lunedì 14 aprile 2014

La situazione politico-religiosa del Messico, prima durante e dopo il viaggio di Callegari

Lo studioso veronese visita più volte il Museo Nacional situato in "un'ala dell'immenso Palacio Nacional". È interessato ovviamente dai reperti meravigliosi  appartenenti alle civiltà dei Nahoa e dei Maya disposti nelle dieci sale, ma anche dai "quadri e ricordi storici importantissimi dell'epoca coloniale" e dalla parte "dedicata alle memorie di Hidalgo, Morelos, Matamoros, Guerrero, e degli altri eroi-martiri dell'indipendenza, e di Juarez"; è "il sacrario della storia moderna messicana" osservato "con un senso di riverenza", a cominciare da "l'immagine della Virgen de la Guadalupe, che fu l'orifiamma della riscossa, su la spada di Matamoros", per ricordare "gli oggetti personali di Hidalgo e Guerrero" o "la maschera mortuaria di Juarez" [1]. Callegari guarda a Benito Juàrez come alla guida suprema del Messico verso la democrazia, le riforme, lo Stato moderno e repubblicano, che fonda idealmente nella composizione ideale delle culture storiche del territorio verso i podromi dell'aspirazione alla modernità. Laureato in legge, aderente al partito liberale, si batte a metà del XIX secolo per i diritti delle popolazioni rurali della Valle di Oaxaca, suo luogo di nascita, e nel 1855 come Ministro della Giustizia limita lo strapotere delle autorità ecclesiastiche (atto che culmina nella cacciata dell'Ordine gesuitico, analogamente ai governi costituzionali di matrice laico-liberale dell'Europa della Restaurazione). Forte propugnatore di una Costituzione di matrice liberale (costituisce su di essa un governo provvisorio a Veracruz ispirato a detti principi, a modello della Repubblica Romana mazziniana), cui s'oppongono duramente le forze conservatrici del paese, come la Chiesa e la grande proprietà latifondistica, lo "indio" Juàrez diviene nel 1868 Presidente del paese in eterno dissidio politico dopo l'esperienza della reggenza imperiale di Massimiliano d'Asburgo, frutto del gioco coloniale delle grandi potenze europee, e come primo atto congela il pagamento dei debiti esteri contratti dal regime massimilianeo; lo Stato liberale cancella inoltre la legislazione punitiva nei confronti delle comunità campesine indios, che avevano costretto i nativi alla vendita delle proprietà ai ricchi possidenti, generando ribellioni spesso abbattute nel sangue. Muore per infarto nel 1872, subito esaltato a simbolo nazionale indiscutibile della lotta per la libertà e per l'affrancamanto dalle potenze straniere.

Il monumento a Benito Juarez a Oaxaca
(dal Fondo Callegari)
È una sensibilità storica moderna e legata alle vicende del Messico d'inizio XX secolo quella che pone in stretta relazione indipendenza e liberalismo come filo rosso imprescindibile dell'evoluzione del paese dall'epoca napoleonica, dalla Costituzione di Cadice del 1810 e della crisi del sistema imperiale-coloniale ispanico: la rottura del vincolo con la monarchia spagnola "coloniale", l'affrancamento politico in un regime rappresentativo della sovranità popolare (uno Stato-Nazione dal 1821 con la dittatura del generale Augustìn de Iturbìde), l'ansia immaginaria di modernità ideale e pratica sempre contrastato da una società in buona parte tradizionalista ("controrivoluzionaria") nell'immaginario e nei comportamenti. Il patriziato urbano dirige e controlla le manifestazioni popolari, anche la repubblica degli "indios" si richiama per legittimarsi alla fedeltà al Re cattolico, alla difesa delle leggi e dei costumi, al vincolo reciproco del popolo e della religione. La proclamazione dell'indipendenza dal vincolo coloniale con la Spagna spinge le elitès a definirla in punta di diritto, retoricamente, come riconoscimento degli antichi possessori della terra messicana, gli indios, recupero di una libertà come rivincita dei vinti della Conquista. Una società di paesi, villaggi rurali, città, "puebli" dotati di propri organi di governo, con gradi di autonomia differenti a seconda della "dignità" riconosciuta ad essi, governa la sua grande eterogeneità etnica attraverso la coerenza culturale dela fedeltà al Re come signore naturale dei popoli "legittimi" attraverso il cattolicesimo, tratto distintivo e unificatore. L'affrancamento dai diritti di decima alla Chiesa (secondo uno slancio squisitamente liberale e illuministico) significa anche la compravendita delle terre dei campesinos, dei diritti comuni che regolano i villaggi, la proletarizzazione rurale celere e drammatica di un intero popolo. Ecco la matrice dell'intenso secolare programma di evangelizzazione e apporto di educazione primaria anche nelle zone più impervie e tra i "popoli" del Messico storicamente più gelosi delle proprie tradizioni. Gli eroi-martiri dell'indipendenza coloniale rivendicata ad inizio XIX secolo come Hidalgo spingono alla protesta popolare (facilmente sviluppatasi per la crisi economica e sociale) attraverso appelli tradizionali, l'azione nel nome legittimo del Re o la difesa della religione travolta dagli empi principi della Rivoluzione francese. Miguel Hidalgo y Castilla è sacerdote (di basso clero) come frate Bartolomè de las Casas, che promuove una evangelizzazione pacifica fino a costituire a Guadalajara un governo di "peones", nel nome del rispetto degli indios, come però del Re come suprema autorità. Il generale Josè Maria Morelos (che ne ha seguito l'esempio con gli indios della Sierra madre meridionale) nel 1812 per proclamare l'indipendenza dalla Spagna alza una bandiera celeste e bianca, i colori dell'ultima dinastia azteca, i Montezuma. Vi è disegnata un'aquila sul cactus, iconografia azteca, ma il motto che l'accompagna è in latino, e sul disegno del ponte a tre arcate sono racchiuse le iniziali della vergine Maria. Guerrero, che porta avanti la rivolta nel sudest del paese, proclama definitivamente l'indipendenza del Messico nel 1821 e la sua nuova Costituzione, entrando trionfale a Città del Messico; l'aristocrazia creola ha già soffocato tutti i moti popolari... Al padre dela patria Hidalgo negli anni in cui Callegari visita il Messico si inaugurano monumenti e lapidi, a gara tra le amministrazioni locali.
Vi è da dire anche che Callegari frequenta un paese scosso in quegli anni da contrasti forti e violenti tra Stato e Chiesa cattolica. La Chiesa era considerata dalle autorità politiche del "partito rivoluzionario istituzionale" come centro sovranazionale conservatore, ostacolo quindi alle riforme e ciò aveva sotto la presidenza di Porfirio Diaz nel 1914 leggi antiecclesiastiche. Negli anni '20 si tengono congressi sociali cattolici che organizzano iniziative in campo sociale (a Puebla, a Morella, a Guadalajara, e a Oaxaca, soprattutto la Sociedad de Obreros Católicos de la Sagrada Famiglia y Nuestra Señora de Guadalupe e l'Associación de los Operarios Guadalupanos, appoggiate da riviste come El Operaio guadalupano e Restauración e dall'attività del Partido Catòlico Nacional): ci si interessava dell'istruzione scolastica e dell'analfabetismo dilagante nelle campagne, della situazione dei lavoratori e del reddito familiare basso, dell'aiuto agli anziani bisognosi, della gestione dei luoghi di cura. Si suggeriva di istituire scuole serali per i lavoratori e l'esenzione delle tasse scolastiche per consentire alle famiglie disagiate l'accesso dei propri figli alla scuola. Per far fronte alla disoccupazione o al reddito modesto si prospettava, invece, di istituire cooperative di consumo e piccole proprietà terriere. Si chiedeva infine ai cattolici più ricchi di finanziare una parte delle spese per la gestione dei luoghi di cura.

