sabato 10 giugno 2017

Pionieri dell'Archeologia messicana, parte prima


Il primo incaricato di mettere in atto un restauro generale del partimonio percolombiano in Messico fu Leopoldo Batres, ex ufficiale dell’esercito messicano e grande appassionato d’archeologia.
Un individuo assolutamente inadatto: ottenne l'incarico solo per la sua amicizia con l’allora presidente messicano Porfirio Diaz. Le sue limitate conoscenze e competenze in ambito storico-archeologico, determinarono un restauro che fu a dir poco disastroso.
Ad esempio, a Teotihuacàn fece costruire una quinta terrazza, originariamente inesistente, sulla maestosa Piramide del Sole del senitero di Miccaotli.
Dopo lo scempio compiuto, il lavoro a Teotihuacàn riprese in modo molto più serio e scrupoloso, dal 1962 in poi. [1]
In precedenza, non vi era nessun piano generale. Ma dopo i primi colonizzatori cattolici, e la loro sete di distruzione iconoclasta su tutto ciò che non fosse cristiano, molti studiosi si erano dedicati allo studio e alla salvaguardia di diversi siti.

Nel 1839 un giovane avvocato di New York, John Lloyd Stephens, e un artista inglese, Fredrick Catherwood, entrambi appassionati di archeologia ed arti antiche, scoprirono nell'attuale Belize l’antica città Maya di Copàn. Acquistarono il tutto da un ignaro latifondista per 50 dollari USA.  
Dipinto di F. Catherwood raffigurante la visione
frontale del tempio Maya di Tulun
(Creative Common License)

"La vegetazione nascondeva gran parte degli edifici e rendeva indistinguibili quelli ancora fagocitati dalla giungla. Ma Stephens comprese subito di trovarsi di fronte alla capitale di un impero. Prima emersero degli immensi blocchi di pietra ed una rampa di scale che conduceva ad una terrazza. Subito dopo, una statua dal volto inespressivo con gli occhi chiusi, un totem gigantesco, alto più del doppio di un uomo e, ancora, decorazioni così magnificamente intarsiate da ricordare le statue di Buddha dell’India. Si trattava del prodotto di una civiltà altamente sofisticata, a giudicare dall’imponenza delle costruzioni. C’erano palazzi riccamente scolpiti e iscritti, stele ricoperte di geroglifici, ampi spiazzi, o plazas come furono definite, alcune delle quali si scoprì in seguito dedicate al gioco della pelota, e piramidi a gradoni che richiamavano alla mente la Saqqara d’Egitto"
Foto di Desiré Charney scattata a Chicken Itzà
(Creative Common License)
(Questa citazione, come le seguenti informazioni, sono state pubblicate da un anonimo su un sito putroppo scomparso) [2].

Nello stesso periodo, grazie anche allo sforzo di Massimiliano d'Asburgo, altri studiosi scoprirono una ad una le località che poi visitate da Callegari. Molte notizie su Palenque (in Chiapas), Tula (vicino alla capitale) e Chichen Itzà (Yucatan) si devono a Desirè Charney, a partire dal 1880.
Lo studioso dapprima ipotizzò che sotto il villaggio indio di Tula giacessero le rovine di Tollen, la capitale antica dei Toltechi, e gli scavi confermarono ciò.
Ma le ipotesi più ardite di Charney riguardarono l'origine dei popoli plaeoamericani. A Yaxchilan, un sito Maya poco noto ed esplorato, trovò in un bassorilievo una correlazione con un precetto religioso caro ai fedeli della del dio indiano Siva; e notò le similitudini tra le piramidi di Chichen Itzà e quelle di Angkor Vat in Cambogia. Questo lo portò a formulare teoria su una migrazione dall'Asia all'America, al temo della deriva dei continenti.

Pochi gli diedero retta. Tra questi Auguste Le Plongeon, un medico appassionato di archeologia al quale si deve la scoperta di uno dei primi "Chacmul", un tipo di statua percolombiana raffigurante un uomo accovacciato con la testa girata di 90°. Le Plongeon scoprì similitudini tra le lingue dei Maya e dei popoli antichi della Mesopotamia. Ma anche lui non fu preso in considerazione.

