lunedì 24 febbraio 2014

Cassiano Conzatti

Dopo i giorni dell'ambientamento e della presentazione all'ambiente politico e accademico della capitale, il viaggio si pone sempre più come un'occasione per i contatti accademici e culturali più capillari ed estesi, alternati alle esplorazioni archeologiche.

Alfonso Luis Herrera (immagine
cortesemente fornita dal dr.Julio Llorente
dell'Università Americana del Messico)
Fruttuosa è la visita al Museo de Historia Natural: "frequentai più volte il laboratorio e il Museo di Scienze Naturali diretto dal Dr. Alfonso Herrera che mi onorò della sua amicizia e molto da lui appresi anche in escursioni sulla flora e fauna del paese"; lo scienziato "ha fondato un grandioso giardino zoologico e un parco botanico ove, 4 secoli or sono, a Chapultepéc, esistevano i meravigliosi giardini di re Montezuma... al dire degli storici indigeni e spagnoli che li videro non essere inferiori a quelli leggendari di Semiramide!" (2). Alfonso Luis Herrera prosegue la tradizione del padre, che appartiene al ristretto novero di scienziati che ad inizio del XX secolo hanno rifondato la botanica messicana grazie alle numerose esplorazioni nel Sud-est del paese e alla fondazione e gestione di riviste specializzate come "La Naturaleza". Dopo aver diretto la Commissione di Parassitologia agraria nel 1907, fonda alla luce dei frequenti contatti con l'ambiente accademico internazionale il Museo di Storia Naturale del Mexico e conduce la Direcciòn de Estudios Biologicos a dipendere amministrativamente dalla Secretarìa de Agricultura y Formento, come le più prestigiose istituzioni accademiche messicane. È proprio nel 1922 che i suoi sforzi si concentrano nel giardino botanico del bosco di Chapultepec, nella disposizione di una ricchissima collezione botanica, e chiama allora i migliori scienziati del paese a collaborare... tra cui Cassiano Conzatti (nel 1919 "Jefe de Seccion" e nel 1922 Explorador Naturista per lo stato di Oaxaca), un trentino emigrato in Messico e che ha fatto fortuna come scienziato naturalista, un incontro tra i più rilevanti nel viaggio di Callegari. 

Cassiano (Bartolomotti?) Conzatti
(Civezzano, TN , 13/8/1862 -
Oaxaca,  2/3/1951)
conosciuto in Messico anche come
Gabriel Canseco Conzatti
(foto tratta da Wikipedia inglese)
Le storie di Conzatti e di Callegari si intersecano in occasione del viaggio del professore veronese e restano intracciate per molti anni (moriranno entrambi, all'inizio degli anni Cinquanta, Conzatti nel 1951, Callegari nel 1954). Giunto in Messico nel 1881 all'età di 19 anni per sfuggire dal servizio militare sotto l'odiato austriaco (assieme alla madre, alla morte del padre e in ristrettezze economiche, approfittando dei viaggi organizzati dalla Compagnia di navigazione Rovatti & C. che cerca su accordo col governo messicano lavoratori europei per fondare nuove colonie), nel tempo libero Conzatti ha sviluppato da autodidatta una conoscenza ricca e sistematica delle piante della valle di Oaxaca dove risiede (memore dei trascorsi al ginnasio di Rovereto e all'inclinazione spiccata per lo studio delle scienze naturali) e nel 1909 vi fonda un giardino botanico. Si è distinto prima nell'insegnamento dell'antropologia e della pedagogia nelle Scuole normali modello di Orizaba e di Jalapa. Il Presidente Porfirio Diaz è un oaxaquegno e aiuto lo sviluppo della Scuola Normale dello stato della Valle di Oaxaca che viene abbellita e retaurata durante la presidenza di Conzatti. Il naturalista trentino si da per alcuni anni ad un intensa attività educativa, fondando riviste pedagogiche e arruolando maestri, nel contesto della "questione sociale" dell'educazione popolare; libertà, tolleranza anche religiosa, culto della ricerca scientifica contraddistinguono i felici anni di Oaxaca, per cui nel 1917 diviene consigliere comunale nel "libero consiglio" della città. Nel frattempo collabora con vari erbaristi e inizia un ricco e completo erbario personale, mentre inizia a pubblicare "Flora sinòptica mexicana" nel 1895 e "Los géneros vegetales mexicanos" nel 1903. È inteso ad elaborare una monumentale tassonomia della flora messicana che vedrà la luce solo nel 1946. Entra dopo la rivoluzione e la riforma universitaria del 1910 tra i cattadratici della scuola nazionale come "profesores en ciencas naturales", accanto al nucleo di nuovi e giovani botanici che con Herrera stanno moltiplicando le esplorazioni naturalistiche nella Valle del Mexico e i contatti con le istituzioni straniere per condividere risultati e sprovincializzare l'ambiente locale (Carlos Reiche, Guillermo Gàndara autore di "Plantas útiles mexicanas" (1917), "Sistema dilemático para clasificar las familias de las plantas fanerógamas mexicanas" (1917), Maximino Martìnez). Nel 1919 Herrera lo nomina "esplorador naturista" della valle di Oaxaca e diviene socio della Sociedad de Historia natural. Nel 1922 è ispettore scolastico per la Segreteria federale della Istruzione pubblica. Al ritono dal Messico Callegari si terrà in contatto con Conzatti, lo proporrà come socio all'Accademia degli Agiati di Rovereto, nel fondo dell'istituzione vi è una lettera di risposta del Conzatti del 23 Luglio 1924 alla corripondenza del Callegari del 16 Giugno, in cui da esito delle infruttuose ricerche su un testo riguardo le antiche leggende messicane del Quintero ma invia peraltro uno studio statistico sullo stato di Oaxaca, cui accompagna un piccolo volume del Conzatti stesso sulle propeità naturalistiche dello stato e alcune cartoline postali di Oaxaca e Monte Alban, che ritroviamo tra i materiali iconografici del Fondo Callegari presso la Biblioteca Civica di Verona. Conzatti poi si racconta succintamente: "nacqui l'anno 1862, all'età di 19 anni, per non fare il servizio militare sotto l'Austria che detestava, me ne son scappato via e son venuto al Messico ove mi trovo dal 1881... rimasi fino al 91 nello stato di Veracruz ove dopo aver ottenuto il diploma di professore, fui vicedirettore alla Scuola Normale di Jalapa e più tardi della Scuola Cantonale di Orizaba... nel luglio dello stesso anno venni alla scuola normale di Oaxaca come direttore, impiego che conservai fino al 1910... creai l'Orto Botanico e la Stazione sperimentale di agricoltura sotto gli auspici del Ministro dell'Agricoltura e Formento... esso fu distrutto e abbandonato in cinque anni dalla rivoluzione che ancora non finisce, e allora fui nominato naturalista esploratore dello stato dalla Direzione degli studi biologici... fino al 1922 che fui rimosso (sigh!) a rappresentante la Secretarìa de Educacion Publica in questo stato e adesso ho il carattere d'Ispettore Scolastico Federale... ho pubblicato "Flora simplica mexicana"... "monografia del Arbol del Tule"... "Carta biologica de l'estado de Oaxaca"... "Nueva flora mexicana"... "Las plantas alimentares utilizadas en mexico"... "Las regiones geografico-botanicas del'estado"... ho una voglia matta di visitare l'Italia superiore e specialmente il Trentino... purtroppo dovrò rassegnarmi a non vederla più perchè sono stato rovinato dalla Rivoluzione... le mie condizioni economiche non mi consentono tale lusso... dacchè sono al Messico non ho mai parlato l'italiano per mancanza d'opportunità... la benedico dal fondo del cuore"... Forse s"intravvede un rapporto non idilliaco con le complesse vicende "rivoluzionarie" messicane, Conzatti è soggetto dal 1910 a frequenti periodi di malattia che lo distolgono dall'insegnamento, definitivamente dal 1928, quando di dedicherà completamente agli amati studi naturalistici, a lungo resterà la corripondenza epistolare rada ma costnte con l'amico Callegari... Oggi il giardino botanico sulla flora autoctona dello stato di Oaxaca è Jardìn Conzatti, inaugurato nel 1950 (3).