Lo Stato, impegnato in una lunga e controversa elaborazione di riforma agraria che avrebbe mirato all'abolizione del latifondo anche ecclesiastico e alla formazione di una classe di piccola-media proprietà rurale in funzione della modernizzazione economica del paese, non prendeva in considerazione queste proposte (la tensione con la proprietà ecclesiastica è datata in realtà dalla fine del XIX secolo, al tempo delle riforme liberali di Porfirio Dìaz). Nel 1920 i generali Plutarco Elías Calles, Alvaro Obregón e Adolfo de la Huerta organizzano la "ribellione" di Agua Prieta e depongono il presidente Carranza, ucciso poi durante un tentativo di fuga nel piccolo villaggio di Tlaxcalantongo. Sino alla fine di quell'anno il Paese è retto da una giunta provvisoria guidata da De la Huerta. In seguito Alvaro Obregón prende le redini del Messico assumendo la presidenza.

Siamo all'inizio di una svolta decisa anticlericale quando Callegari visita il Messico. Nel 1924 il Paese passerà sotto la guida del generale Plutarco Elías Calles: il nuovo presidente ordina a tutti i governatori degli Stati federali messicani di emanare decreti volti a far applicare il dettato costituzionale in materia di disciplina religiosa. Molti governatori mettono subito in pratica le raccomandazioni presidenziali. Nello Stato del Tabasco, ad esempio, il governatore Tomás Garrido Canabal promulgherà una legge in cui si richiede per l'esercizio del ministero sacerdotale di una serie di requisiti: essere tabascheno di nascita, avere più di 40 anni, aver studiato in scuole statali, non aver subito procedimenti giudiziari, essere sposato. Nel 1926 un'ordinanza presidenziale punirà con un ammenda e con la prigione chi facesse suonare le campane, chi distribuisse o conservasse santini religiosi, chi indossasse medagliette con figure sacre!
Callegari conosce e prende in considerazione nelle sue analisi culturali e politiche sul pese latinoamericano un mito religioso popolare diffuso e sentito: all'origine dell'identità culturale e nazionale del Messico c'è la Fede, materializzata nell'apparizione della Vergine di Gudadalupe (divenuta poi Patrona del Messico e delle Americhe). All'alba del 9 dicembre del 1531, sulla collina di Tepeyac (presso Città di Messico), una Madonna di pelle scura apparve ad un indio, Juan Diego di Cuauhtlatóhuac, parlando il nuáhatl, il dialetto della regione. Questo evento, soprattutto l'uso di una lingua diversa da quella dei popoli dominatori, ma anche il colore "meticcio" della pelle della Madonna (o il segno sulla tilma, il mantello, della benedizione divina ai popoli del Terzo Mondo, le piume che lo ornano, la cintura viola simbolo per gli aztechi di donna gravida), divennero motivo per credere che Dio stesse dalla parte degli indios. La Madonna era venuta per dar fede al Nuovo Mondo. Gli spagnoli non erano giunti per caso, ma diventavano semplici strumenti della volontà divina.
San Juan Diego di Cuauhtlòuhac (immagine tratta
dal Blog Hagiopedia di Cristina Huete Garcia)

