rovereto, Fondo Registro dei soci, scatola 115, n. 702.2 Corrispondenze con l’Accademia del socio Guido Valeriano Callegari

Cartolina postale, Callegari a Cav. Carlo Teodoro Postinger, Presidente dell’I. R. Accademia Roveretana degli Agiati, 31/05/1909 da Feltre - Schiaparelli, Astronomia e cosmografia babilonese
Cartolina postale, Callegari a Segretario dell’I. R. Accademia Roveretana degli Agiati, 11/03/1914 (Antonio Zandonati, nda) da Padova - Saggio mitologia comparata, stampa tipografica, invio a Sorbonne a Parigi.

LINK

Voce Wikipedia su Lionello Fiumi
Sito dell'Accademia degli Agiati

"L'Aldilà dei Nahua": dsegno a china raffigurante
la divisione dell'oltretomba secondo quella popolazione,
argomento citato nell"Enigma Maya"-


giovedì 2 luglio 2015

Una grande opera mai realizzata


Questa è un'anticipazione del nuovo libro sulle collezioni americanistiche che speriamo di completare presto.

Scrive Franco Venturi [1]: “(Callegari) nel maggio del 1935 riesce a realizzare, con la Biblioteca d’Arte di Roma, un progetto per la pubblicazione di un’opera assai importante: Arte antica d’America nei musei d’Italia […] Purtroppo l’improvvisa scomparsa del  direttore di questa casa editrice, Mario Recchi, impedisce l’effettuazione di tale opera...”. 
Nel fondo Inedito Callegari della Biblioteca Civica di Verona, troviamo diversi documenti su questo “magnifico progetto che probabilmente nessun altro - credo - penserà di condurre a termine”, come Callegari scrive nelle sue memorie del 1941:
- una lettera intestata “Biblioteca d’arte Editrice” - Palazzo Ricci - Roma, del direttore editoriale Mario Recchi a Guido Valeriano Callegari, datata 15 Luglio 1933, in cui si stabilivano accordi per ottenere dalle Ambasciate e dai Consolati latino-americani sussidi alla pubblicazione di un libro. 
- una lettera del 21 Agosto 1933 il Consul du Mexique J. Rodolfo Lozada rassicurava Guido Valeriano Callegari: “creo que atiendo a los numerosos amigos que tien usted en el mondo americanista, serà possible colocar algunas subscriptiones”; 
- una lettera del 3 Maggio 1935 intestata “Biblioteca d’arte Editrice”- Palazzo Ricci Roma del direttore Mario Recchi a Guido Valeriano Callegari, sui finanziamenti per la pubblicazione di “Arte precolombiana nei Musei d’Italia”; 
- una copia della sottoscrizione internazionale per la pubblicazione e fornitura del testo “Precolumbian Antichities in Italian Museums with about 100 Illustrations and a Bibliography” di G. V. Callegari “lecturer of American Antichities of Italian University” edito dalla Biblioteca d’arte di Roma, dove si legge “The Italian prehistoric Museums contain a large material of precolumbian art and archeology, certainly important... most important pieces of the Museums in Turin, Genoa, Florence, Rome et other cities", nonché accenni sulla sua distribuzione "according to geographical and chronological order: Mexico, America Centrale...” [2].
Apprendiamo che, in realtà, l'opera non fu mai portata a termine da diversi scritti, rintracciabili sempre nel Fondo:
- un gruppo di carte dattiloscritte che costituiscono più copie dello stesso scritto, e riportano diverse datazioni in penna, dal 1938 (la versione inglese) al 1941 (l’ultima modificata italiana);
- scritti, successivo al 1934, quindi dopo che la collaborazione con la Rivista del Touring Club Italiano è terminata, dove non v’è traccia di pubblicazione nelle bibliografie varie edite o manoscritte che ho esaminato, ad eccezione di un accenno sulla memoria di Callegari del 1941 ad una eventuale stampa sulla rivista di divulgazione “L’Illustrazione del medico”, che però risulta irreperibile;
- il ritrovamento della sottoscrizione per il volume della Biblioteca d’arte di Roma, che lascia intendere che si tratta di un progetto editoriale fortemente connesso a quello, e le datazioni così distanti confermano che quell’ambizioso programma non fu poi realizzato.

[1] F. Venturi, Guido Valeriano Callegari, libero docente di antichità americane, “Civiltà veronese”, a. II, n. IV, 1989, pagg. 76-78
[2] (15) BCVr, FIC, lettera intestata “Biblioteca d’arte Editrice”-Palazzo Ricci Roma del direttore editoriale Mario Recchi a Guido Valeriano Callegari, 15 Luglio 1933; lettera 21 Agosto 1933 del Consul du Mexique J. Rodolfo Lozada a Guido Valeriano Callegari; lettera 3 Maggio 1935 intestata “Biblioteca d’arte Editrice”- Palazzo Ricci Roma del direttore Mario Recchi a Guido Valeriano Callegari, copia della sottoscrizione internazionale per il testo “Precolumbian Antichities in Italia Museums... with about 100 Illustrations and a Bibliography”

sabato 30 maggio 2015

Federico Lunardi

In una busta del Fondo Callegari della Biblioteca Civica di Verona, troviamo una lista di testi che trattano argomenti relativi alla popolazioni native americane. In particolare, ad un tratto, si legge: "i testi di Lehmann del 1938, di Diego de Landa del 1928, di Lunardi, di Mimenza Castillo".
Non vi sono altre indicazioni su Lunardi, ma tutto lascia supporre che il riferimento sia ai "libretti" dell'arcivescovo Federico Lunardi, nunzio apostolico del Vaticano, stabilitosi in vari paesi della'America Centro-Meridionale, dal 1920 alla sua morte (1954).
Callegari non risulta averlo mai fisicamente incontrato, poiché Lunardi non è mai stato in Messico, e ha lasciato Cuba quando lo studioso doveva ancora mettervi piede.
Federico Lunardi, per tutta la sua esistenza, ha avuto l'abitudine di annotare tutto ciò che scopriva a mano a mano, sui dei piccoli libri, per l'appunto, dai quali poi ha ricavato diverse opere, stampata quasi tutte in spagnolo e portoghese. Ma non si è limitato a scrivere: ha collezionato una cospicua quantità di reperti archeologici, formando così la Collezione Lunardi.
Le foto che seguono sono state realizzate durante un'esposizione della collezione a Genova.

Bibliografia

Fondo Callegari Bib. Civ. Verona
Wikipedia