La lettera di Conzatti conservata
al Museo Civico di Rovereto
(1) = CALLEGARI G. V., La mia escursione archeologica al Messico, "Atti e memorie dell'Accademia di agricoltura, scienze e letttere di Verona", s. IV, vol. XXV, 1923, pp. 274-275; BCVR, FIC, Cartella C1, Istituto Geologico, facciata principale; BCVR, FIC, Cartella C1, facciata de la Biblioteca Nacional, Escuela de Mineria.
17 = CALLEGARI G. V., La mia escursione... cit., p. 275; BCVR, FIC, Cartella C1, facciata del Museo Nacional de Historia Natural (vetrine e sale interne di detto museo).
18 = CALLEGARI G. V.,  - Un italiano, onore della patria lontana - Carlo Conzatti, "Le vie d'Italia e dell'America Latina" XII 1924, pp.2; Callegari proporrà il naturalista trentino all'Accademia degli Agiati di Rovereto come socio estero, ACCADEMIA DEGLI AGIATI ROVERETO, Archivio, fondo Registro dei soci, Corrispondenze, sc. 115 702.2, Cartolina postale di Callegari al Segretario dell'Accademia, 30/01/1929 da Verona, "scrivo in questi giorni al prof. Conzatti a Oaxaca, la prego di dirmi cosa ha deciso l'Assemblea dei soci residenti circa la sua eventuale nomina, già proposta, a socio"; A. Lancellotti, Il viaggio d'uno scienziato italiano in Messico. Conversazione con l'americanista G. V. Callegari, "Corriere d'Italia" 17/6/1924, "Conzatti medico e biologo si è trasferito e stabilito da 40 anni in Messico"; L. Fiumi, Italiani nel mondo. Intervista con G. V. Callegari, , "L'Arena" 21/3/1928, "Conzatti ingegnere trentino"; BCVR, FIC, Cartella C4, cartolina postale di Monte Alban, Oaxaca, nel retro di scrittura del Conzatti "Oaxaca, 7/1/35 Dottor carissimo... i lavori di Montealban progrediscono discretamente... stante la mancanza di quattrini, unica merce capace di muover tutto in questa misera valle di Cortés. Adesso è pressappoco un anno che i lavori lassù si sono interrotti... si pensa di costruire uno spazio di teatro aperto il cui bozzetto fu presentato pochi giorni fa da un nostro compatriota, il caro Francesco D'Amico"... la scrittura del testo "Flora faxonemica messicana" lo impegna allo strenuo delle forze e gli impedisce il tempo libero; "Popolo d'Italia" 19/6/1928, s.a., Gli italiani nel mondo. Due scienziati nel Messico (si parla di Callegari e Conzatti); Archivio dell'Accademia degli Agiati di Rovereto, fondo Corrispondenza dell'Accademia e dei soci, fascicoli personali, sc. 128   754.8, lettera di C. Conzatti a G. V. Callegari, 23.07.1924; PASSERINI A., Conzatti da sacco, eroe messicano, "Alto Adige" 17/04/2001; Cassiano Conzatti. Il biologo e pedagogo trentino, a cura di Renzo Tommasi, Museo Civico di Rovereto, XCV, Rovereto 2004, pp.148;

venerdì 14 febbraio 2014

San Juan Teotihuacan

Agli inizi del XX secolo Leopoldo Batres, ufficiale dell'esercito messicano, amico di Porfirio Diaz e appassionato d'archeologia, diviene Ispettore dei Monumenti Archeologici e, dopo averne iniziato lo studio nel 1884, dirige la prima grande campagnia di scavi nell'area attorno al 1905 per farne un grande monumento nazionale a calebrazione del primo centenario dell'indipendenza dalla Spagna nel 1910 (in verità già sotto la reggenza imperiale di Massimiliano d'Asburgo a metà Ottocento sono iniziati gli scavi attorno alle piramidi di Teotihuacan, fotografate da Charney nel 1880). Batres dimostra limitate conoscenze e competenze: si erge per puro abbellimento una terrazza supplementare sulla Piramide del Sole (il cui restauro verrà  poi ultimato nel 1926), prima inesistente! Teotihuacan, in lingua nahuatl, significa "città degli dei": una zona di templi-piramidi (nel 1913 risalta il restauro del Tempio Maggiore sulla base degli studi di Manuel Gamio) costituenti il centro religioso ed edifici residenziali (assieme ai più tardi palazzi d'uso civile, come il Quetzalpapàlotl e il Palazzo dei Giaguari) che ospitarono circa 100.000 abitanti attorno al 650 d. C.; un impianto urbanistico rigorosamente geometrico, per cui nel Viale dei morti da Nord a Sud si svolgevano le cerimonie lungo due chilometri e ai due estremi erano la Piramide della Luna e il recinto con la Piramide di Quetzalcoatl, il serpente piumato, mentre la Piramide del Sole, la più grande, stava in centro. Decaduta dopo il VIII secolo, forse per la pressione dei popoli nomadi o per contrasti interni, la città è identificata con l'epopea azteca, quando quel popolo vi si insediò già in epoca di decadenza, terminale di un lungo e in parte ancora sconosciuto processo di migrazioni di popoli nahuatl quando gli Aztechi subentrarono per assimilazione culturale ai popoli precedentamente stanziati. Gli studi su Teotihuacan iniziano negli anni Venti a delineare l'area culturale mesoamericana dai deserti messicani all'Honduras come una Koinè culturale e non politica, che prende spunto dalla diffusione della civiltà Olmeca e si caratterizza con elementi come la costruzione di piramidi, l'uso del calendario e della scrittura geroglifica, l'adozione del gioco della pelota, la supremazia di una casta sacerdotale che ispira stati teocratici, la presenza centrale delle divinità del serpente piumato (Quetzalcoatl) e del dio della pioggia (Tlaloc), il diffuso commercio di lusso di conchiglie, corallo, piume e ossidiana, la pietra più ricercata. Il Viale dei morti segue la traiettoria dell'anno solare (Miccaotli): un criterio di tipo cosmico-astronomico orienta l'area per consentire ai sacerdoti di calcolare con precisione i cicli del calendario. Callegari frequenta Teotihuacan sulla base degli studi dell'archeologo che l'ha più influenzato, dai tempi dei primi testi a stampa del decennio precedente, Eduard Seler, Direttore dell'Istituto Archeologico del Messico dal 1910 e membro della Società Italiana di Antropologia ed Etnologia di Firenze, e di Javier Pañafiel, indagatore d'inizio secolo sulla civilizzazione nahuatl e sull'etimologia amerinda.