Cuauhtlatóhuac, nato a Cuauhtitlán, piccolo villaggio pochi chilometri a nord di Tenochtitlán nel 1474, è un macehual, un piccolo coltivatore diretto, un uomo modesto nella società azteca complessa e fortemente gerarchizzata. Nel 1524, all'età di cinquant'anni, viene battezzato con il nome di Juan Diego, insieme con la moglie Malintzin, che prende a sua volta il nome di María Lucía. Rimasto vedovo quattro anni più tardi, divide il suo tempo fra il lavoro dei campi e le pratiche della religione cristiana, fra cui l'ascolto della catechesi impartita agli indigeni neoconvertiti dai missionari spagnoli. La Vergine di Guadalupe era venuta anche per rimproverare i metodi d'alcuni dominatori europei, per questo si negò loro e apparve ad un semplice contadino indio. Le apparizioni furono cinque ed ebbero luogo fra il 9 e il 12 dicembre del 1531; Juan non fu creduto, in primis dal vescovo che inviò servitori in incognito a garantire sull'autenticità della confessione. Fu nella quinta apparizione che, con ogni probabilità, la Signora si presentò come La sempre Vergine santa Maria Coatlaxopeuh (la pronuncia in nuáhatl è "quatlasupe"), che foneticamente nella lingua spagnola si avvicina a "Guadalupe". Il significato di Coatlaxopeuh è "Colei che calpesta il serpente". Nella figura impressa sulla tilma di Juan Diego, si vede infatti la Madonna che calpesta un serpente. Gli spagnoli cercarono subito di appropriarsi dell'evento, per questo dedicarono l'apparizione alla Guadalupe dell'Estremadura, una Vergine adorata anche dal conquistatore Hernán Cortés. I due documenti in lingua náhuatl del secolo XVI che ci riferiscono dell'apparizione (l'Inin huey tlamahuizoltzin, "Questa è la gran meraviglia", del 1545, e il Nican mopohua, "Qui si racconta", del 1555) sono attribuiti al sacerdote spagnolo Juan González, interprete del primo vescovo di Città di Messico, e al nobile azteco Antonio Valeriano, allievo del collegio francescano di Santa Cruz di Tlatelolco: "subito sul mantello si disegnò e si manifestò alla vista di tutti l'amata Immagine della perfetta Vergine Santa Maria, Madre di Dio, nella forma e figura in cui la vediamo oggi... così come è conservata nella sua amata casa, nel tempio eretto ai piedi del Tepeyac e che invochiamo con il titolo di Guadalupe". Nel Nican moctepana, "Qui si riferiscono", scritto agli inizi del secolo XVII dal nobile messicano Fernando de Alva Ixtlilxóchitl, discendente dei re di Texcoco e dei signori di Teotihuacán, si narrano i miracoli compiuti su intercessione della Virgen, cui ben presto la cappella votiva aveva lasciato spazio all'edificazione di una cattedrale. In processione la sacra immagine era trasportata su una ricchissima portantina adornata di piume e sormontata da un baldacchino, dietro alla quale venivano il vescovo con tutto il clero, la nobiltà spagnola e azteca e un'incredibile folla di fedeli. Il popolo intonava canti, spagnoli e náhuatl, in onore della Vergine, dirigendosi verso le alture di Tepeyac. Sulle acque del lago, a bordo di canoe, gruppi di danzatori indigeni vestiti da guerrieri esternavano la loro gioia mimando scene di battaglia con archi e frecce. La collina del Tepeyac era stata, in epoca precolombiana, sede di un tempio di Tonantzín, una dea azteca il cui nome significa "nostra venerata madre", tempio distrutto durante la conquista. Dopo le apparizioni della Madonna di Guadalupe e l'edificazione dell'ermita, il luogo è definitivamente consacrato al culto cristiano della Vergine Maria; ma gli indios la chiameranno ancora Tonantzín, prendendo spunto dai Predicatori che chiamano col nome di Tonantzín Nostra Signora, la Madre di Dio. Nel secolo XVII, all'inizio del processo di istituzione del culto presso la Santa Sede, le testimonianze rilevate dall'Uffizio sono di sette indios e un meticcio; la Chiesa guarda con favore alla devozione, nella gran parte degli ordini religiosi, la asseconda, nel 1667 Clemente IX istituisce la festa della Virgen de Guadalupe e sancisce lo sviluppo del culto oltre il livello locale. Nel 1736 la Nuova Spagna è devastata da un'epidemia di matlazahuatl - così gli indios chiamano la febbre tifoidea - che in diciotto mesi provoca più di due milioni di morti. L'arcivescovo di Città di Messico ordina la traslazione dell'immagine dal santuario alla cattedrale, e l'epidemia si attenua secondo la leggenda; nel 1737, quando avviene la solenne proclamazione della Vergine Maria, sotto il titolo di Guadalupe, patrona principale di Città di Messico, cessa. Nel 1887 Papa Leone XIII autorizza l'incoronazione dell'immagine di Guadalupe, celebrata nel 1895, nel corso di una fastosissima cerimonia, dall'arcivescovo di Città di Messico, mons. Próspero María Alarcón y de la Barquera.
L'apparizione ebbe una grande importanza dal punto di vista sincretistico; essa divenne nei secoli alimentata dal culto popolare la più viva rappresentazione dell'identità religiosa della Nazione messicana che stava nascendo dalla fusione di due grandi civiltà, quella spagnola e quella azteca. Tant'è vero che nel 1810, gli slogan "Viva la Vergine di Guadalupe" o "Viva la Morenita" furono gridati dai rivoluzionari messicani della regione di Guanajauto, che, guidati dal parroco di Dolores – don Miguel Hidalgo y Costilla – si opposero ai dominatori europei: Hidalgo proclama la fine delle diseguaglianze etniche, la distribuzione della terra agli indios nativi, l'indipendenza politica dalla Spagna. I dominatori messicani del XIX secolo confermano a più riprese l'istituzione di un Ordine cavalleresco della Guadalupe e della festa popolare religiosa "nazionale" della Virgen, Massimiliano d'Asburgo omaggia l'immagine con la moglie Carlotta. È nel 1917, dopo le traversie della rivoluzione zapatista, la nuova Costituzione anticlericale, che il culto viene a costituire un intralcio alla modernizzazione del paese: nel 1921 una bomba nascosta fra i fiori ai piedi dell'immagine danneggia la basilica, ma lascia intatta la Virgen; l'attentatore scoperto è lasciato inpunito dal presidente municipale, la folla si riversa a calebrare ringraziamenti, dal governo qualcuno insinua nel tragico fatto un complotto cattolico; gli anni del viaggio di Callegari sono il preludio allo scontro tra i campesinos di fede e i soldati del presidente Calles che vuole piegare alla Chiesa ad un concordato fortemente laicista e guarda con sospetto la devozione mariana... Molte immagini della Virgen rimangono nel repertorio iconografico che Callegari ha lasciato alla Biblioteca Civica di Verona [2].

[1] CALLEGARI G. V., La mia escursione...  cit., p. 271; siti consultati: www.gesuiti.it/popoli/anno2003/11/ar031102.htm
www.rbvex.it/ameripag/messico.html
FIC, BCVR, Cartella C1, facciata delPalacio Nacional (nel retro annotato “è stato recentemente costruito”), entrada de Palacio Nacional con la storica campana.
[2] FIC, BCVR, Cartella C1, 15 cartoline postali e 5 stampe del santuario dellaVirgen de Guadalupe, la catedral, el palacio de ceistord; interno,  la facciata della Chiesa, veduta d’essa dal basso, l’altare all’interno della cattedrale, il colonnato della navata, fedeli di spalle in processione, la canonica con “Guadalupana de Hidalgo y pila en que fue bautizado” con ex-voto e santini della Virgen; stampa di una madonna disegnata in un dipinto di fattura contemporanea, attorniata da ex voto in seconda stampa, attorniata di votivi in una terza (Guadalupe? Nel retro “T. C. I. Cart. n. 5009”), El Pocito de la Virgen de Guadalupe (nel retro “T. C. I. Cart. n. 5009”), facciata principale della cappella in stile coloniale, la Villa de Guadalupe, il Cerro (la processione); DANTE GUERRA G., La Madonna di Guadalupe: un caso di "inculturazione" miracolosa, ‘Cristianità’ n. 205-206, 1992; VANNONI G., Sulla "conquista" dell’America del sud, ivi n. 10, 1975; VELASQUEZ FELICIANO P., La aparición de Santa María de Guadalupe, Città di Messico 1981, pp. 146-161, 184-221, 299-312, 352-353; PERFETTI C., Guadalupe. La tilma della Morenita, Messico 1931; DE OLIVEIRA CORREA P., Tribalismo indígena, ideal comuno-misionário para o Brasil no século XXI, San Paolo 1977; CAMARGO R., La Madonna di Guadalupe, ‘Studi Cattolici’, a. XXVI, n. 254-255, aprile-maggio 1982, pp. 262-267; DA SAHAGUN B., Historia general de las cosas de la Nueva España, l. XI, cap. XII (sec. XVII); JUNCO A., El milagro de las rosas, Città di Messico 1969, pp. 14-16; MEYER J., La christiade. L’Église, l’État et le Peuple dans la Révolution Mexicaine (1926-1929), Parigi 1975.