[1] www.lescienzewebnews.it/archeologia/articoli/art.asp?news=26
[2] http://www.laportadeltempo.com/Documenti/doc_mesoam.htm

giovedì 30 marzo 2017

La mostra Maya a Verona


Dopo sei mesi, si è chiusa il giorno 5 Marzo la mostra "Maya, il Linguaggio della Bellezza", ospitata al Palazzo della Gran Guardia di Verona.
In previsione di un nostro futuro lavoro - probabilmente il prossimo - che tratterà del Popol Vuh, siamo andati a visitare la mostra ed a scattare qualche foto.
Eccovi un primo limitato "assaggio".

Un Chacmool. Si tratta di una statua nella quale un soggetto di forma umana assume questa posizione particolare.
Un uomo che indossa un copricapo con le fattezze di Chaank, dio della guerra

I due piatti raffigurati illustrano alcune fasi della creazione del mondo narrate nel Popol Vuh.

Il serpente piumato, la livrea del dio di nome Gukumatz (Maya di Quichè), o Kukulkan (Maya Yucatec); l'equivalente del dio Quetzalcoatl Azteco


venerdì 17 febbraio 2017

Ultimi dettagli sul carteggio Callegari-Pettazzoni

Il carteggio, lo ribadiamo, si trova nella Biblioteca Comunale "G. C. Croce" di San Giovanni in Persiceto (Bologna). In tutto contiene 37 lettere, 34 scritte da Callegari e tre da Pettazzoni.

Lettere dal 1925 al 1927
Escludendo la prima, una semplice ricevuta, le due lettere riguardano la creazione dell'Enciclopedia Italiana, il progetto dell'Istituto appena fondato da Giovanni Treccani sotto la supervisione di Giovanni Gentile. Lo stesso Gentile, definito "senatore", viene citato in entrambe le missive. Pare di capire che Callegari non sia stato chiamato a far parte del progetto, come sperava, ed in particolare sia sfumata la sua collaborazione alla sezione geografica dell'opera, nonostante il parere del responsabile, il professor Roberto Almagià.
Nella prima missiva Callegari polemizza su questa scelta ("Non mi sono mai occupato di politica, pur seguendola come storico"; "Perdoni […] questo sfogo"). Nella seconda appare rassegnato a perseguire altri obiettivi ("Pare finalmente che, ad XI o XII, potrò tenere quattro lezioni di antichità americane all'Università Cattolica di Milano").

Lettere dal 1933 al 1935
Sono due lettere, entrambe su carta intestata dell'Università Cattolica milanese, nelle quali lo studioso appare rinfrancato dal nuovo incarico presso questo ateneo. Nella prima, Callegari chiede informazioni su un simbolo esoterico ("una mano stilizzata- spesso in colore nero - con un occhio nella palma") trovato anche nei reperti dei Mounds - antichissime vestigia del passato trovate negli attuali U.S.A. - non ritenedosi soddisfatto della spiegazione del prof. Wagner. Nella seconda lettera, invece, segnala a Pettazzoni un elogio di una sua opera da parte del professor Franz Blom.

Lettere dal 1939 al 1940

Nelle prime due missive si racconta di come Pettazzoni riesca a far adeguare un premio della Reale Accademia, inizialmente rifiutato da Callegari perché troppo esiguo. Segue poi nella lettera successiva, la prima citazione del C.I.S.A.: Callegari è impegnato in una trattativa per la pubblicazione sulla rivista del Centro di un suo articolo sul popolo Chibcha.
È nelle lettera successiva, però, che lo studioso veronese rivela i suoi veri piani. Si legge: "La prossima settimana parto per Coredo (Trentino) ove resterò tre mesi - avendo deciso di lasciare la scuola di commercio e chiedere la pensione"; più avanti Callegari rinuncia polemicamente al Congresso degli Americanisti di Città di Messico ("Il ministero si accontenterà di farsi rappresentare […] dal suo ministro plenipotenziario!").
In questa e nelle successive lettere lo studioso annuncia trionfalmente l'avvenuta ricezione dell'opera sul Popol Vuh di Villacorta e Rodas.

Lettere del 1943
Sono le comunicazioni che precedono i fatti dell'8 Settembre. Con il paese in guerra e sull'orlo del baratro, Callegari non sembra nemmeno insistere troppo sulla pubblicazione delle sue opere, eccetto per il Popol Vuh, per il  quale chiede l'interessamento promesso a suo tempo da Gorgolini ("poco prima che scomparisse").
Su questo è anche la prima risposta di Pettazzoni, della quale ci è giunta la minuta.