Tollan, Teotihuacan antica, è la città mitica tolteca in cui si è originato il culto di Quetzalcoatl, e la civiltà tolteca è stata la matrice della cultura azteca, quando i "messicani" giunti nella valle dell'Anahuac e intorno al lago Texcoco hanno assorbito e fatto proprio quel repertorio di miti e cultura (Toltecayotl, in lingua nahuatl è un sinonimo di cultura), adottandone il pantheon (Tlaloc/Huitzilpochtli, la dualità acqua-fuoco). Callegari ci lascia nel repertorio iconografico e fotografico del fondo inedito della Biblioteca Civica alcune immagini degli scavi nell'area denominata "bagni di Netzahualcoyotl". Questo ‘tlatoani' di Texcoco fu, come molti guerrieri nei momenti di pace, poeta,e conosciamo attraverso questi scritti in nahuatl (già rilevati nel 1582 da Juan Batista de Pomar, che iniziò a trascrivere i caratteri nahuatl in latino) forse più aspetti di vita reale rispetto ai testi ‘ufficiali' aztechi: "Zan te te yenelliaca zan tlahuacoin ipal nemoani In cuix nelli ciox amo nelli? Quen in conitohuain ma oc on nentlamatiin toyollo.... zan no monenequiin ipal nemoani! Ma oc on nentlamatiin toyollo" , è il breve poema del re contenuto nella raccolta "Lament on the Fall of Tenochtitlan", che in inglese è stato tradotto in epoca più recente rispetto ai tempi di Callegari, "Is it you, are you real? Some had talked nonsense. Oh, you, by whom everything lives, is it real?, Is it not real? This is how they say it. Do not have anguish in our hearts! I will make disdainful, oh, you, by whom everything lives, do not have anguish in our hearths!– Netzahualcoyotl, lord of Texcoco". 

Veduta della "Ciudadela" di Sna Juan Teotihuacan
(dal Fondo Callegari della Biblioteca Civica di Verona)

La testa del serpente piumato scolpito sulla Piramide del Quetzalcoatl
(dal Fondo Callegari della Biblioteca Civica di Verona)

lunedì 13 gennaio 2014

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Salve a tutti.

In quest'ultimo periodo abbiamo intrapreso un massiccio lavoro di catalogazione del nostro archivio.
Purtroppo la sorte non è stata dalla nostra parte; abbiamo avuto problemi, malanni di stagione, guasti informatici, insomma un po' di tutto.
Per questo motivo non ci facciamo sentire, con nuovi post, da tempo.

Ora ci siamo rimessi in carreggiata, e vi preghiamo di pazientare ancora qualche giorno: sono in arrivo molte novità, speriamo interessanti.

A presto

venerdì 13 dicembre 2013

L'inizio del viaggio di Callegari



Hiller Giglioli
Il Duca di Loubat
Nel 1923 Guido Valeriano Callegari, appassionato cultore dell'arte antica mesoamericana, compie un lungo e articolato viaggio in Messico, nato come possibilità di escursione archeologica nei luoghi da lui descritti in precedenti pubblicazioni, ma che lo avvicinano tout court alla cultura e alla società messicana. Nella relazione scritta all'Accademia di agricoltura, scienze e lettere si definisce "appassionato studioso d'antichità precolombiane, studi che purtroppo nel nostro Paese non hanno trovato ancora nessuno o quasi, intelligente e laborioso cultore". Nelle note critiche ricorda gli studi pubblicati dalla poderosa monografia sull'antico Messico pubblicata a Rovereto nel 1908 a seguito della partecipazione al Congresso americanistico internazionale di Vienna come rappresentante italiano assieme al delegato ufficiale, il professor Hiller Giglioli [1], alle frequenti conferenze sull'arte antica messicana che lo hanno portato a Firenze, Padova, Bologna, Trento e Milano, al premio nel 1916 dell'Académie des Inscriptions et Belles Lettres di Parigi a nome della Foundation de M. le Duc de Loubat per il complesso dei suoi lavori americanistici. La spedizione in Messico nasce comunque quasi come un caso fortuito, un beneficio del destino: "la mia offerta di rappresentare anche a mie spese il mio Paese al successivo Congresso int. degli Americanisti a Messico nel 1910 non erano stati accolti dal Ministero... avevo quasi perduto la fiducia che un giorno mi si potesse offrire l'occasione di vedere e studiare in loco ciò che avevo studiato nei principali musei d'Italia e dell'Estero, tanto più che non potevo fare alcun assegnamento su aiuti da parte del nostro Governo"; ecco però subentrare "la magnifica generosità del Governo della Repubblica del Messico, dietro proposta del suo Console generale a Genova, Ing. Arturo Pani, a cui debbo tutta la mia gratitudine" per "realizzare il sogno più caro della mia giovinezza, concedendomi larghi mezzi per compiervi un lungo viaggio d'istruzione. Il mio soggiorno doveva durare tre mesi, ne' quali mi proposi di visitare le rovine delle città e de' santuari dei Nahoa e dei Maya, le principali tribù raccogliere materiale di studio, libri, carte geografiche, fotografie e suppellettile archeologica per il Museo Naz. d'antropologia di Firenze farmi un'idea positiva degli istituti d'istruzione scientifica superiore conoscere molti dotti messicani e stranieri con cui ero in relazione da anni tessere possibilmente rapporti intellettuali tra i due paesi"[2].