venerdì 14 marzo 2014

L'arrivo a Monte Albàn


Lo scopo principale del viaggio, almeno nelle intenzioni di Callegari, è di elaborare contatti con i massimi studiosi messicani di anrtropologia, etnologia ed archeologia. Il Museo nacional costituisce la massima autorità in materia, anche a livello internazionale: il Direttore "Castillo-Ledòn, conosciuto anche come squisito poeta" è coadiuvato da "Nicolas Leòn, il più grande antropologo", da "Miguel Mendizàbal per l'etnografia aborigena, Ramòn Mena per l'archeologia…"

Ramòn Mena è l'archeologo che determina l'autenticità della disposizione e orientamento della fortezza di Monte Albàn.  
Ed è Nicolas Leòn, l'antropologo già a capo del Dipartimento di Antropologia Fisica del Museo Nacional di cui abbiamo accennato, che lo convince a visitare un manufatto notevole dell'architettura amerinda, di scoperta recente per l'epoca: "non lontano da Mitla a circa 3 Km. un'antica fortezza costruita dagli indiani di oltre 2 Km. con salienti e rientranti e muraglie doppie e porte costruite con tutti i dettami della castramentazione; il Dr. Leòn che ne fece uno studio, sostiene che non era certo inferiore a quelle costruite in Europa nella stessa epoca; sono convinto io pure" [1]. Nel 1932 Alfonso Caso scoprirà nel sito la tomba di un dignitario mixteco ricca di straordinari ornamenti d'oro: è la fortezza di Monte Albàn, un vero e proprio osservatorio astronomico precolombiano, un sito già dell'epoca olmeca (I° millennio a. C.). I lavori di ripristino e restauro del manufatto architettonico proseguono alle prime fase e a rilento, stando anche ad una annotazione manoscritta di qualche anno dopo da parte di Conzatti nel retro di una cartolina postale, presente nel Fondo inedito della Biblioteca Civica. Leòn è il ricercatore che sosterrà negli anni '30 la tesi affascinante della "negritudine" dei primi abitatori americani, ripresa poi da un celebre antropologo equadoregno come J. A. Villacorta, che permetterà di costruire comparazioni e parallelismi con aspetti tecnico e rituali del periodo antico della civiltà Nubiana e di teorizzare la provenienza comune dell'uomo "africano" (del Ghana, del Senegal, del Mali, della parte occidentale dell'Africa Nera) e "americano". Attorno all'800-400 a. C. gli Olmechi hanno lasciato tracce del proprio culto del "giaguaro" nelle steli litiche funerarie e nelle necropoli sotterranee, che lascieranno notevoli influenze nelle successive dominazioni mixteche e zapoteche. Monte Albàn è la fortezza che domina la Valle di Oaxaca e si consolida durante la prima definizione di strutture permanenti per il culto pubblico edificate dalla civiltà zapoteca  attorno al 600 a. C. (ci restano glifi di calendario): una grande piazza, coperta di edifici lungo tutta l'area, un enorme muro difensivo lungo le direttrici Nord ed Est. Nel 300 a. C. è abitato da circa 5.000 persone; nel 200 d. C. la piattaforma settentrionale è allargata, il sito è fondamentale nel sistema di relazioni pacifiche dell'area centrale dell'altopiano, ci restano urne funerarie, dipinti murali e ceramiche di quel periodo.

[1] CALLEGARI G. V., La mia escursione… cit., p. 285; BCVR, FIC, Cartella 4:18 post card, 21 fotografie delle rovine archeologiche di Montealban (o Monte Alban),  Ruinas de Montealban, Oaxaca,  vedute generali, particolari di stele, stele e trabeazioni di tombe entro cortile (anche fotografie di stele entro un museo e in esterno); entrate di tombe ipogee nella foresta, sulla prima nel retro "Oaxaca, 7/1/35 Dottor carissimo… i lavori di Montealban progrediscono discretamente, ma non però con la prontezza che sarebbe a desiderare, stante la mancanza di quattrini, unica merce capace di muover tutto in questa misera valle di Cortés. Adesso è pressappoco un anno che i lavori lassù si sono interrotti… Anche al Cerro Tuorer, ai piedi del quale si trova addossata la città di Oaxaca, si pensa di costruire uno spazio di teatro aperto il cui bozzetto fu presentato pochi giorni fa da un nostro compatriota, il caro Francesco D'Amico"… è una cartolina di Conzatti; Montealban, Dios Tigre en su tempio;  tombe di Cuilapan, una di interno, Mixtec, Xoxocotlan iscrizioni Zapotek; particolari interni, Mounds;  campesinos e sovrintendenti tra i resti archeologici ipogei, muri, brecce di Cuilapan (a 10 kilometri da Oaxaca City, vicino ad un convento domenicano); su una  "zapotek"; su altra "The Cave of the Toad, Xoxocotlan"; in altra ancora "Hacienta Blanca" su una "Etla"; siti funebri ipogei di Jalpam, Oaxaca; Tomba Atatlan, Stato di Puebla (Oaxaca);  statuette umane o fittili animali in terracotta zapoteke civilisation, State of Oaxaca, Mexico; Teotitlan, Tlacolula (una valle a 32 kilometri dalla città di Oaxaca), fotografie di stele e bassorilievi delle scalinate del tempio; Teotitlan, Tlacolula Jaguar,  stele e bassorilievi delle scalinate del tempio, particolari e soggettive delle decorazioni murarie; stele istoriata con decorazioni fittili e riproduzioni d'animali sacri, Dios Tigre Montealban; sito consigliato: http://www.metmuseum.org/toah/hd/alban/hd_alban.htm .
Panorama di Monte Albàn


Tombe di Cullapan

Dios Tigres, bassorilievo su tempio

lunedì 24 febbraio 2014

Cassiano Conzatti

Dopo i giorni dell'ambientamento e della presentazione all'ambiente politico e accademico della capitale, il viaggio si pone sempre più come un'occasione per i contatti accademici e culturali più capillari ed estesi, alternati alle esplorazioni archeologiche.