Lettere dal 1945 in poi
La prima lettera di questo gruppo è senza dubbio la piuù importante. Il 21 Novembre 1945, Callegari riesce finalmente a scrivere a Pettazzoni, e conferma di essere in pensione da quattro anni. Per la prima volta, traccia una linea sulla pubblicazione del suo Popol Vuh ("non mi fo alcuna illusione") e, soprattutto, informa sulla rovina subita dai suoi averi nel bombardamento americano ("il mio appartamento in Verona fu distrutto […] ma i libri e i quadri in massima parte salvi […] la collezione di oggetti esotici totalmente saccheggiata").
In realtà, Callegari nutre ancora speranze per la pubblicazione della sua opera, tanto è vero che nella successiva lettera annucia, grazie a ("una mia compaesana, Gina Zandron, studentessa del Magistero di Roma") la spedizione della traduzione della versione guatemalteca del 1927, con tanto di autorizzazione alla pubblicazione del ministro Antonio Villacorta, l'autore.
La risposta di Pettazzoni è nella sua ultima lettera leggibile - perché dattiloscritta - ed è negativa, poiché al massimo ritiene possibile pubblicare un sunto. Callegari rifiuta, in quanto l'autorizzazione parla di pubblicazione integrale, e da questo momento in poi i rapporti tra i due studiosi sembrano farsi più freddi: lo studioso veronese scrive lettere sempre più brevi (e poi passa alle cartoline) dove racconta i tentativi falliti con vari editori, si lamenta del disinteresse, e comunque mantiene un tono amichevole. Fino a quando, nel 1952, cede a Pettazzoni di un non precisato libro ("di cui le scrissi […] ne faccia ciò che crede"). L'ultima missiva, della fine del 1954, è scritta dalla nuova casa di Verona e probilmente precede la sua morte di pochi giorni.

La stazione ferroviaria di Porta Nuova dopo i bombardamenti alleati.
Verona è probabilmente la città italiana dove questi ultimi hanno
provocato i maggiori danni. (Da Wikipedia)



mercoledì 21 dicembre 2016

Un ricordo di Callegari nelle parole di Maria Cavazzuti

Pubblichiamo un toccante ricordo di Guido Valeriano Callegari, lasciatoci da Maria Cavazzuti,  ex-allieva del “corso d’antichità americane che ha già sette anni di feconda vita” [1], all'Università Cattolica di Milano, tenuto da Callegari stesso.
Questo testo proviene dal Fondo Maria Cavazzuti, presso la Biblioteca Isontina di Gorizia. Il fondo è gestito dal cugino dell'autrice Piero Simoneschi, che ringraziamo per aver concesso di pubblicare questo estratto (prima sul sito dell'Università Cattolica e poi su questo blog).
Dell'insegnamento e della chiusura del corso di libera docenza si parla nelle pubblicazioni del progetto e-book su Callegari, e particolarmente nel volume "Il carteggio Callegari-Gorgolini" (potete trovare un link su questa pagina).
Cogliamo l'occasione per augurarvi buone feste e comunicarvi che  il blog tornerà nei primi giorni dell'anno prossimo.