Cuba, racolta della canna da Zucchero
(dal Fondo Callegari della Bibliopteca
Civica di Verona)
Callegari parte per Parigi nel Gennaio 1923 per incontrarsi coi colleghi della Société des Américanistes e salpa il 21 da Saint-Nazaire a bordo del "Flandre",  piroscafo della Société Transatlantique, con cui, dopo aver fatto scalo nei porti spagnoli di Santandér e de la Coruña, in due settimane di viaggio, raggiunge il 6 Febbraio il porto cubano de L'Avana, che descrive "caldissima, grande, rumorosa". Abitata da una "pittoresca, variopinta popolazione di mulatti, negri, bianchi e gialli" è "luogo di divertimento e di gozzoviglia per i ricchi nordamericani, costretti in patria al regime secco  (il protezionismo e il divieto di vendita di alcolici, nda). Clima ardente, flora lussureggiante, enorme folla, migliaia di automobili, teatri, casini, caffè-concerto (…) L'Avana lascia un gradito ricordo a chi la visita anche per poche ore (…) una delle più strane e caratteristiche città ove l'elemento anglosassone, per quanto come sempre invadente, stenta a sovrapporsi all'elemento negro-ispano-americano, che forma la grandissima maggioranza della popolazione". Memore della sua più antica passione intellettuale, l'astronomia, Callegari ha modo di visitare il nuovo "Osservatorio astronomico, piccolo, dotato di ottimi strumenti e di diligenti e zelanti osservatori" che hanno fatto la loro pratica negli Stati Uniti; d'altronde la "posizione geografica, il. cielo costantemente azzurro" permette di effettuare fruttuose ricerche, ancor più nel campo "metereologico e climatico; legato con la telegrafia e telefonia all'Osservatorio di Tacubaya nel Messico" [3]. E finalmente raggiunge la costa messicana.
Foto del 1900 che ritrae la dogana marittima di Veracruz
con i due magazzini ancora in costruzione
(immagine tratta da Wikipedia Commons)
Giunge a Veracruz, una città di 40000 abitanti abitata da "meticci, indiani, mulatti", in cui i bianchi non sono numerosi, "costruita a graticola con case di un sol piano, ricorda le case spagnole del Golfo di Biscaglia"; lì fu "ove Cortès toccò terra" e quindi "ha un grande passato storico che si compendia nelle fosche vicende della lugubre fortezza-prigione di San Juan de Ulùa". Nel fondo inedito della Biblioteca Civica vi sono numerose cartoline postali e fotografie che ritraggono la stazione marittima e il palazzo del governo dalle facciate monumentali, la "Antigua Veracruz" del porto con le piccole case, il molo e le capanne sotto le frasche delle palme, e la passeggiata turistica della stazione balneare internazionale con la folla al passeggio, il forte san Juan che s'affaccia e domina il porto come il faro Benito Juarez, i grandi parchi pubblici e le "avenida" ovvero le grandi strade carrabili di scorrimento lungo il mare, ma anche le fotografie di aspetti più particolari, come la festa di carnevale e la grande sfilata di carri, e il pescatore Miguel Abascal che nel porto ha pescato una grande pesce di tre metri e sessanta centimetri, il "Tiburon", forse uno squalo, e lo mostra soddisfatto alla fotocamera [4].

[1] Su Giglioli e il Congresso Americanistico di Vienna, vedi bollettino in "Archivio per l’antropologia e l’etnologia", v. XXXVIII, fasc. 3, 1908; Enrico Hillyer Giglioli nasce a Londra il 13 giugno 1845, figlio di Vincenzo, medico e antropologo, mazziniano di fede politica; vince una borsa di studio nel 1861 per la Royal School of Mines a Londra, conosce Charles Darwin, e studia scienze naturali con Lyell, Owen, Huxley. Tornato in Italia nel 1864, si laurea in Scienze Naturali all'Università di Pisa (dove il padre ha la cattedra di Antropologia), e frequenta Filippo De Filippi, direttore del Museo Zoologico di Torino e primo sostenitore in Italia delle teorie darwiniane sull'evoluzione; lo segue in un viaggio di circumnavigazione del mondo, 1868, il primo di una corvetta italiana, la "Magenta", per motivi scientifici e naturalistici. Collaboratore di Adolfo Targioni Tozzetti, ornitologo, costituisce la Collezione centrale dei Vertebrati italiani presso il Museo Zoologico La Specola, di cui è anche direttore; lavora fra l’Università di Torino e l’Istituto reale di studi superiori di Firenze. Per il Ministero dell’agricoltura realizza dal 1880 il catalogo dell’avifauna italiana. Raccoglie però anche una ricca collezione di oggetti etnografici del Nord America, che dal 1876 costituiscono la base del Museo preistorico Pigorini di Roma, unitamente al materiale iconografico sui nativi americani, e agli oggetti e rilevazioni naturalistiche compiuti nella Terra del Fuoco durente il viaggio della "Magenta". La partecpazione al Congresso americanistico viennese costituisce un riconoscimento all’anziano etnografo e direttore di importanti musei scientifici italiani, morirà l’anno successivo; GIGLIOLI E. H. , Intorno a due rari cimeli precolombiani molto probabilmente de Santo Domingo, conservati nel Museo Etnografico di Firenze, "Atti del XVI Congresso Internazionale degli Americanisti", Vienna 1910.
[2] CALLEGARI G. V., La mia escursione archeologica al Messico, "Atti e memorie dell’Accademia di agricoltura, scienze e letttere di Verona", s. IV, vol. XXV, 1923, pp. 267-268; Joseph-Florimond de Loubat (1837-1921) è un ricco mecenate e bibliofilo, che nel 1912 ha contribuito a catalogare il corpus della collezione iscrizioni greche della Académie des Inscriptions et Belles Lettres di Parigi, soprattutto per quanto è importante alla nostra storia ha sovvenzionato le ricerche in Messico e Yucatan del grande archeologo Eduard Seler e ha comperato manoscritti e codici antichi messicani o testi a stampa storici del Messico per numerose biblioteche mondiali, comprese alcune italiane (ad. es. universitaria di Padova con la mediazione di Callegari, Vaticana, Nazionale d’antropologia di Firenze...).
[3] CALLEGARI G. V., La mia escursione...  cit., pp. 268-269.
[4] CALLEGARI G. V., La mia escursione...  cit., p. 269; FONDO INEDITO CALLEGARI, Biblioteca Civica di Verona, Cartella C5 (catalogo provvisorio), 24 documenti iconografici su Veracruz.

venerdì 6 dicembre 2013

Santiago de Querétaro

Querétaro, secondo la tradizione, fu fondata il 25 Luglio 1531 da Hernán Pérez Bocanegra y Córdoba e Otomí Indian Conín, capo Jilotepec. Pérez ebbe una visione di una croce e del volto di San Giacomo (Santiago), al quale dedicò la città.
Il nome fu cambiato dal Duca di Albuquerque nel 1656 in "leale e nobile città di Santiago di Querétaro confermato ufficilamente da re Filippo V di Spagna nel 1712.
Il 13 Settembre 1810, Epigmenio González vi diede vita ad uno sfortunato tentativo di ribellione contro l'impero; fu uno dei primi atti della rivoluzione messicana.
Nel 1847 gli Stati Uniti d'America la fecero capitale, dopo l'invasione del Messico. Un anno dopo a Querétaro fu firmato il trattato di Guadalupe Hidalgo, che sanciva la spartizione del territorio dell'alto Messico.
Nel 1867 la città fu l'ultima roccaforte di resistenza dell'Impero Asburgico. Il 19 Giugno qui furono fucilati Massimiliano e due suoi generali, Mejia e Miramòn.
Il 5 Febbraio 1917 Querétaro fu proclamata capitale, e il presidente Venustiano Carranza presentò qui la Costituzione.