Alfonso Luis Herrera (immagine
cortesemente fornita dal dr.Julio Llorente
dell'Università Americana del Messico)
Fruttuosa è la visita al Museo de Historia Natural: "frequentai più volte il laboratorio e il Museo di Scienze Naturali diretto dal Dr. Alfonso Herrera che mi onorò della sua amicizia e molto da lui appresi anche in escursioni sulla flora e fauna del paese"; lo scienziato "ha fondato un grandioso giardino zoologico e un parco botanico ove, 4 secoli or sono, a Chapultepéc, esistevano i meravigliosi giardini di re Montezuma... al dire degli storici indigeni e spagnoli che li videro non essere inferiori a quelli leggendari di Semiramide!" (2). Alfonso Luis Herrera prosegue la tradizione del padre, che appartiene al ristretto novero di scienziati che ad inizio del XX secolo hanno rifondato la botanica messicana grazie alle numerose esplorazioni nel Sud-est del paese e alla fondazione e gestione di riviste specializzate come "La Naturaleza". Dopo aver diretto la Commissione di Parassitologia agraria nel 1907, fonda alla luce dei frequenti contatti con l'ambiente accademico internazionale il Museo di Storia Naturale del Mexico e conduce la Direcciòn de Estudios Biologicos a dipendere amministrativamente dalla Secretarìa de Agricultura y Formento, come le più prestigiose istituzioni accademiche messicane. È proprio nel 1922 che i suoi sforzi si concentrano nel giardino botanico del bosco di Chapultepec, nella disposizione di una ricchissima collezione botanica, e chiama allora i migliori scienziati del paese a collaborare... tra cui Cassiano Conzatti (nel 1919 "Jefe de Seccion" e nel 1922 Explorador Naturista per lo stato di Oaxaca), un trentino emigrato in Messico e che ha fatto fortuna come scienziato naturalista, un incontro tra i più rilevanti nel viaggio di Callegari. 

Cassiano (Bartolomotti?) Conzatti
(Civezzano, TN , 13/8/1862 -
Oaxaca,  2/3/1951)
conosciuto in Messico anche come
Gabriel Canseco Conzatti
(foto tratta da Wikipedia inglese)
Le storie di Conzatti e di Callegari si intersecano in occasione del viaggio del professore veronese e restano intracciate per molti anni (moriranno entrambi, all'inizio degli anni Cinquanta, Conzatti nel 1951, Callegari nel 1954). Giunto in Messico nel 1881 all'età di 19 anni per sfuggire dal servizio militare sotto l'odiato austriaco (assieme alla madre, alla morte del padre e in ristrettezze economiche, approfittando dei viaggi organizzati dalla Compagnia di navigazione Rovatti & C. che cerca su accordo col governo messicano lavoratori europei per fondare nuove colonie), nel tempo libero Conzatti ha sviluppato da autodidatta una conoscenza ricca e sistematica delle piante della valle di Oaxaca dove risiede (memore dei trascorsi al ginnasio di Rovereto e all'inclinazione spiccata per lo studio delle scienze naturali) e nel 1909 vi fonda un giardino botanico. Si è distinto prima nell'insegnamento dell'antropologia e della pedagogia nelle Scuole normali modello di Orizaba e di Jalapa. Il Presidente Porfirio Diaz è un oaxaquegno e aiuto lo sviluppo della Scuola Normale dello stato della Valle di Oaxaca che viene abbellita e retaurata durante la presidenza di Conzatti. Il naturalista trentino si da per alcuni anni ad un intensa attività educativa, fondando riviste pedagogiche e arruolando maestri, nel contesto della "questione sociale" dell'educazione popolare; libertà, tolleranza anche religiosa, culto della ricerca scientifica contraddistinguono i felici anni di Oaxaca, per cui nel 1917 diviene consigliere comunale nel "libero consiglio" della città. Nel frattempo collabora con vari erbaristi e inizia un ricco e completo erbario personale, mentre inizia a pubblicare "Flora sinòptica mexicana" nel 1895 e "Los géneros vegetales mexicanos" nel 1903. È inteso ad elaborare una monumentale tassonomia della flora messicana che vedrà la luce solo nel 1946. Entra dopo la rivoluzione e la riforma universitaria del 1910 tra i cattadratici della scuola nazionale come "profesores en ciencas naturales", accanto al nucleo di nuovi e giovani botanici che con Herrera stanno moltiplicando le esplorazioni naturalistiche nella Valle del Mexico e i contatti con le istituzioni straniere per condividere risultati e sprovincializzare l'ambiente locale (Carlos Reiche, Guillermo Gàndara autore di "Plantas útiles mexicanas" (1917), "Sistema dilemático para clasificar las familias de las plantas fanerógamas mexicanas" (1917), Maximino Martìnez). Nel 1919 Herrera lo nomina "esplorador naturista" della valle di Oaxaca e diviene socio della Sociedad de Historia natural. Nel 1922 è ispettore scolastico per la Segreteria federale della Istruzione pubblica. Al ritono dal Messico Callegari si terrà in contatto con Conzatti, lo proporrà come socio all'Accademia degli Agiati di Rovereto, nel fondo dell'istituzione vi è una lettera di risposta del Conzatti del 23 Luglio 1924 alla corripondenza del Callegari del 16 Giugno, in cui da esito delle infruttuose ricerche su un testo riguardo le antiche leggende messicane del Quintero ma invia peraltro uno studio statistico sullo stato di Oaxaca, cui accompagna un piccolo volume del Conzatti stesso sulle propeità naturalistiche dello stato e alcune cartoline postali di Oaxaca e Monte Alban, che ritroviamo tra i materiali iconografici del Fondo Callegari presso la Biblioteca Civica di Verona. Conzatti poi si racconta succintamente: "nacqui l'anno 1862, all'età di 19 anni, per non fare il servizio militare sotto l'Austria che detestava, me ne son scappato via e son venuto al Messico ove mi trovo dal 1881... rimasi fino al 91 nello stato di Veracruz ove dopo aver ottenuto il diploma di professore, fui vicedirettore alla Scuola Normale di Jalapa e più tardi della Scuola Cantonale di Orizaba... nel luglio dello stesso anno venni alla scuola normale di Oaxaca come direttore, impiego che conservai fino al 1910... creai l'Orto Botanico e la Stazione sperimentale di agricoltura sotto gli auspici del Ministro dell'Agricoltura e Formento... esso fu distrutto e abbandonato in cinque anni dalla rivoluzione che ancora non finisce, e allora fui nominato naturalista esploratore dello stato dalla Direzione degli studi biologici... fino al 1922 che fui rimosso (sigh!) a rappresentante la Secretarìa de Educacion Publica in questo stato e adesso ho il carattere d'Ispettore Scolastico Federale... ho pubblicato "Flora simplica mexicana"... "monografia del Arbol del Tule"... "Carta biologica de l'estado de Oaxaca"... "Nueva flora mexicana"... "Las plantas alimentares utilizadas en mexico"... "Las regiones geografico-botanicas del'estado"... ho una voglia matta di visitare l'Italia superiore e specialmente il Trentino... purtroppo dovrò rassegnarmi a non vederla più perchè sono stato rovinato dalla Rivoluzione... le mie condizioni economiche non mi consentono tale lusso... dacchè sono al Messico non ho mai parlato l'italiano per mancanza d'opportunità... la benedico dal fondo del cuore"... Forse s"intravvede un rapporto non idilliaco con le complesse vicende "rivoluzionarie" messicane, Conzatti è soggetto dal 1910 a frequenti periodi di malattia che lo distolgono dall'insegnamento, definitivamente dal 1928, quando di dedicherà completamente agli amati studi naturalistici, a lungo resterà la corripondenza epistolare rada ma costnte con l'amico Callegari... Oggi il giardino botanico sulla flora autoctona dello stato di Oaxaca è Jardìn Conzatti, inaugurato nel 1950 (3).