Gli idoleti di Callegari, un eroe omerico
Rivedo lo sparuto gruppetto che frequentava Antichità americane: con lui scoprimmo lʼaltro Antico. Con la sua inguaribile pronuncia veronese (mai una doppia), la sua barbettina cangiante oro-argento-rame vestito sempre poveramente, che simpatico ometto! Come un eroe omerico, lo ricordo sempre impugnante unʼasta lunghissima, quella con cui indicava sullo schermo le proiezioni. Aveva tradotto molte opere del Flammarion e candidamente ammirava lʼastronomo a cui la ricerca scientifica non aveva tolto la passione per lʼignoto, per le case infestate dagli spiriti, e che è stato il padre della fantascienza.
Callegari ci trattava da amici, interpellava in tedesco il nostro compagno bolzanese, mi faceva esercitare nello spagnolo che avevo incominciato a studiare alla meglio su unʼesile grammatica Sonzogno; quando nelle proiezioni appariva ai piedi di una piramide messicana un omino in casco e con la bisaccia a tracolla, dichiarava con imbarazzo: "Beh non badateci, quello lì, modestamente, sarei io".
Lui era stato laggiù, tra serpenti e indios, per le polverose vie fiancheggiate dalle agavi giganti, dove ancora suonava lʼeco degli zoccoli dei cavalieri di Pancho Villa e di Zapata. QuellʼAntico lì, si conciliava addirittura con i film di avventure.
"Nei musei di X, ci sono queste statuine, questi idoleti, che modestamente ho donato io..." ma quellʼavverbio che aveva sempre in bocca non suonava ipocrita né stupido: lui era quasi incredulo, inguaribilmente meravigliato dʼessere conosciuto assai più in là della sua Verona, membro di molte accademie illustri (ma la sua preferita era sempre quella degli Agiati di Rovereto), e giurerei che quando ve lʼavevano invitato e accolto si era presentato in giacchetta marrone, coi capelli sale e pepe leggermente scomposti come se allora si fosse tolto di capo il vetusto elmetto da esploratore, una spalla un poʼ alzata come se allora allora se la fosse liberata dal peso della bisaccia carica di idoleti.
Le sue lezioni così confidenziali, però, ci apparivano un mondo assolutamente nuovo, perché il Foro Romano, Virgilio, Annibale, almeno allʼingrosso li conoscevamo da prima, mentre la civiltà sopravvissuta ai massacri di Cortèz ci trovava devotamente analfabeti. E ambiziosamente, trionfanti, mettevamo adesso Quetzalcoatl accanto a Zeus.

Maria Cavazzuti


[1] Amante A., La verità sul centro italiano di studi americani (C. I. S. A. 1932-1937). Origini, sviluppi, affermazioni, Società anonima casa editrice nazionale (S. A. C. E. N.), Torino 1937

martedì 22 novembre 2016

Le versioni del Popol Vuh

Abbiamo già parlato diffusamente del Popol Vuh, o libro della vita, del Quiché, una provincia dei Maya in America Centrale, prevalentemente nell'odierno Guatemala.
Questa testo dove si fondono mitologia, religione ed astrologia rappresenta il "cruccio" per eccellenza nella vita di Callegari: la sua traduzione in italiano avrebbe potuto dargli quella fama imperitura che non ha mai avuto.
Il Popol Vuh avrebbe dovuto essere bruciato, come stabilito dalla furia iconoclasta dei governi europei ai tempi del conquistadores, ma un sacerdote - padre Francisco Ximenes - lo ha invece tradotto in castigliano, disobbedendo agli ordini, e lo ha nascosto. Il testo è stato ritrovato solo un secolo e mezzo più tardi, nel 1850 circa, ed è stato tradotto in inglese (Scherzer) e francese (Brasseur de Bourborg). Ximenes o chi per lui, però, aveva commesso molti errori nella traduzione, oltre ad aggiungere alcune parti sugli allora in carica governatori spagnoli.
Le ricerche per una versione originale intonsa sono subito iniziate, e nel 1926 tre professori dell'Università di Parigi -  Raynaud, de Mendoza e Asturias -  hanno dato alle stampe una prima versione pienamente "convincente" del testo. Ma è solo nel 1947 che Adrian Recinos completa la prima traduzione in spagnolo moderno dell'opera, che da quel momento è stata presa come punto di partenza da quasi tutti coloro che l'hanno tradotta in tutte le lingue, italiano compreso. [1]
In questo lasso di tempo, Callegari tenta inutilmente di far pubblicare la sua traduzione. Essendo questa rimasta inedita, solo le lettere lasciate da Callegari ci dicono che era completa anche prima che Recinos iniziasse il suo lavoro (1941). Infatti, egli vuole partire dal "Manuscrito di Chichicastenango", edito anch'esso in Guatemala ma nel 1927, da J. A. Villacorta e N. F. Rodas (Callegari sembra scrivere di un "Rojas", in realtà uno studioso posteriore; ma la grafia è di difficile comprensione). Tanto è vero che ottiene dallo stesso Villacorta un manoscritto con l'introduzione in spagnolo e l'autorizzazione a pubblicarlo come prefazione alla sua opera. [2]
Seguono una serie di dinieghi di Raffaele Pettazzoni, nel frattempo subentrato alla guida del C.I.S.A., e che più di una volta si offre di pubblicare solo un sunto dell'opera, mentre Callegari voleva una pubblicazione completa, come d'accordo con Villacorta.
Questo fa sì che lo studioso veronese tenti, nel 1943, una strada diversa, offrendo il suo lavoro alla casa editrice "G. Caribba", di Lanciano in Abruzzo. L'accordo salta, e Callegari, grazie all'aiuto della studentessa Gina Zambon (o Zambron), tenta di nuovo senza successo la carta Pettazzoni. Infine, in una lettera del 1948, si parla di una "penultima" versione in tedesco di Schultze, mentre quella del 1927 è definita "terzultima". [3]
Nel frattempo è già arrivata la traduzione di Recinos - ma Callegari non sembra esserne a conoscenza - e le prime versioni in italiano deriveranno da quella, con buona pace del "nostro".