(Notizie tratte da Aime Gomez, Diario Official)

Il convento dei Cappuccini dove fu portato Massimiliano

Il muro nel ljuogo dove avvenne la fucilazione

La prigione dove fu tenuto Massimiliano, in realtà un'ala del convento

Veduta di Querétaro



giovedì 28 novembre 2013

Callegari e la fucilazione di Massimiliano d'Asburgo

 La prima escursione al di fuori della capitale avviene a metà del mese di Marzo: Callegari ha modo di vedere l'antica Tlacopan e l'Escuela de Agricoltura a santa Julia, in particolare si ferma al Collegio Salesiano dove è ospitato il sacerdote veronese Marconcini nello "spirito del mirabile apostolo Don Bosco", di abnegazione e laboriosità al servizio dell'educazione di giovani, ma soprattutto: "visitai per la prima volta Cuernavaca, l'antica Cuauhnahuàc, la sede dell'aquila… soggiorno di Cortés e dell'infelice Massimiliano", e dell'imperatore asburgico del Messico si dilunga a ricordare "il suo magnifico giardino Borda, oggi trascurato sotto la mole dell'Ajusco nevoso… la preferita dimora di Carlotta, che accolse all'epoca coloniale monaci e missionari e vi fu prigioniero l'abate Morelos, il martire dell'indipendenza.".
Callegari qui cita un vate locale. "Beato - dice un poeta messicano - colui che ha potuto vedere questo nido di felicità, estasiarsi ai profumi soavi dei suoi fiori, contemplare questo luogo fatato cielo di ammirabile purezza… calata la sera, obliando cure e pene, sognare l'avvenire, sotto il firmamento risplendente d'astri…".
La visita prosegue con annotazioni turistiche, archeologiche e naturalistiche: "oltre il palazzo di Cortés son degni di visita il museo archeologico del vescovo Plancarte saccheggiato all'epoca dell'ultima rivoluzione… in abbandono, e la piramide di Tepanzolco, di recente scoperta. La famosa grotta di Cacahuamilpa, conosciuta solo da meno di un secolo, a una trentina di Km. nello stato di Guerrero, non è inferiore a Postumia per vastità e bellezza" [1].
Massimiliano, fratello di Francesco Giuseppe imperatore d'Austria e neo-governatore del Lombardo-Veneto subentrato al novantenne feldmaresciallo Radetsky, riceve nella dorata residenza del castello di Miramare a Trieste (dove la sconfitta asutriaca del 1859 contro i franco-piemontesi l'ha relegato) la delegazione messicana guidata dal notabile conservatore Josè Maria Gutièrrez de Estrada, che gli chiede di accettare la proposta di Imperatore del Messico, su pressione di Napoleone III di Francia. Assieme alla moglie Carlotta salpa sulla fregata Novara della Marina austriaca per Vera Cruz nel 1864, ricevendo promesse di aiuti finanziari e militari dalla Francia, dal papa Pio IX (come pure la benedizione) e dal duca di Toscana Leopoldo I. Le promesse non vengono mantenute e l'imposizione straniera di una dinastia (un arciduca austriaco e una consorte belga) solleva le resistenze "repubblicane" del popolo messicano che insorge. Carlotta torna in Europa nel 1866 per perorare la causa dell'amato consorte, il quale inizia a dar segni di pazzia. Abbandonato ad un destino superiore al torbido gioco diplomatico autoritario d'alto livello tra le potenze europee (agli epigoni ormai del post-bonapartismo), Massimiliano è sequestrato dai ribelli a Queretaro e fucilato il 18 Giugno 1867 alle 6,40 del mattino: Manet impressionato dalla vicenda rappresenta la fucilazione vestendo i soldati della divisa francese… 