La lettera di Conzatti conservata
al Museo Civico di Rovereto
(1) = CALLEGARI G. V., La mia escursione archeologica al Messico, "Atti e memorie dell'Accademia di agricoltura, scienze e letttere di Verona", s. IV, vol. XXV, 1923, pp. 274-275; BCVR, FIC, Cartella C1, Istituto Geologico, facciata principale; BCVR, FIC, Cartella C1, facciata de la Biblioteca Nacional, Escuela de Mineria.
17 = CALLEGARI G. V., La mia escursione... cit., p. 275; BCVR, FIC, Cartella C1, facciata del Museo Nacional de Historia Natural (vetrine e sale interne di detto museo).
18 = CALLEGARI G. V.,  - Un italiano, onore della patria lontana - Carlo Conzatti, "Le vie d'Italia e dell'America Latina" XII 1924, pp.2; Callegari proporrà il naturalista trentino all'Accademia degli Agiati di Rovereto come socio estero, ACCADEMIA DEGLI AGIATI ROVERETO, Archivio, fondo Registro dei soci, Corrispondenze, sc. 115 702.2, Cartolina postale di Callegari al Segretario dell'Accademia, 30/01/1929 da Verona, "scrivo in questi giorni al prof. Conzatti a Oaxaca, la prego di dirmi cosa ha deciso l'Assemblea dei soci residenti circa la sua eventuale nomina, già proposta, a socio"; A. Lancellotti, Il viaggio d'uno scienziato italiano in Messico. Conversazione con l'americanista G. V. Callegari, "Corriere d'Italia" 17/6/1924, "Conzatti medico e biologo si è trasferito e stabilito da 40 anni in Messico"; L. Fiumi, Italiani nel mondo. Intervista con G. V. Callegari, , "L'Arena" 21/3/1928, "Conzatti ingegnere trentino"; BCVR, FIC, Cartella C4, cartolina postale di Monte Alban, Oaxaca, nel retro di scrittura del Conzatti "Oaxaca, 7/1/35 Dottor carissimo... i lavori di Montealban progrediscono discretamente... stante la mancanza di quattrini, unica merce capace di muover tutto in questa misera valle di Cortés. Adesso è pressappoco un anno che i lavori lassù si sono interrotti... si pensa di costruire uno spazio di teatro aperto il cui bozzetto fu presentato pochi giorni fa da un nostro compatriota, il caro Francesco D'Amico"... la scrittura del testo "Flora faxonemica messicana" lo impegna allo strenuo delle forze e gli impedisce il tempo libero; "Popolo d'Italia" 19/6/1928, s.a., Gli italiani nel mondo. Due scienziati nel Messico (si parla di Callegari e Conzatti); Archivio dell'Accademia degli Agiati di Rovereto, fondo Corrispondenza dell'Accademia e dei soci, fascicoli personali, sc. 128   754.8, lettera di C. Conzatti a G. V. Callegari, 23.07.1924; PASSERINI A., Conzatti da sacco, eroe messicano, "Alto Adige" 17/04/2001; Cassiano Conzatti. Il biologo e pedagogo trentino, a cura di Renzo Tommasi, Museo Civico di Rovereto, XCV, Rovereto 2004, pp.148;

venerdì 14 febbraio 2014

San Juan Teotihuacan

Agli inizi del XX secolo Leopoldo Batres, ufficiale dell'esercito messicano, amico di Porfirio Diaz e appassionato d'archeologia, diviene Ispettore dei Monumenti Archeologici e, dopo averne iniziato lo studio nel 1884, dirige la prima grande campagnia di scavi nell'area attorno al 1905 per farne un grande monumento nazionale a calebrazione del primo centenario dell'indipendenza dalla Spagna nel 1910 (in verità già sotto la reggenza imperiale di Massimiliano d'Asburgo a metà Ottocento sono iniziati gli scavi attorno alle piramidi di Teotihuacan, fotografate da Charney nel 1880). Batres dimostra limitate conoscenze e competenze: si erge per puro abbellimento una terrazza supplementare sulla Piramide del Sole (il cui restauro verrà  poi ultimato nel 1926), prima inesistente! Teotihuacan, in lingua nahuatl, significa "città degli dei": una zona di templi-piramidi (nel 1913 risalta il restauro del Tempio Maggiore sulla base degli studi di Manuel Gamio) costituenti il centro religioso ed edifici residenziali (assieme ai più tardi palazzi d'uso civile, come il Quetzalpapàlotl e il Palazzo dei Giaguari) che ospitarono circa 100.000 abitanti attorno al 650 d. C.; un impianto urbanistico rigorosamente geometrico, per cui nel Viale dei morti da Nord a Sud si svolgevano le cerimonie lungo due chilometri e ai due estremi erano la Piramide della Luna e il recinto con la Piramide di Quetzalcoatl, il serpente piumato, mentre la Piramide del Sole, la più grande, stava in centro. Decaduta dopo il VIII secolo, forse per la pressione dei popoli nomadi o per contrasti interni, la città è identificata con l'epopea azteca, quando quel popolo vi si insediò già in epoca di decadenza, terminale di un lungo e in parte ancora sconosciuto processo di migrazioni di popoli nahuatl quando gli Aztechi subentrarono per assimilazione culturale ai popoli precedentamente stanziati. Gli studi su Teotihuacan iniziano negli anni Venti a delineare l'area culturale mesoamericana dai deserti messicani all'Honduras come una Koinè culturale e non politica, che prende spunto dalla diffusione della civiltà Olmeca e si caratterizza con elementi come la costruzione di piramidi, l'uso del calendario e della scrittura geroglifica, l'adozione del gioco della pelota, la supremazia di una casta sacerdotale che ispira stati teocratici, la presenza centrale delle divinità del serpente piumato (Quetzalcoatl) e del dio della pioggia (Tlaloc), il diffuso commercio di lusso di conchiglie, corallo, piume e ossidiana, la pietra più ricercata. Il Viale dei morti segue la traiettoria dell'anno solare (Miccaotli): un criterio di tipo cosmico-astronomico orienta l'area per consentire ai sacerdoti di calcolare con precisione i cicli del calendario. Callegari frequenta Teotihuacan sulla base degli studi dell'archeologo che l'ha più influenzato, dai tempi dei primi testi a stampa del decennio precedente, Eduard Seler, Direttore dell'Istituto Archeologico del Messico dal 1910 e membro della Società Italiana di Antropologia ed Etnologia di Firenze, e di Javier Pañafiel, indagatore d'inizio secolo sulla civilizzazione nahuatl e sull'etimologia amerinda.