[1] El libro del consejo (Popol Vuh) (Traducción y notas de Georges Raynaud, J. M. González de Mendoza y Miguel Ángel Asturias),1926; Recinos, Adrián (1947). Popol Vuh: las antiguas historias del Quiché. México: Fondo de Cultura Económica.
[2] Lettera da Callegari a Pettazzoni del  7/51940, Biblioteca Croce di S. Giovanni in Persiceto, rif. 224311
[3] Lettera da Callegari a Pettazzoni del  22/2/1948, Biblioteca Croce di S. Giovanni in Persiceto, rif. 224326

giovedì 13 ottobre 2016

Il carteggio tra Callegari e Pettazzoni

In merito ai rapporti tra Guido Valeriano Callegari e Raffaele Pettazzoni, riteniamo utile annotare la succinta descrizione del materiale documentario presente presso la biblioteca comunale "G.C. Croce" di San Giovanni in Persiceto (Bologna), la cui visione è stata possibile attraverso la cortesia del personale, e segnatamente del professor Gandini e della dottoressa Serrazanetti.
Si tratta di 37 missive, che coprono la parte della vita di Callegari nella quale si era affermato come americanista, e in particolare l'ultima parte della sua vita, sulla quale le informazioni nel Fondo Callegari della biblioteca civica di Verona sono esigue e parziali.
Una parte di questo materiale è stato utilizzato nella pubblicazione recentemente uscita come e-book su lulu.com dal titolo "Il carteggio Callegari-Gorgolini", che potrete trovare ed acquistare tramite il pulsante in alto a destra.
Si tratta, in buona parte, della questione del Centro Italiano Studi Americani (C.I.S.A.), ma vi sono anche discussioni sulla traduzione del libro sacro del Quiché, il Popol Vuh, progetto importante dell'ultima parte della vita di Callegari, di cui si è parlato e si parlerà attraverso questo blog e in eventuali successive pubblicazioni.