"L'esecuzione dell imperatore Massimiliano", Manet
Il Messico che ha conquistato definitivamente l'indipendenza dalla Spagna attraverso la presidenza del creolo Iturbide, fervente cattolico e proprietario terriero, che ha proposto la corona imperiale ad inizio del XIX secolo al legittimista e conservatore arciduca d'Austria Carlo Luigi d'Asburgo, ha abolito la discriminazione contro gli indios e limitato radicalmente l'onnipotenza dell'Inquisizione religiosa, ma non ha accolto le richieste liberali di tolleranza religiosa. Gli ufficiali giurano fedeltà allo Stato e alla Chiesa. Nel 1822 i liberali hanno convinto il generale Antonio Lopez de Santa Anna a costituire la Repubblica costituzionale su modello nordamericano, Iturbide fugge a Londra ma ritorna per organizzare la controrivoluzione, santa Anna nel nome della sicurezza nazionale si sbarazza dei ministri liberali e si proclama dittatore. E' uno stato latente di guerra civile per cui si succedono in 40 anni 73 capi di Stato, in un intricato gioco di rivalità personali! Gli Stati Uniti ne approfittano per impradonirsi della California, del Texas e del New Mexico; le adombrate riforme liberali per l'anarchia politica non riescono a rimuovere i privilegi intoccabili della classi dirigenti e del clero fondati sulla sottomissione degli indios, come l'uso del peonaggio (il proprietario terriero anticipa all'assunzione denaro all'indios che s'impegna a restituirlo col lavoro, ma di fatto è un vincolo eterno e non sdebitabile su cui si regge l'azienda agricola come rapporto forzato). Nel 1860 emerge Benito Juarez a leader liberale… In questo paese effervescente e vulcanico arriva Massimiliano, occhi azzurri e sognatori, portamento elegante, cattolico praticante, sostenitore della monarchia assoluta ma anche sinceramente rivolto ad ottenere una sovranità di avvallo "popolare" (simpatizzò timidamente per la causa liberale dell'autonomia amministrativa da Vienna del Lombardo-Veneto), nel rispetto delle posizioni "in cui Dio ha voluto mantenere gli uomini" (che si traduce in un aristocratico rispetto verso qualsiasi suddito), amante delle ricchezze e sinceramente innamorato di Carlotta.  Gutiérrez, che si era recato fino a Miramare per formulare l'offerta del trono, rappresentava il vero campione del conservatorismo messicano: ricco proprietario terriero, cattolico, era fermamente convinto che solo una monarchia poteva portare ordine nel paese, difendere la Chiesa, mantenere le indiscutibili divisioni di classe, volute da Dio stesso che aveva dato agli indios, selvaggi e sanguinari, la possibilità di conoscere la vera fede e la civiltà. I devoti messicani (quelli, beninteso, delle classi dirigenti) erano i naturali eredi della missione divina in origine affidata alla Spagna. 
Esecuzione di Massimiliano in una stampa dell'epoca
Nel 1855 però il ministro della Giustizia del governo liberale del generale Comonfort (l'avvocato Juarez, di nascita indios) ha deliberato l'abolizione di gran parte dei poteri dei tribunali ecclesiastici, ha introdotto il matrimonio civile, il divorzio e, in collaborazione col ministro delle finanze, ha nazionalizzato le immense proprietà terriere della Chiesa (vendute ai privati), chiuso gran parte dei monasteri e stabilito una diaria per i preti, a spese dello Stato. La Chiesa rifiuta di assolvere dai peccati quanti hanno giurato su questa Carta Costituzionale. Gutierrez vede in Massimiliano il Re cattolico ricco di armati che possa far cessare l'anarchia ideologica dello Stato e della società (Comomfort viene sostituito dal colpo di Stato del generale Zuloaga, Juarez viene prima incarcerato poi liberato ed eletto Primo Giudice della Corte Suprema, una parte di esercito si schiera con l'uno una parte con l'altro, le truppe liberali del generale Ortega entrano in Città del Messico nel Natale 1860 ed espellono in Nunzio apostolico e il Rappresentante spagnolo, Juarez sospende il pagamento delle obbligazioni che lo Stato messicano ha contratto con i governi stranieri inglese, francese e spagnolo…). 
Massimiliano giunge a Vera Cruz occupata dalle truppe inglesi e francesi, nel disinteresse degli Stati Uniti impegnati nella loro Guerra Civile. Quello che Gutierrez e Massimiliano non immaginano è il sogno segreto dell'ambizioso Napoleone III: dare al popolo francese una pagina di gloria imperiale con il tutorato francese della giovane repubblica in segno clericale; l'arciduca Asburgo appare fin dda subito una semplice "pedina" d'un gioco diplomatico alto e complesso… Il rappresentante francese, Pierre Alphonse Dubois de Saligny, da  l'ultimatum al governo messicano, richiedendo il pagamento di 12 milioni di dollari a titolo forfetario, a copertura del debito complessivo verso i cittadini francesi e si riserva  il diritto di pretendere ulteriori somme per i danni subiti… al Messico venivano poste condizioni assolutamente inaccettabili; i governi spagnolo e britannico, rendendosi conto delle mire francesi, preferiscono ritirare le proprie truppe, già falcidiate dalla febbre gialla endemica. Napoleone III da ordine alle truppe di marciare all'interno e occupare la capitale, ma i francesi si rendono conto che l'avventura messicana si preannuncia molto più dura del previsto: il governo di Juarez decreta la pena di morte per i collaborazionisti. La Giunta di Governo, costituita da Saligny, con la partecipazione dei maggiorenti conservatori, dichiara decaduto il governo di Juarez e proclama l'impero del Messico di Massimiliano. Francesco Giuseppe ha acconsentito alla partenza di Massimiliano, ma non gli ha promesso appoggio per non inimicarsi per ingerenze gli Stati Uniti, il Papa formula generici "voti augurali": Massimiliano può contare solo su 8.000 soldati francesi cui provvederà al mantenimento, come dovrà immediatamente risarcire una volta al potere i governi europei creditori… Illuso dal 70% di consensi di un plebiscito condotto sotto il controllo delle truppe francesi da Cuernavaca, 
Cadavere imbalsamato di Massimiliano
Massimiliano è privo di buon senso e non ha alcuna conoscenza delle reali condizioni del paese. A lungo la sua preoccupazione si concentra sulla definizione protocollare del cerimoniale di corte da buon principe asburgico romantico e tollerante. Ma fuori dal controllo dei francesi il Messico è nel caos, le accoglienze trionfali si limitano al popolo controllato dai clericali conservatori, che subito gli chiedono la restituzione dei beni sequestrati alla Chiesa. Nasce una leggenda indios per cui l'imperatore alto e biondo è una "divinità" leggendaria, ma la gran massa di campesinos è delusa dei governanti indigeni e Juarez gode di un saldo appoggio degli Stati Uniti. Il Colonnello Dupin conduce una spietata controguerriglia che gli inimica completamente la popolazione della Sierra; Napoleone è alle prese con una popolarità declinante in patria e vuole ritirare le truppe dalla costosa avventura messicana, Carlotta preoccupata da queste voce si reca a Parigi per mediare attraverso l'Imperatrice francese Eugenia… Giungerà prima nella corte paterna in Belgio dove le verrà diagnosticata l'alienazione mentale… Napoleone chiede l'abdicazione al trono messicano, Massimiliano non ha rispettato l'obbligo del mantenimento finanziario delle truppe francesi; ritira quindi i suoi soldati nel 1867. Gli Stati Uniti non riconoscono l'Impero, a Massimiliano restano poche migliaia di fedeli. Un tribunale militare lo condanna a morte il 19 Giugno: i paesi europei e la Chiesa mostrano un'indignazione di prammatica, ma nessuno s'è mosso in favore di Massimiliano. 
Callegari affronterà successivamente al viaggio in alcuni testi divulgativi la tragica avventura del romantico imperatore (cui già un fortuito ritrovamento di epistolario nel Museo Bottacin di Padova nel 1907 l'aveva avvicinato) e si sofferma sulla visita a Queretaro, il luogo della fucilazione, già a lungo divenuto tra XIX e XX secolo un paradigma "romantico" della crudeltà della lotta politica e dell'ingiustizia in molti intellettuali americani ed europei: "gli ultimi giorni di Marzo mi recai a Querétaro… mi attraeva il ricordo del dramma consumatosi nel giugno del 1867… fondata nel 1440 dagli Othomi con il nome di Taxco, luogo di danza, oggi conta 40.000 ab… stupito al lusso fantastico dell'interno delle sue chiese: il Convento di S. Clara, di S. Agostino, di Santa Rosa di Viterbo, di S. Domingo, di S. Antonio, di Santa Cruz, sovraccarichi di sculture roccocò e barocco, espressione dello stile churrigueresco. Vi conobbi il signor Eraclio Cabrera, innamorato dell'Italia, appassionato cultore di studi d'arte e illustratore della sua città, su cui versarono tesori i grandi artisti Tresguerras, Bartolico, Gudiño, Casas… Il piccolo museo storico conserva molti interessantissimi ricordi della guerra del 1847 contro gli Stati Uniti e dell'epoca dell'assedio del 1867, il calamaio e il tavolo su cui venne firmato l'atto di morte di Massimiliano, il feretro con le tracce del suo sangue, che servì a portarne il cadavere dal Cerro de la Campanas al Convento de Capuchinas, il triste pellegrinaggio alla modesta e fredda cappella votiva sul luogo della fucilazione… di lui parlano tutti i luoghi e qualche vecchio ancora se ne ricorda con devoto rispetto, Ignazio Muñoz Flores mi donò una serie di fotografie inedite" [2]. Le foto che sono presenti nel fondo inedito della Biblioteca Civica di Verona. 