Tollan, Teotihuacan antica, è la città mitica tolteca in cui si è originato il culto di Quetzalcoatl, e la civiltà tolteca è stata la matrice della cultura azteca, quando i "messicani" giunti nella valle dell'Anahuac e intorno al lago Texcoco hanno assorbito e fatto proprio quel repertorio di miti e cultura (Toltecayotl, in lingua nahuatl è un sinonimo di cultura), adottandone il pantheon (Tlaloc/Huitzilpochtli, la dualità acqua-fuoco). Callegari ci lascia nel repertorio iconografico e fotografico del fondo inedito della Biblioteca Civica alcune immagini degli scavi nell'area denominata "bagni di Netzahualcoyotl". Questo ‘tlatoani' di Texcoco fu, come molti guerrieri nei momenti di pace, poeta,e conosciamo attraverso questi scritti in nahuatl (già rilevati nel 1582 da Juan Batista de Pomar, che iniziò a trascrivere i caratteri nahuatl in latino) forse più aspetti di vita reale rispetto ai testi ‘ufficiali' aztechi: "Zan te te yenelliaca zan tlahuacoin ipal nemoani In cuix nelli ciox amo nelli? Quen in conitohuain ma oc on nentlamatiin toyollo.... zan no monenequiin ipal nemoani! Ma oc on nentlamatiin toyollo" , è il breve poema del re contenuto nella raccolta "Lament on the Fall of Tenochtitlan", che in inglese è stato tradotto in epoca più recente rispetto ai tempi di Callegari, "Is it you, are you real? Some had talked nonsense. Oh, you, by whom everything lives, is it real?, Is it not real? This is how they say it. Do not have anguish in our hearts! I will make disdainful, oh, you, by whom everything lives, do not have anguish in our hearths!– Netzahualcoyotl, lord of Texcoco". 

Veduta della "Ciudadela" di Sna Juan Teotihuacan
(dal Fondo Callegari della Biblioteca Civica di Verona)

La testa del serpente piumato scolpito sulla Piramide del Quetzalcoatl
(dal Fondo Callegari della Biblioteca Civica di Verona)

lunedì 13 gennaio 2014

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Salve a tutti.

In quest'ultimo periodo abbiamo intrapreso un massiccio lavoro di catalogazione del nostro archivio.
Purtroppo la sorte non è stata dalla nostra parte; abbiamo avuto problemi, malanni di stagione, guasti informatici, insomma un po' di tutto.
Per questo motivo non ci facciamo sentire, con nuovi post, da tempo.

Ora ci siamo rimessi in carreggiata, e vi preghiamo di pazientare ancora qualche giorno: sono in arrivo molte novità, speriamo interessanti.

A presto

venerdì 13 dicembre 2013

L'inizio del viaggio di Callegari



Hiller Giglioli
Il Duca di Loubat
Nel 1923 Guido Valeriano Callegari, appassionato cultore dell'arte antica mesoamericana, compie un lungo e articolato viaggio in Messico, nato come possibilità di escursione archeologica nei luoghi da lui descritti in precedenti pubblicazioni, ma che lo avvicinano tout court alla cultura e alla società messicana. Nella relazione scritta all'Accademia di agricoltura, scienze e lettere si definisce "appassionato studioso d'antichità precolombiane, studi che purtroppo nel nostro Paese non hanno trovato ancora nessuno o quasi, intelligente e laborioso cultore". Nelle note critiche ricorda gli studi pubblicati dalla poderosa monografia sull'antico Messico pubblicata a Rovereto nel 1908 a seguito della partecipazione al Congresso americanistico internazionale di Vienna come rappresentante italiano assieme al delegato ufficiale, il professor Hiller Giglioli [1], alle frequenti conferenze sull'arte antica messicana che lo hanno portato a Firenze, Padova, Bologna, Trento e Milano, al premio nel 1916 dell'Académie des Inscriptions et Belles Lettres di Parigi a nome della Foundation de M. le Duc de Loubat per il complesso dei suoi lavori americanistici. La spedizione in Messico nasce comunque quasi come un caso fortuito, un beneficio del destino: "la mia offerta di rappresentare anche a mie spese il mio Paese al successivo Congresso int. degli Americanisti a Messico nel 1910 non erano stati accolti dal Ministero... avevo quasi perduto la fiducia che un giorno mi si potesse offrire l'occasione di vedere e studiare in loco ciò che avevo studiato nei principali musei d'Italia e dell'Estero, tanto più che non potevo fare alcun assegnamento su aiuti da parte del nostro Governo"; ecco però subentrare "la magnifica generosità del Governo della Repubblica del Messico, dietro proposta del suo Console generale a Genova, Ing. Arturo Pani, a cui debbo tutta la mia gratitudine" per "realizzare il sogno più caro della mia giovinezza, concedendomi larghi mezzi per compiervi un lungo viaggio d'istruzione. Il mio soggiorno doveva durare tre mesi, ne' quali mi proposi di visitare le rovine delle città e de' santuari dei Nahoa e dei Maya, le principali tribù raccogliere materiale di studio, libri, carte geografiche, fotografie e suppellettile archeologica per il Museo Naz. d'antropologia di Firenze farmi un'idea positiva degli istituti d'istruzione scientifica superiore conoscere molti dotti messicani e stranieri con cui ero in relazione da anni tessere possibilmente rapporti intellettuali tra i due paesi"[2].