01/08/26 Da Callegari a Pettazzoni Lettera Roma Ricevuta
29/03/27 Da Callegari a Pettazzoni Lettera Verona via Campofiore Enciclopedia italiana, sen. Gentile, dott. Almagià
01/06/27 Da Callegari a Pettazzoni Lettera Verona Enciclopedia italiana, sen. Gentile, univ. Cattolica
01/12/33 Da Callegari a Pettazzoni Lettera su carta intestata Univ. Cattolica Milano Mounts, dott Wagner Buenos Aires, Reale Accademia
27/04/35 Da Callegari a Pettazzoni Lettera su carta intestata Univ. Cattolica Milano Ricerca Maya prof. Bloom
22/03/39 Da Callegari a Pettazzoni Lettera Roma S. Paolo alla Regola Reale Accademia, ritiro da concorso per esiguità premio
27/04/39 Da Callegari a Pettazzoni Lettera Roma S. Paolo alla Regola Accettazione premio maggiorato (vedi sopra)
02/05/39 Da Callegari a Pettazzoni Lettera Roma Prima citazione C.I.S.A., studio su Chibcha, sen. Molzon, conte Pellati, uff. Scarola
25/06/39 Da Callegari a Pettazzoni Lettera Verona via San Paolo Pensionamento, trasferimento Coredo, Popol Vuh guatemalteco, Asquini, Fonigli, prof. Marchi, prof. Dainelli
06/07/39 Da Callegari a Pettazzoni Lettera Coredo Congresso americanisti
07/05/40 Da Callegari a Pettazzoni Lettera Verona via San Paolo Studio su Chibcha, Popol Vuh di Villacorta e Rojas
06/04/43 Da Callegari a Pettazzoni Lettera Coredo Popol Vuh di Villacorta e Rojas, editore Caribba
26/04/43 Da Callegari a Pettazzoni Lettera Coredo Materiale quaderno C.I.S.A., Popol Vuh di Villacorta
05/06/43 Da Callegari a Pettazzoni Lettera Coredo Sospensione per guerra
27/06/43 Da Callegari a Pettazzoni Lettera Coredo Popol Vuh, Gorgolini "scomparso"
10/08/43 Da Callegari a Pettazzoni Lettera Coredo Popol Vuh, guerra
21/11/45 Da Callegari a Pettazzoni Lettera Coredo Casa di Verona distrutta, reperti saccheggiati, quadri salvati, Popol Vuh
05/01/46 Da Callegari a Pettazzoni Lettera Coredo Gina Zambron, manoscritto Villacorta
28/01/46 Da Callegari a Pettazzoni Lettera Coredo Pubblicazione manoscritto solo integrale
30/05/46 Da Callegari a Pettazzoni Lettera Coredo Accademia Agiati
19/05/46 Da Callegari a Pettazzoni Cartolina postale Coredo Traduzione tedesca Polop Vuh di Schulze
12/12/46 Da Callegari a Pettazzoni Cartolina postale Coredo Auguri Natale
17/02/47 Da Callegari a Pettazzoni Lettera Coredo Studio donna Maya, edizioni Palatine Torino, edizioni Buenos Aires
14/04/47 Da Callegari a Pettazzoni Lettera Coredo Congresso americanisti Parigi, scritto Mordini
20/06/47 Da Callegari a Pettazzoni Lettera Verona Catalogazione biblioteca
22/02/48 Da Callegari a Pettazzoni Cartolina postale Coredo Impiego alla UTET per Pettazzoni, dottor Deboni
20/12/49 Da Callegari a Pettazzoni Cartolina postale Verona Auguri Natale
30/03/50 Da Callegari a Pettazzoni Cartolina postale Napoli Auguri Pasqua
04/06/50 Da Callegari a Pettazzoni Cartolina illustrata Coredo Congresso americanisti L'Aia
25/08/50 Da Callegari a Pettazzoni Cartolina postale Coredo Nuovo alloggio in Verona
02/06/51 Da Callegari a Pettazzoni Cartolina postale Verona via San Paolo 24 Congresso di Marzo (?)
18/12/51 Da Callegari a Pettazzoni Cartolina postale Verona Cessazione di ogni attività
08/10/52 Da Callegari a Pettazzoni Cartolina postale Coredo Cessione a Pettazzoni opere
29/10/54 Da Callegari a Pettazzoni Cartolina postale Verona via San Paolo 24 Spezione opere negli U.S.A. - Forse postuma
22/04/43 Da Pettazzoni a Callegari Lettera su carta intestata C.I.S.A. Roma via Funari Sollecito invio manoscritto Civiltà Chibcha
18/01/46 Da Pettazzoni a Callegari Lettera dattiloscritta Roma Ricevuto da Gina Zambron Popol Vuh, proposta impiego Istituto Civiltà Primitive, Enclopedia Americana
02/02/46 Da Pettazzoni a Callegari Lettera n.s. Popol Vuh troppo grande per pubblicazione, forse in futuro

mercoledì 7 settembre 2016

Annuncio: ecco il terzo volume

E' pubblicato il terzo volume del progetto di monografie su Guido Valeriano Callegari, sempre sulla nostra pagina Lulu.

Il titolo è:  Il carteggio Callegari-Gorgolini.

Vi copiamo pari pari l'abstract: Viene qui analizzato il caretggio epistolare tra gli storici Callegari e Gorgolini, nel contesto della progettazione di un centro italiano di studi americani, durante il fascicmo negli anni '30. Una storia controversa tra lo "studioso" pioniere delle civiltà americane in Italia (Callegari) e il politico, sindacalista e fascista della prima ora (Gorgolini), ambizioso e spregiudicato, anche oltre la sostituzione di quest'ultimo a capo del centro.

Per informazioni su tutte le nostre pubblicazioni, fate click sul box "Il progetto Callegari" qui a lato.