[1] CALLEGARI G. V., La mia escursione... cit., pp. 277-279; siti consigliati: www.cronologia.leonardo.it/storia/biografie/maximili.htm
www.uow.edu.au/~morgan/maxa.html
il vescovo Francisco Plancarte y Navarrete, studiando presso il Collegio Pio Latino Americano di Roma, s’interessò d’archeologia alla fine del XIX secolo, e resse al ritorno in patria le diocesi di Tucubaya, Michoachàn, Ceurnavaca e Campeche, continuando ad interessarsi di archeologia fino alla morte nel 1919; BCVR, FIC, Cartella 2, campesinos dispersi nella spianata, in attesa lungo la ferrovia, Ferrocarril, Cuernavaca ; Cartella C4, Altopiano meridionale, 12 post card su Cuernavaca: Quinta de Maximiliano,Casa de Maximiliano; Cascate di San Antonio o Carcuba, panorama 1923, nel retro Callegari scrive alla moglie che si recherà ad esplorare una caverna sconosciuta accanto al Rio Blanco (forse Cocahuamilpa?) e che “il Messico è un sogno”; statua, castello in stile gotico ed entrata di giardino pubblico non identificata; Lojarto de San Anton, serpente scolpito nella roccia, Cuernavaca; Piramide di Teopanzolco; Salto San Anton; 6 post card, 6 fotografie e una riproduzione iconografica sulla grotas de Cocachuamilpa, 1923: veduta generale, stalattiti particolari e dettagli in fotografie, El trono de la Reina; piazzole ipogee; caverne sotterranee, un lavorante con carriola; riproduzione iconografica del sistema geologico del Rio Anacuadas per linee orogenetiche di livello disegnate sulla carta geologica geografica della zona, compreso il fiume nel suo percorso carsico che origina le grotte.
[2] CALLEGARI G. V., La mia escursione... cit., pp. 280-281; sulla tragedia di Queretaro: ALVAREZ DE LA TORRE  M.M., Queretaro o una lagrima en recuerdo del funesto dia 19de junio de 1867, Sevilla 1868; ARIAS DE DIOS J., Reseña histórica de la formación y operaciones del cuerpo de Ejército del Norte durante la intervención francesa, sitio de Querétaro: y noticias oficiales sobre la captura de Maximiliano, su proceso íntegro y su muerte, México 1867; CALDERON IGLESIAS F., La traicion de Maximiliano y la capilla propiciatoria, México 1902; CALLEGARI G. V., Die Maximilianische Sammlung im Museum Bottacin (Museo Civico di Padova). Zum 40 Jahrestag der Ermordung Inrer Majestat des Kaisers Ferdinand Maximilian von Mexico, Padova 1907; CHIAJA G., Queretaro. Canto, Napoli 1888; DOMENECH E., Histoire du Mexique. Juarez et Maximilien. Correspondances inedites des presidents, ministres et generaux Altamonte, Santa-anna, Guitierrez, Miramon, Marquez, Mejia, Paris 1868; HASELBERGER A., Maximilian I. Kaiser von Mexiko. Drama in 5 Akten, Insbruck 1909; Eraclio Cabrera, archeologo del Nord dello stato di Queretaro, ne elaborò il Progetto archeologico, e fu politico di area cattolica dal 1910, collaboratore all’educazione indigena attraverso i dipartimenti statali di ricerca antropologica ed etnografica; BCVR, FIC, Cartella 1, fotografia de la Cruz myragliosa, Queretaro; 11 post card, 4 stampe e 17 fotografie  di Queretaro: l’entrata d’una prison ; Monumento all’eroina dell’Indipendencia Josefa Ortiz de Dominguez; Museo di Massimiliano; una chiesetta (nel retro scrive a Callegari datando 1925 Adriano Marconcini con affetto “in questo suolo inzuppato di storia Asburgo”); la cassa da morto, Casa de Maximiliano; la Cappilla de Maximiliano; stampe del Cadaver embalsamado de Fernando Maximiliano de Hapsburgo, del Fereto de Ferdinando Maximiliano je Hapsburgo en la beveda imperial de Viena, de el Carro de las Campanos dios despues de la ejecucion de Fernando Maximiliano de Hapsburgo y sus general Migule Miramon..., de la Ejecucion de Fernando Maximiliano de Hapsburgo y sus generales...; Claustro (chiostro) de la Congregation; Convento diSan Francesco e Convento de Capucinas ; pulpito barocco di Santa Clara, del Patio d’una casa ; Cupula de san Augustin, muretto a secco con croci sulla campagna; Santa Teresa, Mexico D. F., santa Rosa, Prejon de Santa Clara; portico della casa di Las Viscania.

martedì 19 novembre 2013

Tula e il Pulque



È il momento di tornare verso la capitale, dopo la lunga e articolata esplorazione archeologica e senza tralasciare interessanti divagazioni sul tema: "alla fine di Aprile volli visitare, assieme ad una coraggiosa viaggiatrice, la signorina norvegiana, Inga Chumsland, le rovine della grande quanto celebre città di Tollan che secondo alcuno si dovrebbe porre nelle vicinanze della moderna cittadina di Tula nello stato di Hidalgo è la capitale dei famosi Tolteki, potenti nell'XI secolo, e che in causa di inondazioni, siccità, geli, carestie, guerre e peste, decimati, avrebbero abbandonata la loro capitale e dispersisi (…) a Culhuacàn un loro ramo avrebbe fondata la stirpe dei re di Tezcoco (ved. Clavijero). La triste storia di Tollan ricorda le vicende di Troia (…) le rovine di Tula sono poca cosa per quanto interessanti; ho esplorato i tre cerros, del Tesoro, della Campana encantada e de la Malinche, ove potei fotografare alcune iscrizioni e figure su roccia d'epoca antichissima, assai guaste ma sufficentemente rilevabili (…) in Tula fiorì la graziosa leggenda della scoperta dell'aguamiel estratta dall'agave per opera della bellissima Xochitl, figlia di Papantzin" [1]. 
Epigrafe Nezahualcoyotl (vedi bibliografia)
A Culhuacan, potente città del Messico, nel 1299 gli Aztechi si sono insediati nei barrens vuoti su permesso di Cocoxtli e ben presto confliggono con la città di Tenayuca tolteca, finendo poi per assimilare quella cultura; la città nel XIII secolo diventa il centro di controllo della valle dell'Anahuac verso l'area del lago di Texcoco. Da qui parte espulso l'azteco nel 1323 che vuotando l'area lacustre fonda nel 1325 Tenochititlan, l'antica Città del Messico. È il re esiliato di Texcoco Netzahualcoyotl che definisce poi all'inizio del XV secolo l'alleanza ferma e risolutiva del dominio azteco tra Tenochititlan, Texcoco e Tlacopan, un dominio federale che si estende fino al Golfo del Messico. È allora che viene riscritta la storia azteca nel senso di una consapevolezza di civiltà comune (sotto gli auspici della vecchia teologia nahuatl Tlaloc, Tezcatlipoca e Quetzalcoatl), si istituisce la guerra rituale (sistema d'esercizio d'addestramento per i guerrieri e di fornitura di prigionieri da sacrificare durante i tempi di pace) e la costanza dei sacrifici umani (per conservare l'energia dell'universo e la forza del Sole al termine dei cicli astrali di 52 anni). L'alleanza regge e si consolida fino alla morte di Netzahualcoyotl ed emerge allora in un'atmosfera di complotti aristocratici la figura di Montezuma, agli albori dell'arrivo degli Spagnoli.