Cuba, racolta della canna da Zucchero
(dal Fondo Callegari della Bibliopteca
Civica di Verona)
Callegari parte per Parigi nel Gennaio 1923 per incontrarsi coi colleghi della Société des Américanistes e salpa il 21 da Saint-Nazaire a bordo del "Flandre",  piroscafo della Société Transatlantique, con cui, dopo aver fatto scalo nei porti spagnoli di Santandér e de la Coruña, in due settimane di viaggio, raggiunge il 6 Febbraio il porto cubano de L'Avana, che descrive "caldissima, grande, rumorosa". Abitata da una "pittoresca, variopinta popolazione di mulatti, negri, bianchi e gialli" è "luogo di divertimento e di gozzoviglia per i ricchi nordamericani, costretti in patria al regime secco  (il protezionismo e il divieto di vendita di alcolici, nda). Clima ardente, flora lussureggiante, enorme folla, migliaia di automobili, teatri, casini, caffè-concerto (…) L'Avana lascia un gradito ricordo a chi la visita anche per poche ore (…) una delle più strane e caratteristiche città ove l'elemento anglosassone, per quanto come sempre invadente, stenta a sovrapporsi all'elemento negro-ispano-americano, che forma la grandissima maggioranza della popolazione". Memore della sua più antica passione intellettuale, l'astronomia, Callegari ha modo di visitare il nuovo "Osservatorio astronomico, piccolo, dotato di ottimi strumenti e di diligenti e zelanti osservatori" che hanno fatto la loro pratica negli Stati Uniti; d'altronde la "posizione geografica, il. cielo costantemente azzurro" permette di effettuare fruttuose ricerche, ancor più nel campo "metereologico e climatico; legato con la telegrafia e telefonia all'Osservatorio di Tacubaya nel Messico" [3]. E finalmente raggiunge la costa messicana.
Foto del 1900 che ritrae la dogana marittima di Veracruz
con i due magazzini ancora in costruzione
(immagine tratta da Wikipedia Commons)
Giunge a Veracruz, una città di 40000 abitanti abitata da "meticci, indiani, mulatti", in cui i bianchi non sono numerosi, "costruita a graticola con case di un sol piano, ricorda le case spagnole del Golfo di Biscaglia"; lì fu "ove Cortès toccò terra" e quindi "ha un grande passato storico che si compendia nelle fosche vicende della lugubre fortezza-prigione di San Juan de Ulùa". Nel fondo inedito della Biblioteca Civica vi sono numerose cartoline postali e fotografie che ritraggono la stazione marittima e il palazzo del governo dalle facciate monumentali, la "Antigua Veracruz" del porto con le piccole case, il molo e le capanne sotto le frasche delle palme, e la passeggiata turistica della stazione balneare internazionale con la folla al passeggio, il forte san Juan che s'affaccia e domina il porto come il faro Benito Juarez, i grandi parchi pubblici e le "avenida" ovvero le grandi strade carrabili di scorrimento lungo il mare, ma anche le fotografie di aspetti più particolari, come la festa di carnevale e la grande sfilata di carri, e il pescatore Miguel Abascal che nel porto ha pescato una grande pesce di tre metri e sessanta centimetri, il "Tiburon", forse uno squalo, e lo mostra soddisfatto alla fotocamera [4].

[1] Su Giglioli e il Congresso Americanistico di Vienna, vedi bollettino in "Archivio per l’antropologia e l’etnologia", v. XXXVIII, fasc. 3, 1908; Enrico Hillyer Giglioli nasce a Londra il 13 giugno 1845, figlio di Vincenzo, medico e antropologo, mazziniano di fede politica; vince una borsa di studio nel 1861 per la Royal School of Mines a Londra, conosce Charles Darwin, e studia scienze naturali con Lyell, Owen, Huxley. Tornato in Italia nel 1864, si laurea in Scienze Naturali all'Università di Pisa (dove il padre ha la cattedra di Antropologia), e frequenta Filippo De Filippi, direttore del Museo Zoologico di Torino e primo sostenitore in Italia delle teorie darwiniane sull'evoluzione; lo segue in un viaggio di circumnavigazione del mondo, 1868, il primo di una corvetta italiana, la "Magenta", per motivi scientifici e naturalistici. Collaboratore di Adolfo Targioni Tozzetti, ornitologo, costituisce la Collezione centrale dei Vertebrati italiani presso il Museo Zoologico La Specola, di cui è anche direttore; lavora fra l’Università di Torino e l’Istituto reale di studi superiori di Firenze. Per il Ministero dell’agricoltura realizza dal 1880 il catalogo dell’avifauna italiana. Raccoglie però anche una ricca collezione di oggetti etnografici del Nord America, che dal 1876 costituiscono la base del Museo preistorico Pigorini di Roma, unitamente al materiale iconografico sui nativi americani, e agli oggetti e rilevazioni naturalistiche compiuti nella Terra del Fuoco durente il viaggio della "Magenta". La partecpazione al Congresso americanistico viennese costituisce un riconoscimento all’anziano etnografo e direttore di importanti musei scientifici italiani, morirà l’anno successivo; GIGLIOLI E. H. , Intorno a due rari cimeli precolombiani molto probabilmente de Santo Domingo, conservati nel Museo Etnografico di Firenze, "Atti del XVI Congresso Internazionale degli Americanisti", Vienna 1910.
[2] CALLEGARI G. V., La mia escursione archeologica al Messico, "Atti e memorie dell’Accademia di agricoltura, scienze e letttere di Verona", s. IV, vol. XXV, 1923, pp. 267-268; Joseph-Florimond de Loubat (1837-1921) è un ricco mecenate e bibliofilo, che nel 1912 ha contribuito a catalogare il corpus della collezione iscrizioni greche della Académie des Inscriptions et Belles Lettres di Parigi, soprattutto per quanto è importante alla nostra storia ha sovvenzionato le ricerche in Messico e Yucatan del grande archeologo Eduard Seler e ha comperato manoscritti e codici antichi messicani o testi a stampa storici del Messico per numerose biblioteche mondiali, comprese alcune italiane (ad. es. universitaria di Padova con la mediazione di Callegari, Vaticana, Nazionale d’antropologia di Firenze...).
[3] CALLEGARI G. V., La mia escursione...  cit., pp. 268-269.
[4] CALLEGARI G. V., La mia escursione...  cit., p. 269; FONDO INEDITO CALLEGARI, Biblioteca Civica di Verona, Cartella C5 (catalogo provvisorio), 24 documenti iconografici su Veracruz.

venerdì 6 dicembre 2013

Santiago de Querétaro

Querétaro, secondo la tradizione, fu fondata il 25 Luglio 1531 da Hernán Pérez Bocanegra y Córdoba e Otomí Indian Conín, capo Jilotepec. Pérez ebbe una visione di una croce e del volto di San Giacomo (Santiago), al quale dedicò la città.
Il nome fu cambiato dal Duca di Albuquerque nel 1656 in "leale e nobile città di Santiago di Querétaro confermato ufficilamente da re Filippo V di Spagna nel 1712.
Il 13 Settembre 1810, Epigmenio González vi diede vita ad uno sfortunato tentativo di ribellione contro l'impero; fu uno dei primi atti della rivoluzione messicana.
Nel 1847 gli Stati Uniti d'America la fecero capitale, dopo l'invasione del Messico. Un anno dopo a Querétaro fu firmato il trattato di Guadalupe Hidalgo, che sanciva la spartizione del territorio dell'alto Messico.
Nel 1867 la città fu l'ultima roccaforte di resistenza dell'Impero Asburgico. Il 19 Giugno qui furono fucilati Massimiliano e due suoi generali, Mejia e Miramòn.
Il 5 Febbraio 1917 Querétaro fu proclamata capitale, e il presidente Venustiano Carranza presentò qui la Costituzione.

(Notizie tratte da Aime Gomez, Diario Official)

Il convento dei Cappuccini dove fu portato Massimiliano

Il muro nel ljuogo dove avvenne la fucilazione

La prigione dove fu tenuto Massimiliano, in realtà un'ala del convento

Veduta di Querétaro