Cerros Tula, mescita di pulque
Nello stato di Tlaxcala si estende il cerro Malinche, oggi Parco Nazionale (dal 1938), una grande area di vegetazione boscosa forestale di grande bellezza naturale al centro dell'altopiano messicano che Callegari attraversa nel ricordo dei contatti con Conzatti e della sua "seconda patria", Coredo in Trentino in cui ha stabilito un buen retiro dal lavoro e dagli impegni e di cui scrive sugli aspetti naturalistici e culturali in alcuni articoli di divulgazione. Malinche è sull'altezza di circa 4.000 metri sul livello del mare ed è la quinta cima in altezza del Paese, sempre geologicamente risultato di intensa attività vulcanica; profondi "barrancas" si irradiano dalla cima, una cresta dentata di vari picchi. È nella zona idrografica del Rio Atoyac, di cui qualche ricordo iconografico resta nel Fondo inedito della Biblioteca Civica. Nella leggenda popolare è qui che le anime dei fanciulli sacrificati a Tlaloc trovano il loro limbo. È qui che Cortes cercò il legno con cui realizzare le imbarcazioni leggere con cui solcare il lago Texcoco e raggiungere Tonochititlan. L'interesse naturalistico ed etnografico di Callegari viene sollecitato, passando da queste zone, dalla leggenda del "pulque", il liquore ricavato dalla fertilizzazione del liquido secerno nel cuore d'agave prima che salga al fiore (Agave salmiana, o maguey pulquero): usato in epoca amerinda dai sacerdoti come bevanda cerimoniale (ixtac octli in nahuatl, corrotto in spagnolo in octli poliuhqui, da qui pulque), è proprio negli anni '20 che il governo messicano ne vieta rigidamente l'abuso come sostanza antigienica, causa di discordia e intemperanza tra il popolo, arrivando a diffondere la birra ("rigorosamente igienica e moderna") in sostituzione. Eppure per le popolazioni indigene la tradizione lo consiglia in dosi moderate ai vecchi, agli infermi, alle donne che allattano, è congiunto alla tequila, la bevanda nazionale (per il pulque si fermenta il cuore dell'agave atrovirens, per la tequila si cuoce il cuore dell'agave Tequilana Weber, poi distillato, come per il mezcal però con l'agave Angustifolia Haw).
Cerro tepoztlan
La leggenda indigena tolteca racconta che il contadino Papantzin (suddito molto fedele al re di Tula Telcalpanetzin) scoprì, viaggando in una zona semidesertica a nord di Tenochititlan, come estrarre il liquido secerno dal maguey o meglio vide un liquido che secerneva dal terreno (Mayauetl è la divinità femminile associata alla pianta, che si relaziona a Quetzalcoatl come un albero a due rami, quindi succo di due divinità, interrata quella all'emergere della divinità del seprente piumato; Sahagun, frate domenicano prolifico nel riportare leggende nahuatl, sostiene che Mayahuel è il nome della donna indios che per prima perforò il maguey per ricavarne la linfa preziosa; è lo "arbol de las maravillas" raccontato da Josè Acosta alla fine del XVI secolo). Papantzin lo fece provare alla moglie Xòchitl e al figlio che lo gustarono e lo trovarono molto dolce e gradevole. Il re inviò a Xòchitl una donna con una grande brocca per chiedere l'effluvio della magica bevanda, in cambio egli avrebbe ospitato la loro figlia elevandola dalle origini contadine con l'insegnamento della matematica, dell'astronomia e mettendo a disposizione i migliori maestri. Emozionato e fiducioso dell'affidamento, Papantzin scopre in realtà che la figlia vive imabazzata a corte dal suo stato sociale inferiore, dichiara guerra al re ma soccombe di fronte al suo possente esercito. Gli spagnoli si sorpresero al loro arrivo nel veder somministrata la bevanda alle donne che allattavano, ritenendolo un "miracoloso" stimolo a produrre più latte. Il frate d'origine indie Alvo Ixtlixòchitl avrebbe sostenuto invece che la scoperta si legava all'ultimo re di Tula Topìltzin e al figlio di Xòchitl, Tecpancaltzin, per cui la donna è la vera scopritora dell'aureo nettare. Von Humboldt visitando l'altopiano messicano sostenne che combinando pulque e altri alimenti le popolazioni locali mantengono un perfetto stato di salute, l'abate Clavijero nel XVIII secolo ne ha tessuto le lodi come un miracolo che la Natura ha donato ai messicani e si associa strettamente la sua produzione alle processioni cristiane delle popolazioni rurali come riporta in un cantare cristiano del secolo (Callegari legge in seguito al viaggio le relazioni del religioso italiano in Messico) e ancora ai tempi di Callegari la bevanda è assai diffusa tra i campesinos, e i grandi proprietari terrieri lucrano sulle botti di pulque e sui frequenti commerci tra villaggio e villaggio.

[1]  CALLEGARI G. V., La mia escursione... cit., p. 286; siti consigliati
en.wikipedia.org/wiki/Aztec
www.planeta.com/ecotravel/mexico/parques/tlaxcala.html
M. DE LOS ARCOS, Diccionario Porrúa de Historia, Biografía y Geografía de México, Messico 1975; BCVR, FIC, Cartella C3, 8 lastre di negativi fotografici raccolte in una scatoletta, vi sono annotazioni in essa "Messico moderno diapositive": frate domenicano a mezzobusto, "J. de Zumaraga"; una lapide con iscrizioni del tempo della Conquista e una processione di frati; convento "francescano di Tula"; "Acahnan"; Cartella C1, 4 post card e 3 fotografie di una raffigurazione scultorea in pietra di Nezahualcoyotl,  delle rovine del bagno di Nezahualcoyotl , vicino a Tula, accanto al cerro Tetzcotzinco), del Baño de Nezahualcoyotl; rovine, la scalinata d'accesso, Cerro di Tetzcotzinco; disegno con inchiostro di china che riproduce un tracciato di forma rettangolare con decorazione azteca ai margini, alla cui base è uno zoccolo centrale in cui è scritto "1426-1470 d. C." e nel centro presenta una trascrizione di epigrafe che inizia "Aneliamo, Principi invitti valorosi..." e termina con "Nezahualcoytl- Re di Tezcoco", nel retro in matita rossa "Epigrafe Nezahualcoyotl".